08/08/2012

RAL_1439_Orientamenti Applicativi

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E’ possibile, per motivi di servizio, che la fruizione del congedo per matrimonio sia posticipata? Entro quanti giorni dalla data del matrimonio deve essere fruito il predetto congedo?

In materia, si ritiene utile precisare quanto segue:

 

a) la attuale disciplina dell’art. 19, comma 3, del CCNL del 6.7.1995 riconosce espressamente il diritto dei lavoratori a fruire di quindici giorni consecutivi di permesso retribuito “in occasione del matrimonio”;

b) non è tuttavia specificata la precisa decorrenza di tale periodo di permesso;

c) la formulazione della clausola contrattuale che, ai fini del riconoscimento del diritto, utilizza l’espressione "in occasione del matrimonio", pone comunque uno stretto collegamento tra l’evento matrimonio e la fruizione del permesso; pertanto deve escludersi che il permesso possa essere richiesto a notevole distanza temporale dall’evento del matrimonio. Ammettendo tale ultima ipotesi, si realizzerebbe uno scollamento tra permesso ed evento giustificativo dello stesso. Ciò non esclude qualche lieve margine di flessibilità applicativa. Così nel caso di matrimonio celebrato nella giornata del sabato, si può ragionevolmente ritenere che la fruizione del permesso possa decorrere anche dal successivo lunedì. Ugualmente, si può ritenere ammissibile un’ipotesi in cui il matrimonio venga celebrato nella giornata del lunedì pomeriggio ed il permesso decorra dal martedì successivo. Nessuna clausola contrattuale,invece, autorizza la fruizione del permesso per matrimonio in via anticipata rispetto all’evento giustificativo del matrimonio stesso;

d) sulla base della previsione contrattuale, la fruizione di tale periodo di permesso alla ricorrenza e in coincidenza con il matrimonio costituisce un diritto potestativo del dipendente, che, in tal caso, non può subire limitazioni né nell' an né nel quando da parte dell'ente;

e) la disciplina contrattuale, infatti, a differenza di altre tipologie di permessi o di altri istituti, come l’aspettativa per motivi personali, non riconosce al datore di lavoro pubblico alcuno spazio discrezionale in materia di concessione o di tempo di fruizione, connesso alla valutazione di eventuali esigenze organizzative o funzionali;

f) pur trattandosi di diritto soggettivo non comprimibile, non può escludersi che, con l'assenso del dipendente interessato, in coerenza con i principi generali di correttezza e buona fede, in presenza di particolari e straordinarie esigenze di servizio possa essere ammesso il differimento della fruizione del permesso;

g) dovrebbe trattarsi peraltro di esigenze organizzative assolutamente ed effettivamente straordinarie, nel senso cioè di esigenze sopraggiunte impreviste ed imprevedibili, non altrimenti fronteggiabili;

h) diversamente ritenendo, facendo cioè riferimento alle ordinarie esigenze di servizio (che l’ente dovrebbe essere normalmente in grado di fronteggiare attraverso i propri tipici e usali poteri organizzativi, anche in presenza di determinate fattispecie di assenza del personale, come nel caso delle ferie, sulla base della propria capacità previsionale e programmatoria), si finirebbe per ammettere una generale subordinazione della fruizione del permesso per matrimonio alle suddette esigenze   di servizio, che il contratto collettivo non ha in alcun modo inteso riconoscere;

i) tale aspetto assume un particolare rilievo soprattutto nei casi in cui l’ente sia stato informato con significativo preavviso della volontà del dipendente di contrarre matrimonio e di fruire del relativo permesso;

j) ove sussistano quelle esigenze straordinarie, nel senso sopra detto, che possano giustificare il differimento, si ritiene che la fruizione del permesso debba aver inizio del momento della cessazione di quelle esigenze straordinarie che hanno giustificato il differimento.

 
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