Bollettino economico n. 4/2024

Segnalazione da UO Studi e analisi compatibilità

Dopo un miglioramento in primavera, emergono segnali di rallentamento dell’economia mondiale, soprattutto a causa della debolezza della manifattura. Negli Stati Uniti l’attività rimane robusta, mentre in Cina la domanda interna continua a risentire della crisi del settore immobiliare. Secondo le stime di settembre dell’OCSE l’incremento del PIL globale si collocherà poco sopra al 3 per cento nel 2024 e nel 2025, in linea con il dato dell’anno scorso. Sarebbe proseguita nei mesi estivi la sostanziale stagnazione del PIL dell’area dell’euro: il ciclo manifatturiero è rimasto debole, mentre si è protratta l’espansione dei servizi. A settembre l’inflazione ha continuato a diminuire, anche nella componente di fondo. Secondo le proiezioni di settembre degli esperti della BCE, l’inflazione al consumo diminuirà progressivamente, dal 2,5% nella media dell’anno in corso al 2,2% nel 2025 e all’1,9% nel 2026. Sulla base delle valutazioni di Banca d’Italia la crescita nel nostro Paese in estate è stata moderata; una nuova espansione dei servizi si è associata alla persistente debolezza della manifattura. La domanda aggregata ha beneficiato soprattutto dell’andamento dei consumi, sostenuti dalla ripresa del reddito disponibile, a fronte di un contributo negativo delle vendite estere. Emergono alcuni segnali di indebolimento della domanda di lavoro: i posti vacanti si sono ridotti e le ore lavorate sono diminuite nel secondo trimestre. La partecipazione è scesa lievemente in estate, contribuendo alla flessione del tasso di disoccupazione. I recenti rinnovi contrattuali stanno favorendo un graduale recupero dei salari reali. Dopo l’aumento di luglio, l’inflazione è tornata a scendere, riflettendo l’ulteriore calo delle quotazioni dell’energia. Anche la componente di fondo è diminuita, nonostante la dinamica dei prezzi rimanga relativamente elevata nei servizi. Il 27 settembre il Governo ha approvato il Piano strutturale di bilancio di medio termine che prefigura per gli anni 2025-29 un obiettivo di spesa netta in linea con la traiettoria proposta dalla Commissione. Il disavanzo programmatico scenderebbe sotto al 3% del PIL nel 2026. Il rapporto tra il debito pubblico e il prodotto continuerebbe ad aumentare fino al 2026, al 137,8%, per poi diminuire in media di un punto percentuale all’anno fino al termine del percorso di consolidamento. Le proiezioni confermano per il 2024 le valutazioni formulate in precedenza di una crescita del PIL dello 0,6% (0,8 escludendo la correzione per le giornate lavorative) e prefigurano un’accelerazione nel biennio successivo, in cui il prodotto si espanderebbe cumulativamente di oltre il 2%. L’inflazione al consumo si manterrà bassa, pari all’1,1% nel 2024 e all’1,6% sia nel 2025 sia nel 2026.

Pagina aggiornata il 23/12/2024

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