08/08/2012

RAL_1452_Orientamenti Applicativi

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Un dipendente titolare di posizione organizzativa ha rassegnato le proprie dimissioni in data 30.12.2010, senza rispettare l’obbligo del preavviso, con successiva assunzione presso altro ente in data 31.12.2010.

Ai fini della corretta quantificazione dell’indennità sostitutiva del preavviso, deve essere considerata anche la retribuzione di posizione in godimento del dipendente, tenuto conto della circostanza che tale incarico sarebbe comunque venuto a scadenza in data 31.12.2010?

 

In relazione a tale problematica, si ritiene utile precisare quanto segue:

a) secondo le regole generali, comuni alla disciplina del rapporto di lavoro privato, l’indennità sostitutiva del preavviso deve essere calcolata sulla retribuzione in atto al momento della risoluzione del rapporto; pertanto, se essa interviene nel corso del mese di dicembre di un determinato anno, essa va calcolata con riferimento a quel mese, non rilevando il giorno del mese in cui interviene;

b) la disciplina di riferimento in materia di indennità sostitutiva del preavviso è quella contenuta nell’art. 12 del CCNL del 9.5.2006, che, al comma 9, stabilisce espressamente che la suddetta indennità deve essere calcolata computando: la retribuzione di cui all’art.10, comma 2, lett. c) del medesimo CCNL del 9.5.2006; l’assegno per il nucleo familiare, ove spettante; il rateo della tredicesima mensilità maturato, in conformità alla disciplina dell’art.5 sempre dello stesso CCNL del 9.5.2006; l’indennità di comparto di cui all’art.33 del CCNL del 22.1.2004; le altre voci retributive già considerate utili ai fini della determinazione del trattamento di fine rapporto di lavoro, ai sensi dell’art.49 del CCNL del 14.9.2000; la a retribuzione di cui all’art.10, comma 2, lett. c) del medesimo CCNL del 9.5.2006 ricomprende anche la retribuzione di posizione dei titolari di posizione organizzativa;

c) poiché nel caso in esame, si determina la cessazione del rapporto di lavoro, l’ente procede anche alla monetizzazione delle eventuali ferie maturate e non godute a quella data;

d) in materia di “monetizzazione” delle ferie, la regola generale sancita dall’art. 18 del CCNL del 6.7.1995 è che essa può aver luogo solo all’atto della cessazione del rapporto di lavoro ed esclusivamente con riferimento a quelle non godute dal dipendente per rilevanti ed indifferibili ragioni di servizio (nell’anno di maturazione o nel semestre successivo), risultanti da atto formale avente date certa (comprovante la richiesta del dipendente di fruizione delle ferie e l’impossibilità di assegnazione delle stesse da parte del datore di lavoro per le ragioni di servizio di cui si è detto);

e) altri casi nei quali è possibile la monetizzazione delle ferie non godute all’atto della cessazione del rapporto sono quelli del licenziamento del dipendente per superamento del periodo di comporto (assenze per malattia) e tutti quelli nei quali comunque il mancato godimento delle ferie non è in alcun modo imputabile alla volontà del dipendente ma ad eventi oggettivi di carattere impeditivo, come il collocamento a riposo per assoluta e permanente inidoneità o il decesso del dipendente.

 
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