20/01/2015

SAN220_Orientamenti Applicativi

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Nel caso di richiesta di aspettativa per ricongiungimento al coniuge che lavora all’estero si intende che la tipologia del rapporto di lavoro del coniuge deve essere solo subordinata con Pubbliche Amministrazioni oppure con privati o anche altre tipologie, tra cui il lavoro in proprio?

Nel merito si fa presente che l’ampia e generica formulazione dell’art. 13, comma 3 del CCNL integrativo 20.9.2001 (e art. 11, comma 3 dei CCNL integrativi 10.2.2004 aree dirigenziali) non consente di escludere dal suo campo applicativo alcuna delle fattispecie prospettate nel quesito.

Infatti, la disciplina contrattuale, analogamente alle precedenti previsioni dell’art.1 della legge n. 26 del 1980, individua la fattispecie legittimante la concessione dell’aspettativa nella circostanza che il coniuge presti servizio all’estero e stabilisce che la durata della aspettativa stessa possa essere anche pari al predetto servizio.

Si ritiene che, ai fini della concessione di questa particolare forma di aspettativa, il dipendente debba allegare la documentazione necessaria a comprovare la permanenza all’estero del coniuge per motivi di servizio, con l’indicazione della relativa durata.

Si ritiene utile, peraltro, richiamare l’attenzione sulla previsione del comma 4 dei predetti articoli che consente all’Azienda di revocare la concessione dell’aspettativa in qualunque momento per ragioni di servizio. Questa flessibilità sembra sicuramente utile per salvaguardare tempestivamente le prioritarie esigenze organizzative del datore di lavoro.

 
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