Segnalazione da UO Studi e analisi compatibilità
Nel 2025 la BCE è riuscita a riportare l’inflazione al 2%, dopo il forte aumento causato da pandemia e guerra in Ucraina. Per contrastarla, tra il 2022 e il 2023 aveva alzato i tassi di interesse in modo record, ma dal 2024 ha iniziato a ridurli, visto il calo dell’inflazione. Nel 2025 è emerso però un nuovo rischio: i dazi imposti dagli Stati Uniti, che potevano rallentare la crescita e rendere più incerta l’inflazione. Tuttavia, l’impatto è stato limitato grazie all’euro più forte e alla mancanza di forti ritorsioni europee. La BCE ha quindi continuato a tagliare i tassi, portandoli al 2%, seguendo un approccio prudente basato sui dati. L’economia dell’area euro ha dimostrato resistenza, trainata soprattutto dalla domanda interna e dagli investimenti, in particolare in tecnologia e difesa. La crescita ha raggiunto l’1,4%, sopra le attese. Con inflazione stabile, la BCE ha poi mantenuto i tassi invariati e aggiornato la propria strategia, confermando l’obiettivo del 2% e una risposta flessibile agli shock. Infine, nel 2025 la BCE ha: lavorato per semplificare le regole bancarie; migliorato i sistemi di pagamento (pagamenti istantanei in forte crescita); proseguito il progetto dell’euro digitale; avviato il rinnovamento delle banconote.
Pagina aggiornata il 25/05/2026