05/09/2012

AII_100_Orientamenti_Applicativi

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Si applicano al dirigente a termine le disposizioni in materia disciplinare contenute negli artt.4-13 del CCNL del 22.2.2010?

Il trattamento economico e normativo spettante al dirigente assunto con contratto a termine è definito, come noto, nel contratto individuale di lavoro, cui occorre necessariamente fare riferimento per la individuazione della disciplina applicabile.

Mancano, infatti, nella vigente contrattazione collettiva nazionale dell’area della dirigenza del Comparto Regioni-Autonomie Locali, sia regole specifiche concernenti il contratto dirigenziale a termine sia una clausola generale di automatica estensione dei contenuti della stessa ai dirigenti assunti con contratto di lavoro a termine.

A tal fine è sufficiente rilevare che, come evidenziato, nelle clausole concernenti il campo di applicazione (da ultimo l’art.1, comma 1, del CCNL del 22.02.2010), la disciplina dei CCNL della dirigenza dell’Area II si applica in modo diretto ed automatico solo ed esclusivamente nei confronti dei dirigenti con contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Si tratta di una precisa scelta delle parti negoziali, coerente con le indicazioni fornite in materia dalle amministrazioni rappresentate attraverso il Comitato di settore sin dalla stipulazione del primo CCNL dell’area dirigenziale del Comparto Regioni-Autonome Locali.

Il trattamento economico e normativo di questa categoria di dirigenti, pertanto, trova la sua primaria ed esclusiva fonte di regolamentazione nel contratto individuale sottoscritto dall’ente con il singolo dirigente assunto a termine.

Per la soluzione della problematica esposta, quindi, l’ente, in via preventiva, deve “interpretare” i contenuti del contratto individuale sottoscritto con il dirigente a termine per verificare se all’interno dello stesso esiste una clausola generale con la quale le parti abbiano inteso comunque operare un rinvio dinamico e generale alla contrattazione collettiva della dirigenza come fonte regolativa del rapporto di lavoro, nel senso di estendere al rapporto a termine anche le regole della suddetta contrattazione collettiva, in aggiunta ed ad integrazione pattuizioni espresse e specifiche contenute nel contratto individuale.

Infatti, questa è la prassi ordinaria seguita dagli enti del Comparto, anche in vista della possibilità di riconoscere ai dirigenti assunti a termine gli eventuali incrementi retributivi (stipendio tabellare) previsti per la generalità dei dirigenti dal CCNL.

In presenza di un rinvio espresso e dinamico nel contratto individuale alle previsioni dei CCNL della dirigenza relative ai vari istituti concernenti il trattamento economico e giudico (fermo restando la necessità per l’ente di valutare preventivamente la compatibilità della disciplina contrattuale dettata per il personale a tempo indeterminato con la natura necessariamente limitata nel tempo del contratto a termine,  per evitare situazioni di ingiustificato vantaggio), ai dirigenti a termine potranno applicarsi gli stessi le stesse regola contrattuali vigenti anche per i dirigenti a tempo indeterminato, ivi comprese quelle in materia di procedimento disciplinare.

In mancanza di un rinvio nel senso sopra descritto, la sezione disciplinare del CCNL della dirigenza del 22.2.2010, da un punto di vista formale, diventa di difficile applicazione nei confronti del dirigente a termine.

Tuttavia, l’opzione di non applicare la disciplina contrattuale in materia disciplinare o comunque di non fare alcunché pure in presenza di infrazioni disciplinari del dirigente a termine è di ancora più difficile immaginazione, tenuto conto soprattutto della circostanza che potrebbero ricorrere fattispecie "legali" di infrazione, come quelle definite direttamente dal D.Lgs.n.150/2009 (le norme di tale decreto legislativo in materia disciplinare trovano applicazione anche nei confronti dei dirigenti, a prescindere dalla circostanza che si tratti di rapporti di lavoro a tempo determinato o indeterminato).

Si ritiene, pertanto, che l’ente  debba valutare attentamente la possibilità di procedere ugualmente in sede disciplinare con le norme del CCNL anche nei confronti dei dirigenti a termine in quanto la diversa soluzione, anche se formalmente corretta, porterebbe alla conseguenza assurda di garantire una sostanziale impunità dei medesimi dirigenti, con tutte le ricadute sull’immagine del datore di lavoro pubblico che ne potrebbero derivare.

Sarà eventualmente il giudice del lavoro in sede di contenzioso a decidere in ordine alla legittimità o illegittimità del comportamento dell’ente.

 
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