Segnalazione da UO Studi e analisi compatibilità
L’OCSE ha pubblicato il rapporto “Pensions at a Glance 2015” che analizza i sistemi previdenziali nei vari Stati. Nel nostro Paese, la spesa previdenziale nel 2013 è stata pari al 15,7% del Pil, quasi il doppio di quella degli altri Paesi (8,4%). L’organizzazione parigina evidenzia che le riforme hanno sì migliorato la sostenibilità finanziaria del sistema, grazie all’aumento dell’età pensionabile e alla perequazione tra donne e uomini, ma l’invecchiamento della popolazione continuerà a esercitare pressione sul finanziamento. E ancora, le riforme del sistema previdenziale negli ultimi dieci anni hanno fatto salire del 15% il tasso di occupazione tra i 55 e i 64 anni, passato dal 31 al 46%, ma il dato resta di gran lunga ancora inferiore a quello della media Ocse (57% nel 2014). L’età media effettiva di uscita dal mercato del lavoro rimane sostanzialmente al di sotto della normale età pensionabile in molti Paesi. Con un’aliquota del 33%, l’Italia è il Paese con il più alto peso dei contributi pensionistici sul lavoro dipendente dell’intera area Ocse. Per questo nel rapporto l’Ocse suggerisce all’Italia ulteriori sforzi. Indubbiamente, la riforma del lavoro attuata in Italia con il Jobs Act potrà dal canto suo “migliorare la stabilità delle carriere” e le prospettive di pensione dei lavoratori più vulnerabili; ma attenzione, invece, al “provvedimento recente che permette di ottenere una parte del TFR maturato come stipendio può contribuire a sostenere i consumi nel breve termine, ma può contribuire sia all’impoverimento dei pensionati nel lungo termine che a un ulteriore indebolimento delle pensioni private. Lo stesso effetto può derivare dall’aumento delle tasse sui fondi pensione da 11,5 a 20%”.
Pagina aggiornata il 20/12/2024