05/06/2019

Sezione Lavoro Ordinanza n. 11949 del 7/5/2019 Pubblico impiego – dirigente ministeriale - dimissioni – azione disciplinare iniziata successivamente alle dimissioni ed alla assunzione presso altra pubblica amministrazione – licenziamento disciplinare – r

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Segnalazione da U.O. Monitoraggio contratti e legale

La Corte respinge il ricorso di un dirigente ministeriale che contestava la legittimità del procedimento disciplinare avviato dall’amministrazione dopo le sue dimissioni. Il procedimento disciplinare trovava la sua ragione nel fatto che il dirigente aveva svolto alcuni incarichi retribuiti senza averne avuto l’autorizzazione. Il ricorrente, che dopo le dimissioni era stato assunto da un’altra pubblica amministrazione, sosteneva l’illegittimità dell’operato del primo datore di lavoro, anche in forza dell’art. 55 comma 8 del d.lgs. 165/2001, che riteneva applicabile alla sua situazione. I giudici, nel respingere il ricorso, si rifanno, innanzi tutto, al principio di diritto contenuto nella sentenza rescindente che vincola il giudice del rinvio e che stabilisce: “l'art. 55 bis, comma 9, del d.lgs n.165 del 2001 prevede che nelle ipotesi di sospensione cautelare dal servizio e di infrazione disciplinare di natura e gravità tale da giustificare il licenziamento, l'azione disciplinare nei confronti del dipendente dimessosi debba essere iniziata e/o proseguita, nel rispetto dei termini di cui allo stesso art. 55 bis, non rilevando che le dimissioni siano intervenute in epoca antecedente all'avvio del procedimento”. Ed inoltre, proseguono gli Ermellini: “il perdurante interesse della P.A. datrice di lavoro all'accertamento della responsabilità disciplinare, pure nei casi di cessazione del rapporto di lavoro, è stato riconosciuto al precipuo fine di assicurare il rispetto dei principi di legalità, di buon andamento e di imparzialità dell'amministrazione che, per volontà del legislatore costituzionale, devono sempre caratterizzare l'azione della pubblica amministrazione”. Infondata è anche la richiesta di applicazione dell’art. 55 comma 8 del d.lgs. n. 165/2001: “il motivo è infondato nella parte in cui il ricorrente invoca l'art. 55 c. 8 del d. Igs. n. 165 del 2001 per sostenere che il procedimento disciplinare avrebbe dovuto essere iniziato e proseguito dalla Amministrazione alle cui dipendenze esso ricorrente era passato all'esito della cessazione del rapporto con il Ministero per effetto delle sue dimissioni; l'instaurazione di un nuovo e distinto rapporto di lavoro con una Amministrazione diversa da quella titolare del rapporto di lavoro cessato all'esito delle dimissioni, fattispecie realizzatasi incontestatamente nel caso in esame, non configura, infatti, l'ipotesi del trasferimento di cui all'art. 55 c. 8 del d. Igs n. 165 del 2001 che dispone che "in caso di trasferimento del dipendente, a qualunque titolo, in un'altra amministrazione pubblica, il procedimento disciplinare è avviato o concluso o la sanzione è applicata presso quest'ultima". La sentenza, che ricorda poi altri importanti principi di diritto, richiama anche l’obbligo di esclusiva che grava sul dirigente pubblico, e che deriva dall’art. 53 comma 1 del d.lgs. 165/2001 e dalle disposizioni contenute nel CNL Comparto dirigenza ministeri del 12/2/2010, art. 9, ritenendo pertanto proporzionata la sanzione espulsiva comminata al ricorrente.

 
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