Segnalazione da UO Studi e analisi compatibilità
Il Vice Direttore Generale della Banca d’Italia, Luigi Federico Signorini, nell’audizione preliminare all’esame del Documento di economia e finanza 2018 davanti alle Commissioni congiunte speciali, prendendo in esame gli andamenti a legislazione vigente come delineate dal DEF ha ricordato come per ridurre davvero il debito pubblico occorre mantenere un avanzo primario di bilancio di dimensioni adeguate per un periodo sufficientemente lungo e, dalle previsioni del DEF l’avanzo primario raggiungerebbe il 3,7 per cento nel 2021. Questo risultato sconta una dinamica contenuta della spesa primaria e gli aumenti dell’IVA previsti dallo scattare delle clausole di salvaguardia. Se invece si vuole evitare, o contenere, l’aumento dell’IVA e si è ugualmente determinati a imboccare la strada di una riduzione del debito visibile e significativa, bisognerà ricercare fonti alternative di aumento di entrata (consolidamento del contrasto all’evasione fiscale) o riduzione di spesa (processo di monitoraggio e revisione sistematica della spesa). Il rapporto tra debito e prodotto si riduce anche agendo sul denominatore, cioè stimolando la crescita (risorse aggiuntive per investimenti pubblici). Ogni politica che consegua un aumento non transitorio del tasso di crescita aiuta a ridurre, in prospettiva, l’incidenza del debito sul PIL. Se si vuole perseguire una ricomposizione del bilancio che privilegi la crescita sembra preferibile, a parità di entrate, contenere la pressione diretta sul reddito derivante dall’impiego dei fattori produttivi (lavoro e capitale); dal lato delle spese, continuare nel contenimento delle erogazioni primarie correnti, cercando spazi per rilanciare gli investimenti pubblici.
Pagina aggiornata il 03/01/2025