05/02/2012

RAL1055_Orientamenti Applicativi

Stampa PDF

Il periodo minimo di quattro mesi tra la fruizione di un periodo di aspettativa e l’altro, ai sensi dell’art. 12, comma 1, del CCNL del 14.2.2001,  deve  essere riproporzionato in presenza di  un rapporto a tempo parziale verticale?

L’art. 12, comma 1, del CCNL del 14.2.2001 prevede un periodo minimo di quattro mesi tra la fruizione di una aspettativa e la successiva.

Tale periodo è stabilito a tutela del datore di lavoro, al fine di evitare che la fruizione troppo ravvicinata di un successivo periodo di aspettativa possa penalizzare eccessivamente le esigenze organizzative e produttive del datore di lavoro. Si rileva inoltre che esso è qualificato come “servizio attivo”. Infatti, è necessario che la prestazione lavorativa sia realmente erogata affinché la tutela possa concretamente ed effettivamente operare.

In merito al problema se, in caso di part-time verticale, il periodo minimo sopra richiamato debba o meno essere riproporzionato, si ricorda che il contratto nazionale ha previsto espressamente il riproporzionamento (art. 23 del CCNL 16/2/1999, così come modificato dall’art. 33 del CCNL 14/2/2001), ma con esclusivo riferimento ad alcuni periodi di “assenza dal servizio” (ferie, festività soppresse, malattia ed altre assenze previste dalla legge e dal CCNL). La disciplina contrattuale ha inoltre disciplinato le implicazioni del part-time verticale su altri istituti contrattuali (come periodo di prova, preavviso, congedo di maternità ecc.), non sempre seguendo il criterio del riproporzionamento.

In assenza di una previsione contrattuale, si ritiene non sussista un obbligo del datore di lavoro ad effettuare il riproporzionamento, come ipotizzato da codesto ente.

Deve tuttavia considerarsi che, a seguito della privatizzazione, il datore di lavoro avrebbe, in generale, la facoltà di rinunciare a “termini contrattuali”, posti esclusivamente nel suo interesse. Pertanto non si può escludere che l’ente, nell’esercizio dei poteri privatistici che gli sono riconosciuti dalla vigente normativa sul lavoro pubblico, possa, sulla base di autonome valutazioni, rinunciare, in tutto o in parte, alla tutela in questione, “accordando” al lavoratore la nuova aspettativa prima che siano decorsi i “quattro mesi di servizio attivo”. Naturalmente, è necessario, in tal caso, che l’ente definisca una propria disciplina interna, mediante apposito regolamento aziendale o altro analogo strumento privatistico, finalizzata a garantire un’applicazione uniforme e coerente di tale orientamento gestionale.

 
Iscriviti alla newsletter - AranSegnalazioni
Banca Dati Contratti Integrativi
Direzione Contrattazione 2

Tel. 06.32.483.262
Fax. 06.32.483.212
Direttore: Dott. Gianfranco Rucco