05/09/2012

AII_107_Orientamenti_Applicativi

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E’ legittimo corrispondere ad un dirigente, assunto a termine ai sensi dell’art.110, comma 1, del D.Lgs.n.267/2000 e che percepisce l’indennità ad personam prevista dal comma 3 del medesimo art.110, una retribuzione di posizione inferiore a quella propria della funzione dirigenziale di cui è stato incaricato, come determinata a seguito della valutazione dei relativi contenuti effettuata sulla base  dei criteri autonomamente adottati dall’ente?

La retribuzione di posizione del dirigente, come è noto, rappresenta una specifica voce retributiva che si collega alla complessità organizzativa ed all’insieme delle responsabilità gestionali interne ed esterne che caratterizzano ogni funzione dirigenziale prevista dall’ordinamento dell’ente, come valutate sulla base dei criteri autonomamente adottati dall’ente stesso.

Il valore della retribuzione di posizione di ciascuna funzione dirigenziale, fissato dall’ente entro i limiti minimo e massimo previsti dalla vigente contrattazione collettiva, ha quindi carattere squisitamente oggettivo, essendo legato esclusivamente alla valutazione dei contenuti della funzione dirigenziale.

Nessun rilievo, invece, assumono a tal fine i profili soggettivi (professionalità, esperienze e competenze) del dirigente cui è attribuita la titolarità della funzione dirigenziale.

I valori della retribuzione di posizione di tutte le funzioni dirigenziali, sulla base della vigente disciplina contrattuale dell’istituto ed in coerenza con la natura dello stesso, possono essere modificati, in minus o in maius, solo a seguito di una nuova valutazione dei contenuti delle stesse funzioni (diminuzione o arricchimento dei compiti e delle responsabilità di ciascuna posizione dirigenziale).;

In considerazione di tale aspetto, si è sempre ritenuto  che al dirigente assunto a termine, ai sensi dell’art.110 del D.Lgs.n.267/2000 o dell’art.19, comma 6, del D.Lgs.n.165/2001) viene attribuita la retribuzione di posizione della funzione dirigenziale di cui è titolare (v. orientamenti AII40 e AII41, consultabile sul sito istituzionale:www.aranagenzia.it, Orientamenti Applicativi, Aree Dirigenziali, Area II (Regioni ed autonomie locali), Retribuzione di posizione).

L’assegno ad personam, di cui all’art.110, comma 3, del D.Lgs.n.267/2000, si collega invece a profili esclusivamente soggettivi: “…..specifica qualificazione professionale e culturale, anche in considerazione della temporaneità del rapporto e delle condizioni di mercato relative alle specifiche competenze professionali. …” ;

Proprio per quanto sopra detto, sembra doversi escludere ogni reciproca interazione tra le due voci retributive, nel senso che l’assegno ad personam, da solo non determina automaticamente la necessaria riduzione del valore della retribuzione di posizione della funzione dirigenziale affidata al dirigente assunto a termine; in base alla disciplina contrattuale quest’ultima può essere ridotta solo a seguito di una nuova valutazione dei contenuti della stessa (sulla base dei criteri applicati), che attesti il venire meno di alcuni aspetti che giustificavano precedentemente il più elevato importo.

 
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