15/07/2021

Employment Outlook 2021

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Segnalazione da Direzione Contrattazione 1
L'edizione 2021 dell’Employment Outlook, pubblicata dall’OCSE il 7 luglio, analizza la situazione del mercato del lavoro, fortemente influenzata dalla crisi sanitaria legata al COVID-19.  Dal rapporto emerge che la disoccupazione giovanile italiana è passata dal livello già elevato del 28,7% al 33,8% nel gennaio 2021: ciò significa che un giovane su tre non trova lavoro. Inoltre, l'Italia è stato uno dei pochi paesi OCSE in cui la disoccupazione giovanile è rimasta vicino al suo livello di picco per tutta la primavera del 2021 senza alcuna diminuzione, come avvenuto, invece, in altri Paesi. Infatti, per l'area OCSE, si è rilevato un tasso di disoccupazione giovanile pari al 11,4%, che ha raggiunto nell’aprile del 2020 un picco del 19%, poi ridisceso al 15% nell’aprile 2021. Un altro aspetto su cui la pandemia ha inciso notevolmente è il lavoro a distanza. A causa del COVID, infatti, il ricorso al lavoro a distanza, è cresciuto in maniera importante in tutti i Paesi OCSE, compresa l'Italia, dove precedentemente era molto limitato e coinvolgeva meno del 5% dei lavoratori dipendenti. Nei mesi scorsi, invece, in Italia si è registrato un forte incremento del ricorso al lavoro a distanza, che ha raggiunto la percentuale del 40% di lavoratori dipendenti coinvolti. Se da un lato ciò ha permesso di salvare milioni di posti di lavoro, dall’altro ha anche generato tensioni sul fronte dell'equilibrio tra vita privata e lavorativa ed ha contribuito ad incrementare le disparità fra i lavoratori. E’ stato rilevato dall’OCSE, infatti, che nell'aprile 2020, il 60% dei dipendenti con istruzione universitaria ha lavorato da casa, ma solo un numero limitato di lavoratori con basse qualifiche ha potuto fare altrettanto. In questo periodo, infatti, il 58% dei lavoratori italiani con basse qualifiche ha dovuto interrompere l'attività lavorativa. Dall’analisi dell’OCSE emerge di fatto che la pandemia, oltre ad aver duramente colpito l'economia mondiale, ha anche inciso molto negativamente in termini di posti di lavoro. Se alla fine dell'anno scorso nei paesi OCSE erano circa 22 milioni i lavori scomparsi rispetto al 2019 e 114 milioni a livello mondiale, ad oggi ci sono ancora oltre 8 milioni di disoccupati in più rispetto ai livelli pre-crisi nell’area OCSE e oltre 14 milioni in più di persone inattive che sono uscite dal mondo del lavoro e dal sistema produttivo e che non cercano più alcuna occupazione. Nello specifico, per l’Italia, il tasso di disoccupazione è aumentato dal 9,5% (dato registrato nel quarto trimestre del 2019) al 10,5% (dato registrato nel maggio 2021).  Anche sul fronte della crescita economica mondiale la pandemia di Covid-19 ha inferto un grosso colpo: molti degli stati OCSE raggiungeranno solo alla fine del 2022 i livelli di PIL pre-pandemia, e per tanti altri paesi emergenti e in via di sviluppo servirà ancora più tempo per riprendersi da questa forte crisi economica mondiale. Il rapporto comunque si chiude con una nota di ottimismo: la portata senza precedenti del sostegno statale per rilanciare e rinvigorire l’economia mondiale è fonte di speranza e potrebbe sensibilmente contribuire a riportare l’economia globale ad un livello di maggior benessere e solidità. L’OCSE rivolge un forte appello ai governi spronandoli ad approfittare di questo momento storico per contribuire all'avvento di un mondo del lavoro più inclusivo per tutti, fattore fondamentale per una crescita economica sostenibile.

 
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