Segnalazione da Direzione Contrattazione 1
Il rapporto pubblicato da Eurofound ed intitolato “Tackling labour shortages in EU Member States” affronta il tema della carenza di manodopera negli Stati membri dell’Unione Europea. Negli anni che hanno preceduto la pandemia di COVID-19 la questione della carenza di manodopera ha acquisito sempre più rilevanza in ambito europeo in quanto tale problema ha comportato notevoli difficoltà in diversi settori dell’economia europea in termini di capacità produttive e competitività. Sebbene complessivamente l’impatto della pandemia abbia aumentato il tasso di disoccupazione nella maggior parte dei settori produttivi, in alcuni settori, al contrario, si è manifestato un forte bisogno di manodopera (caso emblematico il settore sanitario). Al di là degli squilibri prodotti dalla pandemia, di base è stato riscontrato un forte squilibrio tra domanda ed offerta di lavoro in alcuni specifici settori. Infatti, in un contesto di sempre maggiore digitalizzazione e di forte transizione verso una green economy è emerso con chiara evidenza come alcuni settori maggiormente interessati da questi profondi cambiamenti, si siano rivelati sprovvisti sia di manodopera, sia di specifiche professioni o adeguate competenze in materie tecnologiche, dell’informazione e della comunicazione, mostrando una mancata corrispondenza tra domanda ed offerta basate su specifiche competenze e professionalità. Nell’Unione Europea tra il 2013 e il 2019 la domanda di manodopera è complessivamente aumentata e le carenze più significative si sono registrate in Repubblica Ceca, seguita da Belgio, Paesi Bassi e Austria, mentre in Grecia, Portogallo, Polonia e Slovacchia sono emerse solo carenze limitate. Per quanto riguarda l’analisi dei settori, invece, tra quelli più colpiti emergono quelli dell’industria, dei servizi e dell’edilizia. In questi tre settori la pandemia ha ulteriormente aggravato la redditività di tali lavorazioni e la mancanza di un adeguata manodopera, combinato all’effetto della pandemia, ha avuto come conseguenza una diminuzione di produttività rispettivamente di 9, 13 e 9 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’effetto più eclatante della pandemia di COVID-19, però, si è registrato di sicuro nel settore sanitario dove nell’ultimo anno e mezzo si è molto acuita la già notevole carenza di manodopera del personale sanitario, infermieristico e ausiliario. Nel 2020 le occupazioni con le carenze più critiche nella maggior parte degli Stati membri sono state quelle degli infermieri e degli altri operatori sanitari, seguite dai professionisti delle TIC, dalle professioni specialistiche, dai tecnici e dai conducenti di camion e autocarri pesanti. Saranno necessari sforzi specifici per affrontare l’insufficienza di forza lavoro soprattutto nei settori in cui la pandemia ha peggiorato le lacune già esistenti nell’offerta di manodopera. Nella ripresa post pandemia, l’enfasi sulla transizione digitale e su quella climatica darà sicuramente origine a nuove carenze, oltre a esacerbare quelle esistenti e sarà, quindi, essenziale farle diventare prioritarie nell’ambito delle strategie di ripresa e resilienza sia a livello europeo, che nazionale.
Pagina aggiornata il 20/12/2024