11/12/2017

Audizione sulla distribuzione territoriale delle risorse pubbliche per aree regionali

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Segnalazione da UO Studi e analisi compatibilità

Il Presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio (UPB), Giuseppe Pisauro, è stato ascoltato dalla Commissione Bilancio della Camera nell’ambito di un’audizione sul tema “Distribuzione territoriale delle risorse pubbliche per aree regionali”. La redistribuzione interregionale operata dal bilancio pubblico è generalmente stimata mediante un indicatore sintetico, il cosiddetto “residuo fiscale”, sostanzialmente rappresentato dalla differenza tra spese per servizi erogati da qualsiasi amministrazione pubblica in una determinata regione ed entrate prodotte nella stessa regione. Un residuo fiscale negativo indica che il bilancio pubblico produce un flusso redistributivo in uscita da quell’area a favore del resto del Paese; se positivo il flusso redistributivo da parte del resto del Paese è diretto verso quell’area. Due sono le principali fonti ufficiali disponibili per il calcolo dei residui fiscali: le analisi della Banca d’Italia (BdI) sulla finanza pubblica regionalizzata; la banca dati dei Conti pubblici territoriali (CPT) sviluppata dall’Agenzia per la coesione territoriale. Entrambe le fonti attribuiscono ai territori regionali le entrate e le spese degli enti della PA, seguendo criteri diversi. I valori dei residui fiscali calcolati nei due casi presentano quindi differenze significative anche se generalmente concordano sul segno della redistribuzione da e verso le varie regioni. Dai dati risulta confermato che le entrate pro capite regionali sono all’incirca proporzionali al PIL pro capite regionale (sono maggiori nelle aree più ricche), mentre la distribuzione delle spese regionali è assai più uniforme rispetto al variare del reddito pro capite regionale. Ne consegue che le regioni con PIL più elevato mostrano residui negativi (entrate maggiori delle spese) mentre le regioni con PIL più bassi evidenziano residui positivi (spese maggiori delle entrate). Agli obiettivi di redistribuzione territoriale e di riduzione dei divari territoriali in termini di potenzialità di sviluppo sono dirette le politiche di coesione finanziate in parte da risorse UE e in parte da fondi nazionali. Queste politiche, pur sostenendo in particolare la spesa in conto capitale nel Mezzogiorno, non hanno tuttavia impedito il declino sostanzialmente ininterrotto di tale spesa a decorrere dal 2001, con l’eccezione degli anni di chiusura delle erogazioni relative ai cicli di programmazione comunitari, in particolare il 2009 e il 2015. La riduzione ha peraltro riguardato anche il Centro-Nord, che registra a partire dal 2010 una flessione lievemente più marcata rispetto a quella del Mezzogiorno.

 
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