07/04/2021

Global Gender Gap Report 2021 - WORLD ECONOMIC FORUM

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Segnalazione da Direzione Contrattazione 1

Il nuovo rapporto del World Economic Forum sulle diseguaglianze di genere ha evidenziato come la situazione di crisi che perdura da più di un anno stia avendo un forte impatto sul fronte della parità tra uomo e donna. La pandemia ha fatto crollare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Come hanno già messo in evidenza alcuni dati dell'ILO (International Labour Organization) e come testimoniano anche le evidenze sull'occupazione in Italia, il problema Covid nel mondo del lavoro è stato soprattutto femminile. Questa maggior sensibilità alla crisi trova spiegazione in particolare in due ragioni: da una parte, le donne sono più occupate in settori colpiti direttamente dalla pandemia (si pensi ai servizi, al turismo, alla ristorazione); in secondo luogo, la maggiore necessità di cura tra le mura domestiche, come spesso accade, si è scaricata in larga parte sulle loro spalle. Di contro, le donne sono sotto rappresentate nei "lavori del futuro" e questo è un dato preoccupante per le nuove generazioni. Il risultato è che il Covid ha riportato indietro le lancette, allontanando di altri 36 anni il momento in cui a livello globale si potrà raggiungere l’uguaglianza di genere. A fare i conti è il World Economic Forum nel suo Gender Gap Report 2021. Sulla base delle previsioni effettuate nella precedente edizione il traguardo della parità sarebbe stato raggiunto in 99,5 anni; ora, dopo la pandemia, di anni ce ne vorranno 135,6. Nonostante si stiano creando condizioni di parità in termini di educazione e condizioni sanitarie, le donne non hanno le stesse opportunità in termini di trattamento economico, di partecipazione politica e di sicurezza nel mantenimento del posto di lavoro. Queste differenze si acuiscono e diventano più evidenti nel momento in cui ci si trova a fronteggiare una situazione di crisi globale come questa. In testa alla classifica della parità si mantengono i Paesi nordeuropei, a partire da Islanda, Finlandia, Norvegia e Svezia. Quest’ultima è preceduta dalla Nuova Zelanda e seguita a ruota dalla Namibia. Germania e Francia si piazzano rispettivamente sui gradini numero 11 e 16, mentre gli Usa sono solo al 30esimo posto. Dopo un anno di pandemia, in un panorama tutt’altro che roseo, nella classifica stilata dal World Economic Forum emerge il balzo registrato dall’Italia, che ha guadagnato 13 posizioni salendo dal 76° al 63° posto su un panel di156 Paesi al mondo. La spinta maggiore al miglioramento è venuta dalla politica, dove risultiamo il 41esimo Paese nella classifica, arrivando addirittura al 33esimo posto se si tiene conto delle donne nell'esecutivo. L’altra faccia della medaglia, però, è la partecipazione economica, che ci vede scivolare al 114esimo posto a livello europeo. Peraltro, come sottolinea il World Economic Forum, i dati che compongono l’indice di quest’anno non fotografano ancora appieno gli effetti della pandemia sull’economia. Il rapporto conferma che l’allarme sul “rischio diseguaglianze” della crisi Covid è molto fondato. Le donne perdono il lavoro più degli uomini, e quindi arretrano nel reddito e nel benessere.

 
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