05/09/2012

AII_96_Orientamenti_Applicativi

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In caso di soppressione di posti di qualifica dirigenziale previsti in dotazione organica, è possibile procedere ad una corrispondente riduzione delle le risorse destinate al finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti? E’ possibile ridurre le risorse sulla base di uno specifico accordo sindacale in tal senso?

Attualmente, come evidenziato nell’orientamento applicativo AII29, non esiste alcuna regola contrattuale che, per il caso di riduzione o soppressione di funzioni e posti di qualifica dirigenziale, consente di derogare al principio della irriducibilità delle risorse destinate al finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato dei dirigenti, riconducibile alle particolari motivazioni ivi indicate.

Si coglie l’occasione anche per evidenziare che la portata del suddetto orientamento applicativo è limitata, ovviamente, alle sole risorse legittimamente quantificate e utilizzate dagli enti nel rigoroso rispetto delle previsioni dell’art.26 del CCNL della dirigenza del 23.12.1999, tenendo conto della diversa natura e caratteristiche delle risorse derivanti dall’applicazione della richiamata disciplina contrattuale.

In sostanza, la irriducibilità si riferisce alle sole risorse derivanti dagli incrementi delle stesse disposti obbligatoriamente dai rinnovi dei contratti collettivi nazionali, nell’ambito delle disponibilità finanziarie a tal fine previste.

Tale garanzia, pertanto, non si estende anche a quegli ulteriori incrementi delle risorse destinate al finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato di natura variabile nel tempo e nell’entità che, in base alle diverse disposizioni del medesimo art.26 del CCNL del 23.12.1999, gli enti possono autonomamente disporre, di volta in volta, sulla base di una autonoma valutazione dei presupposti previsti dalla disciplina contrattuale.

Queste risorse, ove nell’anno successivo a quelle in cui sono state disposte, vengono a mancare i presupposti legittimanti non possono essere confermate e neppure l’ente può procedere ad un nuovo stanziamento delle stesse.

A titolo di esempio, si può richiamare la disciplina dell’art.26, comma 3, del CCNL del 23.12.1999, per gli effetti collegati all’incremento della dotazione organica della dirigenza. In relazione a tale disciplina l’avviso della scrivente Agenzia è nel senso che le risorse aggiuntive previste, ai sensi dell’art.26, comma 3, del CCNL del 23.12.1999, per il finanziamento della retribuzione di posizione e di risultato di nuove posizioni dirigenziali prima istituite e poi soppresse non possano essere confermate e stabilizzate, a far data dal venir meno delle stesse nell’ambito del modello organizzativo dell’ente.

Si tratta, infatti, di un incremento di natura eccezionale delle risorse che ha trovato la sua giustificazione esclusivamente nell’intervento organizzativo che ha portato ad un aumento del complessivo numero delle posizioni dirigenziali previsto dall’ordinamento dell’ente.

Pertanto, se vengono meno successivamente le posizioni dirigenziali cui esso si correla, non possono non venire meno anche le risorse di cui si tratta, altrimenti esse verrebbero confermate senza alcuna motivazione o giustificazione sul piano giuridico. Si tratta di una ipotesi speciale, che proprio per tale sua caratteristica giustifica la non applicazione delle indicazioni contenute nel quesito AII29, da voi citato, che si riferisce al diverso caso della conservazione e stabilizzazione delle risorse derivanti dai rinnovi del CCNL (si tratta delle risorse storicizzate) anche in presenza di successiva riduzione delle posizioni dirigenziali previste dall’ordinamento dell’ente.

Ad analoghe conclusioni si perviene con riferimento al medesimo art.26, comma 3, del CCNL del 23.12.1999, che consente anche un adeguamento delle disponibilità del fondo per la retribuzione di posizione e di risultato in presenza di processi di riorganizzazione senza incrementi della dotazione organica che abbiano prodotto un effettivo accrescimento dei livelli qualitativi e quantitativi dei servizi esistenti, ai quali sia correlato un ampliamento delle competenze con incremento del grado di responsabilità e di capacità gestionale della dirigenza rispetto allo standard preesistente.

Pertanto, l’eventuale incremento dei valori della retribuzione di posizione deve essere correlato ad incrementi stabili dei servizi e delle competenze delle funzioni dirigenziali interessate, non sembrando sufficiente, a tal fine, solo la semplice ridefinizione del “peso” delle medesime funzioni. Tali risultati devono essere accertati secondo il vigente sistema dei controlli interni e solo in presenza di tale accertamento, l'ente può decidere un adeguamento delle disponibilità del fondo per la retribuzione di posizione e di risultato. Naturalmente, detto adeguamento deve essere deciso nel rispetto dei vincoli posti dall'art. 48, comma 4, del D.Lgs.n.165 del 2001.

L'aumento del fondo ex art. 26, potrà essere praticato solo se siano stati acquisiti gli elementi di conoscenza dei miglioramenti conseguiti e sia stata autorizzata la maggiore spesa da parte del Consiglio comunale.

In proposito, gli orientamenti applicativi in materia hanno sempre  evidenziato  che solo se l’aumento delle risorse è correlato a reali, stabili e significativi incrementi dei servizi e, quindi, delle competenze e delle responsabilità delle funzioni dirigenziali interessate, lo stesso potrà essere confermato e consolidato anche negli anni successivi.

Si ritiene utile, poi, precisare anche quanto segue.

Innanzitutto, la ricostruzione fatta concerne esclusivamente la disciplina contrattuale.

Pertanto, relativamente al diverso aspetto, della esistenza cioè di uno specifico obbligo di riduzione delle risorse di cui si tratta derivante direttamente dalle norme di legge (obblighi di riduzione della spesa del personale sono stati previsti con carattere di generalità nelle leggi finanziarie), informazioni dovranno essere richieste al Dipartimento della Funzione Pubblica, istituzionalmente competente per l’interpretazione delle disposizioni legislative concernenti il rapporto di lavoro pubblico.

Occorre, poi, anche evidenziare che la medesima ricostruzione della disciplina contrattuale si riferisce alla impossibilità della riduzione delle risorse ad iniziativa unilaterale del datore di lavoro pubblico.

Si può, invece, ritenere certamente possibile una riduzione delle risorse di cui si tratta sulla base di uno specifico accordo con le OO.SS. e quindi con il consenso espresso di queste ultime.

Per ciò che attiene alla individuazione delle voci di finanziamento da ridurre, è evidente che una diminuzione percentuale delle risorse di cui all’art.26, comma 1, lett.a), del CCNL del 23.121999 produrrà effetti riduttivi permanenti nel tempo. Si tratta delle risorse storiche che derivano dalla corretta applicazione dei CCNL del passato e che si implementano per effetto dei rinnovi dei CCNL che si succedono nel tempo. Proprio in considerazione di questa loro natura di stabilità, le risorse di questa tipologia possono certamente essere utilizzate per il finanziamento della retribuzione di posizione dei dirigenti.

E’ evidente che a seguito della riduzione, le risorse di cui si tratta potranno essere incrementate di nuovo solo sulla base e nelle misure stabilite dai futuri CCNL.

Per le risorse derivanti dall’applicazione dell’art.26, comma 3, del CCNL del 23.12.1999, per gli effetti connessi all’incremento della dotazione organica dei dirigenti o all’incremento dei livelli qualitativi o quantitativi dei servizi esistenti, valgono le considerazioni già sopra esposte.

Una riduzione delle risorse derivanti dalle altre fonti di alimentazione, previste dalle ulteriori lettere (b, c, e, f ed i) dell’art.26, comma 1, del CCNL del 23.12.1999, avrebbe effetti molto più circoscritti e limitati nel tempo.

Si tratta, infatti, di risorse che vengono quantificate, anno per anno, e che, proprio in considerazione della loro natura “variabile” possono essere destinate al solo finanziamento della retribuzione di risultato dei dirigenti.

Pertanto, una riduzione operata per un anno, potrebbe essere ripristina nell’anno successivo, con scarsi effetti se l’intento perseguito è un decisivo intervento sull’ammontare complessivo delle risorse destinato al trattamento accessorio della dirigenza.

Per ciò che attiene alla decorrenza dell’eventuale riduzione, questa dipende dalla volontà delle parti e dalle fonti su cui si vuole incidere, tenendo conto degli utilizzi in atto o che sono già stati posti in essere alla data che si vuole fissare.

In materia, comunque, si richiama l’attenzione anche sulle recenti previsioni dell’art.9, comma 2.bis, della legge n.122/2010, secondo le quali: “A decorrere dal 1° gennaio 2011 e sino al 31 dicembre 2013 l’ammontare complessivo delle risorse destinate annualmente al trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, di ciascuna delle amministrazioni di cui all’ articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, non può superare il corrispondente importo dell’anno 2010 ed è, comunque, automaticamente ridotto in misura proporzionale alla riduzione del personale in servizio.”.

 
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