17/07/2012

RAL_1277_Orientamenti Applicativi

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Le ore di permesso dei riposi giornalieri, di cui all’art.39 del D.Lgs.n.151/2001 possono essere considerate utili ai fini della corresponsione dei buoni pasto? Quali altri permessi possono essere considerati utili per la medesima finalità?

Le ore di permesso di cui all’art. 39 del D.Lgs.n.151 del 2001 (ex art. 10 della L. 1204/71) sono “espressamente” considerate “ore lavorative” agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro.

Pertanto, le ore fruite a tale titolo possono essere considerate nel computo delle ore lavorative richieste per l’accesso al beneficio contrattuale dei buoni pasto, ai sensi degli artt. 45 e 46 del CCNL del 14/5/2000.

Tuttavia, anche per questa particolare ipotesi, resta fermo, comunque, la necessità della sussistenza del presupposto generale sopra richiamato (valevole per tutte le categorie di lavoratori) da queste stabilito per la erogazione dei buoni pasto.

Inoltre, gli orientamenti applicativi già predisposti in materia hanno sempre evidenziato che l'entità delle prestazioni minime antimeridiane e pomeridiane, per aver diritto al buono mensa, deve essere determinata in via preventiva dall'ente, secondo i consueti principi di correttezza e di ragionevolezza, evitandosi peraltro situazioni che possono dare luogo a forme di disparità di trattamento tra le diverse categorie di dipendenti.

Il CCNL, infatti, si è limitato semplicemente a prevedere  la possibilità di corrispondere al lavoratore buoni pasto, in alternativa al servizio mensa, in presenza delle precise condizioni generali dallo stesso stabilite.

Spetta al singolo ente, invece, in relazione al proprio assetto organizzativo ed alle risorse spendibili a tal fine, oltre che la decisione se attivare o meno il servizio mensa o il buono pasto sostitutivo, anche l’autonoma definizione della disciplina di dettaglio sulle modalità di erogazione del beneficio.

I riposi giornalieri della madre, ai sensi dell’art.39 del D.Lgs.n.151/2001, poiché sono considerati ore lavorative agli effetti della durata del lavoro, conseguentemente non possono essere valutati e computati come una forma di pausa aggiuntiva o sostitutiva di quella prevista nell’ambito della disciplina della mensa e dei buoni pasto (artt.45 e 46 del CCNL del 14.9.2000).

Per quanto concerne, invece, i permessi di cui all’art. 33, comma 3, della legge n. 104/1992, ed in particolare la problematica sul se detti permessi (ove fruiti ad ore, secondo la disciplina dell’art. 19 del CCNL del 6.7.1995) possano essere equiparati ad ore di effettivo lavoro, ai fini del soddisfacimento delle condizioni stabilite dagli artt. 45 e 46 del CCNL del 14.9.2000,  non vi sono elementi di valutazione da fornire, dato che si tratta di problematica attinente in via esclusiva alla definizione della esatta portata applicativa di norme di legge (la citata legge n. 104/1992).

Conseguentemente, indicazioni in materia potranno essere richieste al Dipartimento della Funzione Pubblica, istituzionalmente competente in materia di interpretazione delle norme di legge concernenti il rapporto di lavoro pubblico.

 
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Direttore: Dott. Gianfranco Rucco

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