Analisi retrospettiva dell’accuratezza delle previsioni di finanza pubblica nei documenti programmatici: anni 2015-2022 – Focus n. 3/2023 – UPB

Segnalazione da UO Studi e analisi compatibilità

L’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha pubblicato un’analisi retrospettiva pluriennale delle previsioni di finanza pubblica predisposte dal Ministero dell’Economia e delle finanze per il periodo 2015-2022, suddiviso in due fasi: il quinquennio 2015-19 e il successivo triennio 2020-22. Nell’analisi, per ciascun anno t compreso nell’intervallo 2015-2022, l’UPB ha considerato quattro momenti di stima, rispettivamente in corrispondenza: del Documento di Economia e Finanza (DEF) e della Nota Tecnica Illustrativa allegata alla legge di bilancio (NTI) dell’anno precedente (DEF t-1 e NTI t-1) e del DEF e della NTI relativi allo stesso anno (DEF t e NTI t). La valutazione degli errori di previsione è stata condotta rispetto ai dati di consuntivo rilasciati dall’Istat al tempo t+1, in occasione della Notifica di aprile inviata a Eurostat. Nel periodo 2015-19, i risultati relativi all’indebitamento netto sono sostanzialmente in linea con gli obiettivi fissati nei documenti programmatici disposti a ridosso della presentazione delle leggi di bilancio (NTI t-1), mentre si rileva uno scostamento maggiore nel DEF t-1. Quest’ultimo scostamento non nasceva tanto da un errore di previsione, ma era dovuto in particolare alla presenza – in sede di programmazione – delle clausole di salvaguardia sulle imposte indirette (di aumento dell’IVA e delle accise sugli olii minerali) sterilizzate in larga parte in deficit nelle previsioni per lo stesso anno nei documenti di programmazione successivi, anche grazie alla flessibilità richiesta e accordata in sede europea. A esclusione del DEF t-1, l’errore medio delle previsioni del MEF sui principali saldi di finanza pubblica nel periodo 2015-2019 è molto simile a quello delle previsioni della Commissione europea. Per quanto riguarda il triennio 2020-22, appare evidente che l’eccezionalità della crisi economica legata alla pandemia e di quella energetica connessa alla guerra in Ucraina abbia determinato una minore affidabilità delle previsioni sia del MEF che della Commissione europea. Nel triennio 2020-22, caratterizzato dalle crisi pandemica ed energetica, dopo le iniziali sottostime del deficit del 20 20, peraltro corrette in corso d’anno, si sono verificate sovrastime nel 2021. Una sottostima particolarmente significativa si è registrata nel 2022, a causa di iniziali, contenute, stime degli effetti dei bonus edilizi e di una contabilizzazione diversa da quella poi richiesta dagli istituti statistici (Istat ed Eurostat) a consuntivo. Nel 2021, in particolare, non sono stati pienamente colti gli andamenti favorevoli delle entrate, specie dell’imposta sostitutiva sulla rivalutazione dei beni aziendali, che è risultata più conveniente del previsto per i contribuenti, e dell’IVA, che è cresciuta più delle attese probabilmente favorita sia dalla riduzione della quota di spesa per servizi – indotta dalla pandemia e caratterizzata da aliquote più basse e da maggiore evasione – sia dalla crescita nell’utilizzo di mezzi elettronici di pagamento.

Pagina aggiornata il 31/01/2025

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