28/11/2011

AII56_Orientamenti_Applicativi

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In mancanza di una espressa e specifica disciplina contrattuale, è possibile creare organismi per la gestione delle attività sociali, culturali e ricreative dei dirigenti in base all’art.11 della legge n.300/1970, e giustificare, ai sensi della medesima disciplina legislativa, eventuali oneri a carico del bilancio degli enti?

La questione, per la rilevanza rivestita, è stata sottoposta al Tavolo di coordinamento giuridico operante presso questa Agenzia che ritiene di esprimere i seguenti elementi di valutazione:

  1. nel precedente assetto pubblicistico, l’attivazione e la gestione delle attività sociali, culturali e ricreative trovavano la loro regolamentazione nell’art.30 del DPR n.268/1987, che dettava una disciplina comune sia per il personale dei livelli che per il personale con qualifica dirigenziale;
  2. tale regolamentazione trovava il suo fondamento ed i suoi elementi di riferimento nell’art.11 della legge n.300/1970, dichiarato direttamente applicabile anche al settore del pubblico impiego dall’art23 della legge n.93/1983;
  3. la regolamentazione dell’art.30 del DPR n.268/1987 si concretizzava in particolare nella previsione (comma 2) della possibilità per gli enti di iscrivere in bilancio un apposito stanziamento per l’attuazione delle suddette attività;
  4. tale disciplina ha continuato a trovare applicazione negli enti a favore dei dirigenti anche dopo la privatizzazione del loro rapporto di lavoro conseguente alla riforma del D.lgs.n.29/1993 e dopo la stipulazione dei primi CCNL, con l’iscrizione nei bilanci degli appositi stanziamenti;
  5. la sottoscrizione del CCNL del 23.12.1999 ha determinato la disapplicazione dell’art.30 del DPR n.268/1987;
  6. dopo tale momento le amministrazioni, relativamente alle attività culturali, ricreative ed assistenziali dei dirigenti, avrebbero potuto fare riferimento direttamente all’art.11 della legge n.300/1970 dato che, in base all’art.51 del D.Lgs.n.165/2001, nelle pubbliche amministrazioni tale legge trova applicazione a prescindere dalle dimensioni organizzative delle stesse e, secondo gli orientamenti prevalenti della dottrina, il citato art.11 trova applicazione anche a prescindere da un richiamo espresso dello stesso nella disciplina contrattuale;
  7. in materia, comunque, continuano a trovare applicazione le disposizioni dell’art.9 della legge n.537/1993, che vieta a tutte le amministrazioni di attribuire, in qualunque forma o titolo, risorse finanziarie pubbliche o di impiegare pubblici dipendenti in favore di associazioni ed organizzazioni di pubblici dipendenti; inoltre, l’uso di beni pubblici può essere consentito a tali associazioni ed organizzazioni, se previsto dalla legge, solo previa corresponsione di un canone determinato sulla base di valori di mercato;
  8. alla luce di quanto detto ai punti 6 e 7, se pure l’art.11 della legge n.300/1970 può trovare applicazione ai fini della promozione delle attività culturali, ricreative ed assistenziali dei dirigenti, dubbi si nutrono in ordine alla circostanza che tale norma, nella sua portata ampia e generica, possa essere utilizzata per giustificare l’iscrizione in bilancio di appositi stanziamenti per la loro attuazione, ritenendosi a tal fine necessaria una specifica clausola contrattuale corrispondente a quella dell’art.30 del DPR n.268/1987;
  9. tale rigida conclusione non vale ad escludere tuttavia che l’art.11 possa continuare a legittimare l’uso delle risorse già utilizzate a tal fine dagli enti che, precedentemente al determinarsi dell’effetto disapplicativo del CCNL del 23.12.1999, avevano già applicato il particolare meccanismo di finanziamento previsto dall’art.30, comma 2, del DPR n.268/1987; infatti, in tali casi l’art.11 della legge n.300/1970 non giustificherebbe un finanziamento ex novo, non possibile, ma piuttosto la continuità dei pagamenti di somme per gli interventi assistenziali, culturali ecc., che già trovano nel bilancio dell’ente il loro finanziamento ed ovviamente nei limiti di quest’ultimo.
 
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