Rapporto annuale XXIII – Settembre 2024 – INPS

Segnalazione da UO Studi e analisi compatibilità

Il XXIII Rapporto annuale dell’INPS tratteggia un quadro in cui l’Istituto svolge da un lato un ruolo cruciale nella protezione sociale e nel sostegno al lavoro e dall’altro si trova ad affrontare sfide significative legate alla demografia, alle disuguaglianze generazionali e all’occupazione. Partendo dal presupposto che l’INPS supporta i cittadini attraverso tutte le diverse fasi della vita, dall’infanzia alla pensione, il Rapporto esamina i principali aspetti della previdenza sociale e del mercato del lavoro nel nostro Paese. I punti principali includono:

  • Occupazione Giovanile: l’INPS ha incentivato l’assunzione di giovani tramite programmi come Esonero Giovani e Apprendistato, con 378 mila giovani che hanno beneficiato di rapporti agevolati nel 2023., Rimangono tuttavia criticità come il basso accesso alla formazione universitaria e alla creazione di famiglie stabili.
  • Decontribuzione e Redditi: nonostante il recupero occupazionale post-pandemia, l’aumento dei redditi non ha compensato completamente la perdita di potere d’acquisto dovuta all’inflazione. Il 79% dei lavoratori ha beneficiato della riduzione dell’aliquota IVS, con un incremento medio mensile di circa 100 euro.
  • Politiche Assistenziali: INPS ha erogato varie misure di sostegno al reddito come la NASpI (2,7 milioni di beneficiari nel 2023) e l’Assegno di Inclusione, introdotto di recente per contrastare povertà ed esclusione sociale.
  • Pensioni e Sostenibilità: il rapporto tra pensionati e contribuenti è in deterioramento a causa dell’invecchiamento demografico. Il numero di pensionati è rimasto stabile intorno ai 16 milioni, ma la spesa pensionistica ha raggiunto i 347 miliardi di euro.
  • Innovazione e Digitalizzazione: INPS ha adottato nuove tecnologie per migliorare i servizi, tra cui l’intelligenza artificiale e piattaforme digitali per l’inclusione lavorativa.

In un contesto internazionale la spesa previdenziale nel nostro Paese nel 2021 ha raggiunto il 16,3% del PIL – un livello superiore alla media europea del 12,9%. Questo dato dipende da due fattori principali: l’età effettiva di accesso alla pensione di vecchiaia, che in Italia rimane relativamente bassa, a causa dell’esistenza di numerosi canali di uscita anticipata dal mercato del lavoro; e le pensioni italiane sono mediamente generose, con un tasso di sostituzione rispetto all’ultima retribuzione percepita prima del pensionamento che è tra i più alti nell’UE, superando la media europea di quasi 15 punti percentuali.

Allegati

Pagina aggiornata il 14/01/2025

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