Segnalazione da Direzione Contrattazione 1
Diversi segnali indicano che le prospettive globali iniziano a schiarirsi, anche se la crescita rimane modesta. Gli effetti dell’irrigidimento delle condizioni monetarie continuano a farsi sentire, in particolare nei mercati immobiliari e del credito, ma l’attività economica si sta dimostrando relativamente resiliente, l’inflazione sta calando più rapidamente di quanto inizialmente previsto e la fiducia del settore privato si sta rafforzando. Gli squilibri tra la domanda e l’offerta sui mercati del lavoro si stanno riducendo, visto che il tasso di disoccupazione si è attestato a livelli pari o prossimi ai minimi storici, i redditi reali hanno cominciato a crescere grazie alla graduale diminuzione dell’inflazione e la crescita degli scambi commerciali è tornata positiva. Tuttavia, gli andamenti continuano a divergere da un Paese all’altro, con risultati più modesti in Europa e in gran parte dei Paesi a basso reddito, compensati da una forte crescita negli Stati Uniti e in molte grandi economie emergenti. Secondo le proiezioni dell’OSCE a livello internazionale, nel 2024 la crescita del PIL si attesterà al 3,1%, valore invariato rispetto al 2023, per poi salire al 3,2% nel 2025, spinta dalla ripresa della crescita del reddito reale e dall’avvio della riduzione dei tassi di interesse. Il mix complessivo delle politiche macroeconomiche dovrebbe tuttavia rimanere restrittivo nella maggior parte delle economie, accompagnato da un calo solo graduale dei tassi di interesse reali e da un moderato risanamento dei conti pubblici nella maggior parte dei Paesi nel prossimo biennio. Per quanto riguarda l’Italia, invece, il PIL dovrebbe registrare un aumento pari allo 0,7% nel 2024 e all’1,2% nel 2025. L’elevata inflazione degli ultimi due anni ha eroso i redditi reali, le condizioni finanziarie continuano a essere rigide e la maggior parte del sostegno fiscale straordinario connesso alle crisi del COVID-19 e a quella energetica è stata revocata, gravando sui consumi privati e sugli investimenti. La prevista crescita dei salari reali e l’attesa ripresa degli investimenti pubblici connessi ai fondi di Next Generation EU compenseranno solo in parte questi andamenti sfavorevoli. Il principale rischio al ribasso è rappresentato dal ridimensionamento del Superbonus, ossia il credito d’imposta per l’edilizia, che potrebbe innescare una contrazione maggiore del previsto degli investimenti nel settore abitativo. In un’ottica rialzista, una considerevole ripresa degli investimenti pubblici legati al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza potrebbe, invece, stimolare la crescita. La rapida attuazione delle riforme strutturali in corso nei settori della concorrenza, della giustizia civile e della pubblica amministrazione e l’aumento degli investimenti pubblici legati al PNRR saranno cruciali per sostenere l’attività nel breve termine e per stimolare la crescita potenziale nel medio termine.
Pagina aggiornata il 16/12/2024