02/02/2012

RAL1017_Orientamenti Applicativi

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L’aspettativa per motivi personali, di cui all’art.11 del CCNL del 14.9.2000, può essere concessa a tutto il personale a prescindere dall’anzianità di servizio e dal fatto che i lavoratori non abbiano maturato il periodo di prova? E’ possibile sostituire il personale in aspettativa per motivi personali in relazione alle esigenze di servizio?

L’art. 11, comma 1, del CCNL del 14.9.2000, stabilisce che: “al dipendente con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, che ne faccia formale e motivata richiesta possono essere concessi, compatibilmente con le esigenze organizzative o di servizio, periodi di aspettativa per esigenze personali o di famiglia, senza retribuzione e senza decorrenza dell'anzianità, per una durata complessiva di dodici mesi in un triennio da fruirsi al massimo in due periodi”.

Tale disposizione, come risulta dalla formulazione della stessa, è applicabile a tutti i dipendenti con rapporto di lavoro a tempo indeterminato, anche se in prova.

Essa non prevede, infatti, che l’aspettativa debba essere riconosciuta solo a favore di chi abbia già superato il periodo di prova, mentre è pacifico che il dipendente in prova abbia gli stessi diritti e doveri degli altri dipendenti, fatta eccezione per quanto stabilito dall’art. 2096 del codice civile e dall’art. 14 - bis del CCNL del 6.7.1995.

La durata massima dell’aspettativa per motivi personali concedibile al dipendente in prova è identica a quella prevista per tutti gli altri dipendenti dal citato art. 11 del CCNL del 14.9.2000.

Infatti, quando le parti hanno voluto stabilire delle regole particolari per i dipendenti in prova, lo hanno fatto espressamente, come nel caso del periodo massimo di conservazione del posto in caso di malattia (art. 14 - bis  del  CCNL del 6.7.1995).

Se nel caso dell’aspettativa per motivi personali le parti non hanno stabilito alcuna regola particolare per i dipendenti in prova, si deve necessariamente applicare anche a loro la regola valida per tutti gli altri dipendenti.

Naturalmente, poiché l’art. 14 - bis, comma 2, del CCNL del 6.7.1995 prevede espressamente che “ai fini del compimento del … periodo di prova si tiene conto del solo servizio effettivamente prestato” il periodo di aspettativa per motivi personali concesso al dipendente avrà l’effetto di prolungare il suo periodo di prova.

Si coglie l’occasione per evidenziare, comunque, che l’aspettativa per motivi personali può sempre essere rifiutata dall’ente, se ritenuta incompatibile con le esigenze organizzative o di servizio.

La concessione dell’aspettativa per motivi personali anche nel regime precedente di stampo prettamente pubblicistico, non rappresentava mai un diritto per il dipendente, ma la sua concessione dipendeva da una valutazione della amministrazione sulla sua ricaduta sulle esigenze organizzative e funzionali da soddisfare. Pertanto, l’ente ben poteva rifiutare la concessione quando essa fosse risultata incompatibile con tali esigenze.

Alla luce di tale indicazione deve essere valutata anche la seconda problematica prospettata, concernente la possibilità di sostituzione della lavoratrice in aspettativa, rispetto alla quale non è possibile, a priori, fornire una indicazione unica e precisa.

Infatti, la disciplina legale concernente sia il lavoro a termine che il contratto di somministrazione, in generale, prevede indubbiamente la possibilità di ricorrere a tale tipologia di contratti flessibili di lavoro “per ragioni sostitutive”.

Tuttavia, certamente, potrebbero nutrirsi perplessità in presenza di una situazione in cui il datore di lavoro prima concede un periodo di aspettativa, ritenendo insussistenti motivi ostativi connessi alle proprie esigenze organizzative e funzionali, e, successivamente, invochi queste medesime esigenze per la sostituzione del dipendente in aspettativa.

Diversa sarebbe la situazione nel caso di esigenze organizzative e funzionali sopraggiunte nel corso del periodo di aspettativa e, proprio per tale aspetto, imprevedibili al momento della concessione dell’aspettativa.

 
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