05/07/2012

RAL_1237_Orientamenti Applicativi

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Come deve essere inteso il limite massimo di sei volte al mese previsto dall’art.23, comma 3, del CCNL del  14.9.2000, per l’inserimento di un lavoratore in un servizio di reperibilità? Nel concetto di “una volta” può rientrare un periodo di reperibilità superiore a 12 ore? I sei turni mensili possono essere configurati in giornate consecutive della medesima settimana? Per il finanziamento dell’istituto occorre fare riferimento alle sole risorse stabili o anche a quelle variabili? E’ possibile un’integrazione specifica delle risorse variabili, ai sensi dell’art.15, comma 5, del CCNL dell’1.4.1999, facendo riferimento alla nozione di “attivazione di un nuovo servizio”?

Il limite di "sei volte in un mese" previsto dall'art. 23, comma 3, del CCNL del 14.9.2000, per la durata della reperibilità, deve essere correttamente inteso come equivalente a "sei periodi", dovendosi conteggiare ogni "periodo" nell'ambito di una giornata di 24 ore.

Le dodici ore richiamate all’art. 23, comma 1, del CCNL del 14.9.2000 rappresentano esclusivamente il parametro per la misura del compenso da corrispondere al dipendente in reperibilità e non possono essere intese come un limite massimo di durata del turno di reperibilità. Pertanto, ben può ammettersi, per ipotesi, un unico periodo di reperibilità di durata massima pari a 24 ore.

Conseguentemente, ai fini del rispetto del vincolo derivante dalla suddetta clausola contrattuale, si ritiene non sia possibile, ad esempio, ipotizzare un unico periodo di reperibilità della durata di 66 ore (dalle 14.00 del venerdì alle 8.00 del lunedì).

In questo caso, infatti verrebbe superata la durata massima (24 ore) prevista per il periodo di reperibilità.

Per ulteriori indicazioni relative alla durata di turni di reperibilità, si rinvia, comunque alle indicazioni contenute negli orientamenti applicativi quello precedente e RAL801.

Le risorse per il finanziamento dell’indennità di reperibilità, di cui all’art. 23 del CCNL del 14.9.2000, devono essere rinvenute in quelle generali, già disponibili, destinate alle politiche di sviluppo delle risorse umane ed alla produttività, di cui all’art. 15 del CCNL dell’1.4.1999 e successive modificazioni ed integrazioni, come espressamente disposto dall’art. 17, comma 2, lett. d) del medesimo CCNL dell’1.4.1999.

Infatti, questo specifico servizio deve ritenersi ricompreso tra quelli che, ordinariamente, l’ente può attivare con conseguente finanziamento a carico delle generali risorse dell’art.15 del CCNL dell’1.4.1999, sia di natura stabile che variabile, ai sensi dell’art.31, commi 2 e 3, del CCNL del 22.1.2004.

Proprio per tale aspetto, la scrivente Agenzia, in generale, ha sempre escluso che la sola introduzione di forme di reperibilità del personale possa integrare completamente la fattispecie prevista dall’art. 15, comma 5, del suddetto CCNL dell’1.4.1999, per gli effetti non connessi all’aumento della dotazione organica, per legittimare un eventuale incremento delle risorse decentrate variabili.

 
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Direttore: Dott. Gianfranco Rucco

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