04/03/2019

Nota sulla congiuntura – febbraio 2019 - UPB

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Segnalazione da U.O. Studi e analisi compatibilità

Nella Nota l’Ufficio Parlamentare di Bilancio fornisce le proprie proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana, nel 2019-2020. Secondo la Nota il brusco stop registrato dall’economia italiana nella seconda metà del 2018 è destinato a lasciare una pesante eredità sulla crescita di quest’anno; per una ripresa bisognerà attendere la seconda metà del 2019, anno nel quale la variazione del PIL non andrà comunque oltre lo 0,4 per cento. Nel corso del 2018 l’economia italiana ha registrato una fase di rallentamento ciclico, più intensa rispetto a quella dell’area dell’euro e della stessa Germania, che pure ha subito una significativa battuta d’arresto. Nel complesso, il PIL sarebbe aumentato lo scorso anno dello 0,8 per cento, ossia dell’1,0 per cento senza tenere conto degli effetti di calendario. Il trascinamento statistico sulla dinamica del PIL per il 2019 è negativo, per due decimi di punto percentuale. Rispetto alla previsione di base, la Nota considera due scenari alternativi. Il primo incorpora l’attivazione della clausola sull’IVA e le accise per l’anno prossimo, prevista dalla legge di bilancio per il 2019. L’incremento delle imposte indirette produrrebbe un impulso addizionale di un punto percentuale sul deflatore dei consumi delle famiglie, con conseguente perdita di potere d’acquisto. La spesa per consumi privati nel 2020 risulterebbe inferiore per circa mezzo punto percentuale; la crescita del PIL si attesterebbe allo 0,6 per cento (0,2 punti percentuali in meno rispetto alla simulazione di base). Il secondo scenario prevede uno stimolo addizionale sulla spesa privata in beni capitali, per realizzare il quale occorrerebbe che venissero meno i principali fattori al momento frenanti, ossia il deterioramento delle aspettative degli imprenditori, le tensioni sui titoli del debito sovrano e il rischio di un inasprimento delle condizioni credito. Un impulso aggiuntivo alla spesa in accumulazione da parte del settore privato pari a mezzo punto percentuale di PIL ex ante nel biennio 2019-20 (circa 9 miliardi di euro) eviterebbe la decelerazione degli investimenti quest’anno e favorirebbe l’accelerazione nel prossimo. L’effetto macroeconomico è stimato in una maggiore crescita del PIL pari a 0,4 punti percentuali nella media del biennio 2019-20. L’impatto sull’inflazione al consumo sarebbe sostanzialmente trascurabile.

 
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