16/06/2021

World Employment and Social Outlook: Trends 2021

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Segnalazione da Direzione Contrattazione 1

L'Organizzazione Mondiale del Lavoro ha pubblicato il rapporto denominato "World Employment and Social Outlook: Trends 2021", in cui vengono analizzate le prospettive occupazionali a livello globale stando ai dati raccolti in questi mesi, influenzati inevitabilmente dalla pandemia da Covid-19. Secondo l'ILO, senza adeguate politiche lo shock prodotto dalla pandemia avrà effetti duraturi sul panorama sociale e lavorativo. Le stime calcolano una perdita dell'8,8% delle ore lavorative totali nel 2020: la metà di esse va attribuita a una riduzione dell'orario tra chi ha mantenuto il lavoro, mentre la seconda metà riguarda le perdite dei posti di lavoro. Sono 114 milioni i lavoratori che hanno perso il posto rispetto all'anno precedente, almeno 30 milioni in più rispetto alle stime mondiali se non fosse scoppiata l'emergenza sanitaria. Questo GAP potrà essere recuperato solamente nel 2023. Secondo il report, il deficit di posti di lavoro portato dalla crisi arriverà fino a 75 milioni nel 2021, con una discesa a 23 milioni da attendersi nell'anno successivo. Il numero di disoccupati potrebbe raggiungere i 205 milioni di persone nel 2022, rispetto ai 187 milioni del 2019 (tasso di disoccupazione del 5,7%, livello più alto dal 2013 a esclusione dello scoppio della pandemia). Se la situazione epidemiologica non peggiorerà di nuovo, l'ILO stima una ripresa dell'occupazione nel secondo semestre 2021 ma essa sarà probabilmente disomogenea per via dell'accesso diseguale ai vaccini e ai diversi vincoli delle misure fiscali. Numeri che, si legge nell'analisi, hanno cancellato 5 anni di passi avanti fatti in termini di riduzione della povertà lavorativa con un forte aumento delle preesistenti disuguaglianze dato che la pandemia ha colpito maggiormente i lavoratori vulnerabili con bassa protezione sociale. La strategia che l’ILO propone si basa sui principi di promozione di una crescita generalizzata e la creazione di un'occupazione produttiva, del sostegno ai redditi di famiglie e transizioni nel mercato del lavoro, del rafforzamento delle istituzioni e infine del dialogo sociale per sviluppare politiche economiche.

 
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