12/10/2016

Sentenza n. 18507 del 21/9/2016 Licenziamento disciplinare – Simulazione stato di malattia – Giusta causa di licenziamento

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Segnalazione da U.O. Monitoraggio contratti e legale

La società datrice di lavoro aveva comminato la sanzione disciplinare del licenziamento per giusta causa al dipendente che durante l’assenza per malattia era stato scoperto, dalla agenzia investigativa assunta dalla società, ad eseguire lavori sul tetto della propria abitazione, attività che richiedeva un impegno fisico non compatibile con le affezioni denunciate dal lavoratore e che avevano determinato la sua lunga assenza per malattia. La legittimità del licenziamento era stata confermata anche dal giudice di merito e dalla Corte territoriale. Il dipendente ha quindi presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Gli Ermellini, nel rigettare il ricorso ricordano in primis che è consentito al datore di lavoro di procedere, al di fuori delle verifiche sanitarie, ad ulteriori accertamenti aventi ad oggetto comportamenti extra lavorativi, che possono assumere rilievo sotto il profilo del corretto adempimento delle obbligazioni derivanti dal rapporto di lavoro. In relazione poi alla lamentata mancanza di sproporzionalità tra il fatto e la sanzione, i giudici ricordano il costante orientamento della Corte in base al quale: “lo svolgimento di altra attività lavorativa da parte del dipendente assente per malattia può giustificare il recesso del datore di lavoro in relazione alla violazione dei doveri generali di correttezza e buona fede e degli specifici obblighi contrattuali di diligenze e fedeltà, oltre che nell’ipotesi in cui tale attività esterna sia di per sé sufficiente a far presumere l’inesistenza della malattia, dimostrando quindi una fraudolenta simulazione, anche nel caso in cui la medesima attività, valutata con giudizio ex ante, in relazione alla natura della patologia e delle mansioni svolte, possa pregiudicare o ritardare la guarigione e il rientro in servizio, con conseguente irrilevanza della tempestiva ripresa del lavoro alla scadenza del periodo di malattia”. Principi che si ritiene, siano applicabili anche al lavoratore pubblico.

 
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