Global Gender Gap Report 2025 – WORLD ECONOMIC FORUM

Segnalazione da Direzione Contrattazione 1

Il Global Gender Gap Report 2025 rileva che, a livello globale, è stato colmato il 68,8% del divario di genere, con un miglioramento di 0,3 punti percentuali rispetto al 2024. Sebbene ci siano stati progressi, nessuna economia ha ancora raggiunto la parità completa. L’Islanda continua a guidare l’indice per il sedicesimo anno consecutivo, avendo colmato oltre il 90% del proprio divario di genere. In generale, solo le prime dieci economie in classifica hanno superato l’80% del divario, la maggior parte delle quali sono europee. L’indice misura la parità di genere in quattro ambiti: salute, istruzione, partecipazione economica e potere politico. I risultati mostrano che i divari nella salute (96,2%) e nell’istruzione (95,1%) sono stati quasi colmati, mentre quelli nell’economia (61,0%) e soprattutto nella politica (22,9%) rimangono ancora ampi. L’emancipazione politica, pur avendo registrato progressi rispetto al 2006 (+9 punti percentuali), richiederà ancora 162 anni per raggiungere la parità di genere, mentre per la piena uguaglianza economica si stima ne occorreranno 135. L’Italia nel 2025 si colloca nell’85ᵃ posizione su 148 Paesi nel Global Gender Gap Index. Nonostante un lieve miglioramento (due posizioni guadagnate rispetto al 2024) il Paese resta lontano dagli standard dell’Europa occidentale. Tuttavia, sul versante dell’istruzione, l’Italia si qualifica tra le migliori. Infatti, le donne risultano più istruite degli uomini e collocano il nostro Paese al 51° posto a livello mondiale. Analogamente, anche l’indice di salute e aspettativa di vita è elevato (89° posizione). Al contrario, la partecipazione economica è il punto più critico: l’Italia ottiene solo 0,599 in questo ambito, occupando la 117ᵃ posizione. Inoltre, le donne coprono il 28,8% delle posizioni apicali, pur rappresentando il 41,2% della forza lavoro. In aggiunta, c’è una diffusione massiccia del lavoro part-time involontario con circa 49–64% delle donne che lavorano con contratti flessibili. Infine, nell’empowerment politico, l’Italia totalizza 0,255, collocandosi al 65° posto. Infatti, nelle istituzioni nazionali le donne rappresentano circa il 35% in Parlamento, e solo il 36,1% nei ministeri. Il quadro che emerge è, quindi, quello di un Paese che eccelle nel formare capitale umano femminile, con accesso all’istruzione e alla salute pressoché pari a quello maschile, ma che non riesce a tradurre questi risultati in occupazione, carriera e leadership politica. Le donne in Italia sono sottorappresentate ai vertici, soffrono elevato part-time involontario e troppi abbandoni dovuti alla maternità e alla mancanza di servizi di cura.

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Pagina aggiornata il 17/07/2025

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