03/06/2021

Un’indagine sulle politiche per il telelavoro: Governare lo sviluppo occupazionale ed economico locale ai tempi del lavoro a distanza

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Segnalazione da Direzione Contrattazione 1

Il documento pubblicato dall’OCSE intitolato “Un’indagine sulle politiche per il telelavoro: Governare lo sviluppo occupazionale ed economico locale ai tempi del lavoro a distanza” analizza alcune delle politiche più comuni tra i responsabili politici nazionali, regionali e locali focalizzando la propria attenzione sulla promozione e sull’utilizzo del telelavoro durante la pandemia di COVID-19. L’attuale crisi ha comportato una sperimentazione di massa del telelavoro, senza precedenti per dimensioni e portata. La transizione verso un modello di telelavoro diffuso su vasta scala e su base permanente avrebbe profonde implicazioni per la geografia del lavoro a livello locale. Le PMI potrebbero essere meno attrezzate delle grandi imprese per affrontare tale cambiamento. Proprio per questo, le politiche pubbliche possono assumere un ruolo cruciale nel trasformare il telelavoro in un'opportunità per tutti, e ridurre il rischio di un potenziale ampliamento delle disparità preesistenti tra persone, territori e aziende. Da un lato, i governi nazionali hanno svolto un ruolo importante nel fornire l'infrastruttura normativa (sia soft che vincolante, sia aggiornata che nuova) e digitale (ad esempio le piattaforme per i servizi) per consentire l’utilizzo telelavoro. Dall'altro lato, le autorità locali sono state particolarmente attive nell'attuazione di misure non finanziarie (campagne informative e formazione) e di sostegno finanziario volte a promuovere l'adozione del telelavoro tra le PMI. Con l’esplosione della pandemia i governi nazionali hanno intrapreso ampie azioni per raccomandare l'adozione di accordi per il telelavoro tra i datori di lavoro privati, spesso dando l'esempio con il personale della pubblica amministrazione. Il modello di distribuzione delle tipologie di policy tra le regioni sembra essere correlato al grado di maturità digitale a livello locale. Alcune regioni che ospitano una forte comunità digitale hanno persino iniziato a lavorare ai primi esempi di piani a lungo termine per il telelavoro, mentre altre hanno dovuto dare priorità alle campagne informative e alla formazione digitale per rendere il telelavoro accessibile a tutti. Anche molte regioni in Italia hanno fatto passi in questa direzione. La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, ad esempio, offre un sostegno agli enti pubblici preposti alla formazione professionale per rafforzare la loro capacità di erogare formazione a distanza, mentre la Liguria mette a disposizione un percorso integrato di politica attiva del lavoro, combinando l'e-learning con il sostegno al reddito per i disoccupati temporanei. La Regione Abruzzo ha adottato il quadro di riferimento “Linee guida per l'utilizzo della formazione a distanza/e-learning” definito dalla Conferenza Italiana delle Regioni nel 2019, che consente l'apprendimento a distanza nelle attività di formazione professionale gestite dagli enti regionali. Alcuni governi locali hanno successivamente emanato piani a più lungo termine, incoraggiando il telelavoro anche dopo la fine della pandemia come avvenuto per la città di Milano. Infatti, nell'aprile 2020 il Comune di Milano ha avviato una consultazione pubblica su una bozza di piano di rilancio post-COVID dal titolo “Milano 2020. Strategia di adattamento”. Il documento sottolinea la necessità di mantenere il telelavoro come scenario privilegiato nel breve e medio termine. Nel maggio 2020 l'amministrazione comunale ha concordato con i maggiori datori di lavoro privati locali che l'80% della loro forza lavoro continuerà a lavorare da casa nei prossimi mesi. Infine, il telelavoro su larga scala potrebbe comportare una parziale inversione dei flussi di lavoratori tradizionali dalle aree urbane verso quelle semi-dense e rurali. Con il lavoro da casa che sta diventando una prassi comune e la vicinanza al posto di lavoro che vede ridimensionato il proprio valore, i telelavoratori sono più propensi a trasferirsi in zone a densità intermedia o addirittura in zone scarsamente popolate che offrono un maggiore benessere e costi inferiori. In questo caso la disponibilità di un accesso a internet ad alta velocità sarebbe un fattore chiave nel determinare la capacità dei territori di attirare e trattenere i lavoratori a distanza e altri lavoratori del settore digitale.

 
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