25/11/2011

AII_21_Orientamenti_Applicativi

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Come deve essere applicata la previsione dell’art.1, comma 3, del CCNL dell’area della dirigenza del comparto Regioni - Autonomie Locali del 12.2.2002, secondo la quale il nuovo stipendio tabellare del dirigente, a regime dall’1.9.2001, di € 36151,98 (L.70.000.000) può essere finanziato attraverso una corrispondente riduzione della retribuzione di posizione attribuita ad ogni funzione dirigenziale fino ad un importo massimo di € 3.356 (L.6.500.000) annui? A che condizioni l’ente può ripristinare l’importo originario della retribuzione di posizione spettante al dirigente? In particolare, l’ente, nel caso di riduzione della retribuzione di posizione al di sotto dell’importo minimo garantito previsto dall’art.27, comma 2, del CCNL del 23.12.1999 (€ 8779,77 pari a L.17.000.000), è tenuto comunque a ripristinare tale valore minimo?

 

Nel merito dei quesiti formulati, riteniamo utile precisare quanto segue:

 

  1. l’art.1,comma 3, stabilisce il nuovo stipendio tabellare a regime in €36.151,98 (L.70.000.000), con decorrenza 1 settembre 2001, stabilendo anche le voci che lo compongono; al fine di assicurare le disponibilità necessarie al pagamento del nuovo valore stipendiale annuo, tra tali voci è ricompresa anche una quota annua di € 3.356, 97 (L.6.500.000) “prelevata” dalla retribuzione di posizione di ciascun dirigente;
  2. i commi 4 e 5 del medesimo art.1 confermano, rispettivamente, la disciplina della determinazione dei valori della retribuzione di posizione e la corresponsione del maturato economico di cui all’art.35, comma 1, lett. b) del CCNL del 10.4.1996 nonché della retribuzione individuale di anzianità, ove già acquisita e percepita dal dirigente;
  3. il comma 6, sempre dell’art.1, infine, stabilisce che la quota di retribuzione di posizione confluita nella voce stipendio pari a € 3.356, 97 (L.6.500.000), torna nelle disponibilità del fondo per la retribuzione di posizione e di risultato, in caso di soppressione di posti di qualifica dirigenziale; così come avveniva prima del conglobamento di tale importo nella voce stipendio;
  4. tale disciplina contrattuale è chiara e non si presta in alcun modo ad interpretazioni (ricavabili da una lettura formalistica dell’art.1, comma 3, lett. b) in connessione all’art.4 del CCNL) secondo le quali si tratterebbe di un mero espediente formale per cui una volta riassorbita la quota di retribuzione di posizione spettante al dirigente, sarebbe, comunque, necessario garantire allo stesso l’importo attualmente in godimento oppure, quanto meno, la corresponsione dell’importo minimo della retribuzione di posizione, qualora, a seguito del riassorbimento, questa scendesse al di sotto dell’importo minimo contrattuale di € 8779,77 (L.17.000.000) di cui all’art.27 del CCNL del 23.12.1999;
  5. infatti, la disciplina dell’art.1, comma 4, secondo la quale “successivamente all’applicazione del precedente punto 3, lett. e) - relativo alla riduzione della retribuzione di posizione di € 3.356, 97 (L.6.500.000) - la determinazione dei valori economici della retribuzione di posizione continua ad essere effettuata ai sensi dell’art. 27, comma 2, del CCNL del 23.12.1999”, deve essere letta ed applicata dagli enti in stretta aderenza con il testo letterale del richiamato comma 2, dell’art.27 del CCNL del 23.12.1999, secondo il quale “la retribuzione di posizione è definita, per ciascuna funzione dirigenziale, nei limiti delle disponibilità delle risorse di cui all’art. 26, entro i seguenti valori annui lordi per tredici mensilità: da un minimo di € 8779,77 (L.17.000.000) ad un massimo di € 42349, 47 (L.82.000.000)”;
  6. conseguentemente, non può sussistere alcun automatismo tra la riduzione di € 3.356, 97 (L.6.500.000) per il finanziamento del nuovo stipendio tabellare e il “ripristino” del medesimo valore a favore dei dirigenti interessati, anche nel caso che si tratti di una retribuzione di posizione al minimo di € 8779,77 (L.17.000.000) ridotta, per effetto delle citata decurtazione, a € 5422,8 (L.10.500.000);
  7. l’affermazione del comma 2 dell’art. 26 del CCNL del 23.12.1999, secondo la quale la retribuzione di posizione si determina “nei limiti delle disponibilità delle risorse di cui all’art. 26”, non ammetteva e non ammette rivalutazioni automatiche. La disposizione del ripetuto art. 27, infatti, è entrata in vigore dal 24.12.1999, in un momento in cui erano ancora vigenti le regole del CCNL che aveva stabilito il margine di oscillazione della retribuzione di posizione da un da un minimo di € 8779,77 (L.17.000.000) ad un massimo di € 42349, 47 (L.82.000.000);
  8. con la entrata in vigore del CCNL del 12.2.2002, si viene a ripristinare una condizione del tutto analoga a quella del dicembre 1999. A tale ultima data, infatti, il valore minimo della retribuzione di posizione di € 5164,57 (L.10 milioni) non è stato automaticamente incrementato sino a € 8779,77 (L.17.000.000), in quanto tale obiettivo poteva essere conseguito solo se, e quando, fossero state reperite risorse finanziarie sufficienti per tale risultato. Infatti, il comma 3 dell’art. 27, prevede espressamente che “le nuove risorse acquisite in attuazione dell’art. 26” dovranno essere destinate “all’adeguamento del valore minimo di cui al comma 2”;
  9. pertanto, come non poteva verificarsi un incremento automatico nel 1999 così non può verificarsi un analogo automatismo dopo la sottoscrizione del CCNL del 12.2.2002, essendo rimasto immutato il quadro delle regole;
  10. ogni ente, pertanto, per poter eventualmente intervenire sulla rivalutazione della retribuzione dei propri dirigenti sia dopo il dicembre 1999, sia dopo la sottoscrizione definitiva della ipotesi di accordo in esame, non poteva e non potrà liberamente incrementare le risorse dell’art. 26, ma dovrà rispettare i vincoli posti della stessa disposizione contrattuale, aumentando il finanziamento solo nei casi espressamente consentiti, come ad esempio, per la attuazione dell’art. 43 della legge 449 (lett. b), per il recupero della RIA o del maturato economico (lett. e), per l’eventuale utilizzo dell’1,2% (comma 2), per il finanziamento di nuovi servizi (comma 3). In sintesi solo dopo aver accertato la legittima disponibilità delle nuove risorse potranno essere applicati i criteri vigenti nell’ente per la determinazione dei valori delle singole funzioni dirigenziali e, conseguentemente, si potrà realizzare un riallineamento progressivo dei precedenti valori decurtati, con una priorità di intervento per quelli minimi;
  11. occorre, infine, tenere presente che l’art. 27 del CCNL del 23.12.1999, prescrive, tra l’altro, che “al finanziamento della retribuzione di risultato è destinata una quota …. delle risorse complessive di cui all’art. 26 e comunque in misura non inferiore al 15%”. Ne consegue che anche le nuove risorse potranno essere destinate alla retribuzione di posizione solo per la parte che dovesse residuare dopo aver accantonato almeno il 15% per il risultato;
  12. un esempio può chiarire quanto detto.

Ipotizzando un dirigente con una retribuzione di posizione di € 10329, 14

(L.20 milioni) annui, alla luce di quanto detto, si avrà il seguente

percorso attuativi:

-        in sede di prima applicazione, la retribuzione di posizione si riduce a € 6972,17 (L.13.500.000) pari alla differenza tra la retribuzione di posizione in godimento di € 10329,14 e l’importo di € 3.356,97 previsto dall’art.1,comma 3, lett. e) del CCNL del 12.2.2002;

-        periodicamente l’ente ricalcala le risorse dell’art. 26 del CCNL del 23.12.1999, con i vincoli posti dallo stesso articolo;

-        qualora dovessero rendersi disponibili nuovi finanziamenti, questi potranno essere destinati alla rivalutazione della posizione decurtata, una volta soddisfatta anche la quota del 15% per il risultato;

in assenza di nuove risorse, la retribuzione di posizione resta congelata nel valore di € 6972,17 (L.13.500.000).

 
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