Segnalazione da U.O. Studi e analisi compatibilità
Eugenio Gaiotti, Capo del Dipartimento Economia e statistica della Banca d’Italia, ha tenuto l’audizione preliminare all’esame del DEF 2019 davanti alle Commissioni riunite 5ª del Senato della Repubblica e V della Camera dei Deputati soffermandosi principalmente sul quadro macroeconomico e sulle stime e i programmi per i conti pubblici per quest’anno e per i successivi tre. Nella relazione il Capo Dipartimento rileva come lo scenario macroeconomico presentato nel DEF tiene conto in modo realistico della congiuntura ed è complessivamente condivisibile. Il quadro programmatico del Documento conferma sostanzialmente la legislazione vigente, che include l’attivazione delle clausole di salvaguardia. Il Governo esprime comunque l’intenzione di definire misure alternative di copertura, delle quali non sono definiti i dettagli. Gli obiettivi del Governo di sostenere la crescita e ridurre il peso del debito, garantendo nel contempo l’inclusione sociale, sono condivisibili: l’azione di riequilibrio sui conti pubblici è inscindibile da una politica economica volta a creare le condizioni per una crescita duratura. Gli investimenti pubblici, in calo da molti anni, sono essenziali per innalzare la crescita; la loro efficacia dipende dalla capacità di impegnare con efficienza le risorse che si renderanno disponibili. Stimoli alla crescita si possono ottenere con una ricomposizione del bilancio pubblico a parità di saldo, concentrando le risorse sui programmi che meglio possono sostenere l’attività economica e riducendo la tassazione sui fattori della produzione (in particolare sul lavoro). Il raggiungimento degli obiettivi richiederà l’individuazione di coperture di notevole entità, avviare con un percorso di riforma del sistema tributario una graduale riduzione della pressione fiscale, rafforzare gli incentivi all’investimento e all’innovazione: queste misure, se non compensate da razionalizzazioni di altri programmi di spesa e da effettivi risultati nel contrasto all’evasione, condurrebbero ad aumenti del disavanzo non compatibili con l’avvio di un credibile percorso di riduzione duratura del peso del debito.
Pagina aggiornata il 03/01/2025