15/07/2016

M_259_Orientamenti_applicativi

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Ai fini del riconoscimento del buono pasto, come devono essere considerate le ore di riposo per l’allattamento previste dall’art. 39 del d.lgs. n. 151 del 2001?

In proposito, si osserva che i riposi fruiti ai sensi dell’art. 39 del d.lgs. n. 151 del 2001, per espressa previsione del comma 2 dell’articolo stesso, “sono considerati ore lavorative agli effetti della durata e della retribuzione del lavoro”. Dalla formulazione utilizzata dal legislatore, quindi, si evince che le ore di riposo in questione possono concorrere a determinare la durata dell’orario di lavoro.

Tuttavia, per quanto concerne i riflessi della previsione legislativa sull’attribuzione del buono pasto, occorre mettere in evidenza che tale beneficio può essere riconosciuto nel rispetto delle condizioni individuate dall’art. 4 dell’Accordo del 30.04.1996.

Infatti, secondo quanto previsto dal citato articolo 4, il buono pasto spetta esclusivamente al personale che effettui un orario di lavoro articolato su cinque giorni (o su turnazioni di almeno otto ore continuative) e la relativa pausa, nonché ai dipendenti che svolgano, dopo l’orario ordinario e la pausa, almeno tre ore di lavoro straordinario. Peraltro, la durata della predetta pausa, secondo quanto previsto dall’art. 19 del CCNL del 16.05.1995 e dall’art. 7 dell’Accordo del 12.01.1996, ha la durata di trenta minuti ed è finalizzata a consentire il recupero delle energie psicofisiche ed alla consumazione del pasto. La normativa di riferimento presuppone, altresì, una ripresa dell’attività lavorativa dopo l’effettuazione di tale pausa.

In proposito si ritiene utile precisare che il buono pasto non ha natura retributiva e non rappresenta un beneficio che viene attribuito di per sé, ma è finalizzato a consentire al dipendente, laddove non sia previsto un servizio mensa, la fruizione del pasto, i cui costi vengono assunti dall’amministrazione per assicurare allo stesso il benessere fisico necessario per la prosecuzione, nel pomeriggio, dell’attività lavorativa.

In considerazione di ciò, si ritiene che, soltanto qualora sia stato accertato il verificarsi delle suddette condizioni, i riposi per l’allattamento possano essere computati ai fini del raggiungimento delle ore lavorative che devono essere effettuate per l’attribuzione del buono pasto.

 
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