04/10/2018

Focus tematico n. 10 - “Il contributo dei sottosettori delle Amministrazioni pubbliche al contenimento della spesa” - UPB

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Segnalazione da UO Studi e analisi compatibilità

Il Focus tematico n. 10 analizza in che modo la spesa primaria delle amministrazioni pubbliche – ovvero quella al netto degli interessi – ha contribuito, a partire dal 2010, al consolidamento della finanza pubblica, con il coinvolgimento di tutti i settori dell’amministrazione. Il Focus mostra come l’apporto al contenimento delle Amministrazioni centrali e delle Amministrazioni locali ha solo parzialmente compensato la crescita della spesa degli Enti previdenziali, influenzata principalmente dalle dinamiche demografiche e da alcune misure adottate nel periodo. Ciò è avvenuto in particolare con una riduzione della spesa di investimento. Nell’andamento della spesa nominale, nel corso del periodo 2001-2016, sono individuabili due fasi: una prima di crescita ininterrotta fino al 2009 (più 4% medio annuo) e una di sostanziale stabilizzazione (più 0,5%) negli anni successivi. Tutti i settori dell’Amministrazione pubblica hanno condiviso l’impegno a frenare la spesa: tra il 2009 e il 2016, le uscite primarie delle Amministrazioni centrali e delle Amministrazioni locali, risultano inferiori, rispettivamente, di circa il 3 e il 10 per cento, mentre quelle degli Enti di previdenza sono cresciute, ma a ritmi decisamente più contenuti rispetto al decennio precedente (+11,8% tra il 2009 e il 2016 rispetto al +42,5% del periodo precedente). Se viene escluso il bonus 80 euro (assimilato in molte analisi a un abbattimento della pressione fiscale e in contabilità nazionale classificato come prestazione sociale del comparto dello Stato), la spesa primaria delle Amministrazioni centrali diminuisce di circa l’8%. L’analisi della spesa per voce economica indica che le correzioni più incisive hanno interessato gli investimenti fissi lordi e i redditi da lavoro dipendente. Per questi ultimi si osserva una netta inversione di tendenza nel tasso di crescita annuale, passato da una media del 3,4% tra il 2002 e il 2009 a un -0,6% nel periodo 2010-16: una dinamica sulla quale hanno inciso i diversi interventi di contenimento della spesa – blocco dei rinnovi contrattuali, degli scatti di carriera, stretta sul turn-over. Focalizzando l’attenzione sulla spesa per investimenti fissi lordi (al netto della componente relativa agli armamenti e senza considerare l’impatto negativo delle dismissioni immobiliari), si rileva che il tasso di crescita medio annuo per il complesso delle Amministrazioni pubbliche passa dal 4,1% del periodo 2002-09 a un valore negativo del -6% in quello degli anni 2010-16. Questo andamento conferma che una parte importante dell’aggiustamento dei conti pubblici è derivata dalla mancata realizzazione di investimenti, voce di spesa più facilmente comprimibile in tempi rapidi. In particolare, negli Enti locali queste spese hanno subito un contenimento anche prima delle incisive misure di consolidamento adottate nel 2011. L’analisi funzionale mostra come tutti gli ambiti di spesa subiscano, dopo il 2009, un forte rallentamento: nel 2016 sei macro-funzioni di spesa su sette risultano inferiori, in termini nominali, al livello raggiunto nel 2009, per un importo complessivo pari a 15 miliardi. La dinamica delle varie macro-funzioni di spesa nei due sottoperiodi ha determinato, evidentemente, una ricomposizione della spesa primaria sostanzialmente a senso unico, con la quota di spesa destinata alla protezione sociale che aumenta di 4 punti percentuali (dal 41,2% al 45,2%, in media) e tutte le altre funzioni che riducono la loro incidenza, con la sola eccezione delle uscite dedicate alla protezione dell’ambiente e all’assetto del territorio. Le riduzioni più rilevanti si riscontrano nella spesa per affari economici e in quella per istruzione e per attività ricreative, culturali e di culto: entrambe queste macro-funzioni, infatti, hanno risentito sensibilmente del taglio della spesa per investimenti e per contributi in conto capitale. Ciò è vero in particolare per la funzione affari economici, che assorbe oltre la metà di queste due voci economiche.

 
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