24/06/2015

La rivalutazione delle pensioni dopo il decreto legge n. 65/2015: effetti redistributivi e di finanza pubblica. Audizione del Presidente UPB sulla sentenza della corte costituzionale in materia pensionistica - UPB

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Segnalazione da UO Studi e analisi compatibilità

L’UPB ha tenuto un’audizione presso le Commissioni riunite bilancio della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica, nell’ambito dell’esame della Relazione del Governo al Parlamento sulla sentenza della Corte Costituzionale in materia pensionistica. Il Presidente Pisauro ha illustrato le implicazioni della sentenza della Corte costituzionale n. 70/2015 in tema di rivalutazione delle pensioni e del decreto-legge n. 65/2015 intervenuto successivamente. Nella relazione la prima sezione illustra le diverse procedure di rivalutazione delle pensioni applicate nel periodo 2011-2016: dal meccanismo di deindicizzazione (DL 201/2011 “Salva Italia”), all’applicazione della sentenza della Corte costituzionale che ne dispone l’abrogazione e i rimborsi previsti dal DL 65/2015. Di seguito la relazione analizza l’intervento del decreto legge, che limita l’entità dei rimborsi rispetto alla sentenza a una spesa pari allo 0,13 percento del PIL nel 2015 e allo 0,03 per cento negli anni successivi, consente di ricondurre l’indebitamento tendenziale a valori in quota di PIL in linea con quelli esposti dal DEF. Infine, una simulazione condotta sulla platea dei soggetti coinvolti, ossia quelli con un trattamento superiore a tre volte il minimo (circa il 30 per cento dei titolari di pensioni IVS – invalidità, vecchiaia e superstiti), evidenzia la distribuzione della perdita dovuta alla deindicizzazione e dell’ammontare dei rimborsi distribuiti dal DL 65/2015. Il decreto-legge, pur prevedendo una restituzione parziale dell’ammontare che sarebbe stato restituito in base alla sentenza (circa il 12 per cento della mancata indicizzazione totale), concentra i rimborsi nelle classi di pensionati con trattamenti più bassi (oltre due terzi dei rimborsi afferisce infatti ai pensionati con trattamenti tra tre e quattro volte il minimo).

 
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