OECD Skills Strategy Diagnostic Report Italy 2017

Segnalazione da UO Studi e analisi compatibilità

Il Report realizzato dall’OCSE sulla ‘National Skills Strategy’ analizza i processi di sviluppo delle competenze in Italia, strettamente connessi con il buon funzionamento del mercato del lavoro e la crescita del Paese. Il lavoro mette in luce come, nonostante il miglioramento dei tassi di occupazione, la produttività, permanga a livelli non soddisfacenti, anche a causa di un grado di competenze relativamente basso, di una debole domanda di competenze avanzate e di un uso limitato delle competenze disponibili. Il Rapporto, che ha carattere diagnostico, fornisce utili indicazioni per valorizzare il capitale umano migliorandone e valorizzandone le competenze, un’azione che il governo ritiene essere prioritaria per venire incontro ai ritmi dell’innovazione e cogliere appieno le opportunità di crescita in un mondo interconnesso e digitale. Il rapporto sottolinea come l’Italia sia oggi incagliata in un “equilibrio di basse competenze” in cui la scarsa offerta di competenze è accompagnata da una scarsa domanda di competenze da parte delle imprese. Le piccole aziende, spesso a conduzione familiare, rappresentano oltre l’85% delle imprese e circa il 70% dell’occupazione. Spesso, tuttavia, i manager di molte aziende a conduzione familiare non hanno le competenze necessarie per adottare e gestire tecnologie nuove e complesse. In Italia, le remunerazioni dei lavoratori sono spesso più legate alla durata del contratto che ai risultati. Questo non incoraggia i lavoratori a utilizzare a pieno le loro competenze al lavoro e a investire nell’apprendimento di nuove competenze. Il divario tra domanda e offerta di competenze è molto elevato e diffuso. Circa il 6% dei lavoratori ha competenze inferiori a quelle richieste dal lavoro che svolgono il 21% ha qualifiche inferiori a quelle normalmente richieste. Allo stesso tempo, però, una percentuale non trascurabile della forza lavoro ha competenze superiori a quelle necessarie per svolgere le mansioni richieste (11.7%) o è sovraqualificato (18%). Inoltre, circa il 35% dei lavoratori svolgono la loro attività in settori che non corrispondono ai loro studi. Circa un giovane italiano su quattro (tra i 15 e i 29 anni) non lavora, non studia né partecipa a un percorso di formazione (i cosiddetti NEET), la seconda proporzione più alta dell’OCSE. Sono necessari maggiori interventi per migliorare la qualità dell’insegnamento e colmare il divario dei risultati formativi tra le regioni, sottolinea il rapporto. L’azione volta ad aumentare l’accesso all’istruzione terziaria è fondamentale, soprattutto per gli studenti delle famiglie più disagiate: in Italia, la percentuale di giovani di età compresa tra i 25 e i 34 anni con un livello di istruzione universitario è solo del 20%, a fronte di una media OCSE del 30%. Per incoraggiare un numero maggiore di adulti a rafforzare le loro competenze, è anche necessario aumentare la disponibilità di programmi di apprendimento a distanza e part-time, e favorire un migliore accesso ai servizi per l’infanzia per permettere di coniugare impegni familiari e lavorativi. Sarebbe inoltre opportuno introdurre dei sussidi per la formazione degli adulti con un basso livello di qualifica. Il rapporto raccomanda inoltre di:

Proseguire gli sforzi volti a creare un sistema di certificazione delle competenze più chiaro e trasparente e istituire un sistema nazionale di riconoscimento delle competenze acquisite sul posto di lavoro o nella vita.

Migliorare le politiche pubbliche, intervenendo in particolare sulle politiche abitative e adottando nuove misure in materia di indennità di trasferimento, favorire la flessibilità al lavoro e fornire maggiore sostegno alle famiglie, al fine di promuovere la mobilità regionale.

Incoraggiare le aziende a investire in una formazione continua di alta qualità mirata allo sviluppo delle competenze richieste dal mercato del lavoro e premiare i lavoratori che partecipano a percorsi di istruzione e di formazione, promuovendo altresì l’accesso a una formazione di qualità per i lavoratori meno qualificati.

Poiché la responsabilità delle politiche sulle competenze è condivisa tra diversi ministeri, livelli di governo e parti interessate, è importante armonizzare i sistemi di informazione per la valutazione e le previsioni della domanda di competenze, al fine di consentire ai responsabili politici di comprendere e rispondere meglio alla nuova domanda di competenze.

Pagina aggiornata il 19/12/2024

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