22/06/2020

CQRS145

Nel comparto Funzioni Locali un dipendente che al momento del distacco sindacale percepiva una indennità di posizione organizzativa, deve continuare a percepire la medesima indennità al rientro dal distacco sindacale anche se l’incarico è scaduto e non è stato rinnovato? In tali casi trova applicazione il disposto di cui all’art. 20, comma 2 del CCNQ del 4 dicembre 2017?

Nel merito, si fa presente che l’art. 47 del CCNL Regioni e Autonomie Locali del 14 settembre 2000, come modificato dall’art. 39 del CCNL Regioni e Autonomie Locali del 22 gennaio 2004, prevede che al dipendente in distacco sindacale che ricopra, al momento di attivazione dello stesso, anche un incarico di posizione organizzativa compete la retribuzione di posizione corrispondente all’incarico attribuito al momento del distacco sindacale. Tale retribuzione viene corrisposta per tutta la durata del distacco anche qualora nel frattempo venga a scadenza la posizione organizzativa.

Tuttavia, qualora al momento della ripresa in servizio del dipendente la posizione organizzativa preventivamente ricoperta non sia più prevista o sia stata assegnata ad altro dipendente, la retribuzione correlata alla stessa non potrà essere corrisposta ulteriormente, atteso che la clausola summenzionata introduce un beneficio limitato alla durata del distacco sindacale. Analogamente, laddove al rientro dal distacco al lavoratore venga nuovamente conferita la stessa o altra posizione organizzativa il cui valore economico sia inferiore rispetto a quella in godimento al momento dell’attivazione del distacco, il dipendente in parola spetta la retribuzione di posizione correlata all’incarico assegnato dopo il rientro in servizio.

Infatti, al riguardo, occorre chiarire la disposizione contenuta nel citato art. 20, comma 2, che deve essere letta unitamente al comma 1. I suddetti commi prevedono che: “1. Il dipendente o dirigente che riprende servizio al termine del distacco o dell’aspettativa sindacale può, a domanda, essere trasferito - con precedenza rispetto agli altri richiedenti - in altra sede della propria amministrazione collocata in diverso comune ovvero in altra amministrazione dello stesso o di diverso comparto o area, quando dimostri di aver svolto attività sindacale e di aver avuto il domicilio nell’ultimo anno nella sede richiesta.

2. Il dipendente o dirigente che rientra in servizio ai sensi del comma 1 è ricollocato nel sistema classificatorio del personale vigente presso l’amministrazione ovvero nella qualifica dirigenziale di provenienza , fatte salve le anzianità maturate, e conserva, ove più favorevole, il trattamento economico in godimento all’atto del trasferimento mediante attribuzione "ad personam" della differenza con il trattamento economico previsto per la qualifica del nuovo ruolo di appartenenza, fino al riassorbimento a seguito dei futuri miglioramenti economici.”

In particolare, dal combinato disposto delle due clausole in esame emerge che la tutela ivi prevista si riferisce, esclusivamente, a quei dipendenti che chiedono di essere trasferiti in un’altra amministrazione anche di diverso comparto che abbia sede in un comune diverso da quello ove ha sede l’amministrazione di appartenenza.

In tale caso, al fine di evitare che da detto trasferimento possa conseguire una penalizzazione, il contratto riconosce la conservazione “ad personam” (con assegno riassorbibile) del trattamento economico più favorevole eventualmente previsto nell’amministrazione di appartenenza. Il valore di tale assegno sarà pari al differenziale tra il trattamento economico che il lavoratore percepirebbe se rientrasse nella propria amministrazione e quello, invece, erogato nell’amministrazione ove ottiene di essere trasferito.