25/11/2011

AII13_Orientamenti_Applicativi

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Il compenso per ferie non godute deve essere liquidato anche ai dirigenti delle strutture di massima dimensione dell’ente (apicali), tenuto conto che detti dirigenti sono liberi di stabilire in piena autonomia (senza alcuna ingerenza di altri dirigenti o dell’ente) il periodo di fruizione del riposo annuale ?

Ricordiamo, innanzitutto, che, ai sensi dell’art.17, comma 13 del CCNL dell’area della dirigenza del 10.4.1996, l’ente può corrispondere al dirigente il compenso per ferie non godute, secondo la disciplina introdotta dall’art.8 del CCNL 12.2.2002, solo all'atto della cessazione dal rapporto di lavoro (v. anche art.10, comma 2 D.Lgs.66/2003 e successive modifiche) e solo se le ferie spettanti a tale data non siano state fruite per esigenze di servizio (salvo il caso del recesso dell’ente).

Ciò premesso, per la soluzione del problema in esame occorre anche considerare che, secondo la giurisprudenza, il diritto al compenso sostitutivo non spetta quando il mancato godimento delle ferie sia imputabile esclusivamente al dirigente, circostanza che ricorre tutte le volte in cui il dirigente abbia il potere di attribuirsi le ferie senza alcuna ingerenza del datore di lavoro, salvo che non sia dimostrata la ricorrenza di eccezionali ed obiettive necessità aziendali ostative alla fruizione delle stesse.

In tal senso si possono citare:

  • Cassazione civile, sez. lav., 27 agosto 1996, n. 7883: “Il dirigente che, pur avendo il potere di attribuirsi il periodo di ferie senza alcuna ingerenza del datore di lavoro, non eserciti il potere medesimo e non usufruisca quindi del periodo di riposo annuale, non ha il diritto all'indennità sostitutiva delle ferie non godute, a meno che non provi la ricorrenza di eccezionali ed obiettive necessità aziendali ostative alla suddetta fruizione”.
  • Cassazione civile, sez. lav., 7 marzo 1996, n. 1793: “Non compete l'indennità per ferie non godute al dirigente che abbia il potere di autodisciplinare le proprie ferie, senza ingerenza da parte del datore di lavoro, in quanto, se il diritto alle ferie è irrinunciabile, il mancato godimento imputabile esclusivamente al dirigente esclude il diritto all'indennità sostitutiva, salva la ricorrenza di eccezionali e obiettive esigenze aziendali ostative a quel godimento”.
  • Cassazione civile, sez. lav., 6 novembre 1982, n. 5825: “Affinché possa riconoscersi il diritto all'indennità per il mancato godimento delle ferie, è necessario che questo sia dipeso dalla volontà del datore di lavoro o da eccezionali ed ostative necessità aziendale (la cui prova deve essere fornita dal lavoratore), sicché nonostante l'irrinunciabilità sancita dall'ultimo comma dell'art. 37 cost. nessun compenso spetta a colui che, avendo (nella specie, in quanto dirigente) i poteri necessari e la possibilità di mettersi in ferie, abbia preferito nel suo personale interesse non usufruire del periodo di riposo.”
  • Corte appello Milano, 29 novembre 2001: “Allorché il dirigente sia libero di gestire, al di fuori di ogni ingerenza e controllo del datore di lavoro, il suo tempo libero nel corso della giornata, come del periodo di ferie, egli non ha diritto all'indennità sostitutiva di ferie non godute, pur risultanti dalle buste paga, a meno che non fornisca la prova rigorosa della ricorrenza di eccezionali ed obiettive necessità aziendali ostative alla fruizione delle ferie maturate.”
  • Pretura Como, 1 ottobre 1985: “Il dirigente, il quale pretenda l'indennità di ferie, deve dimostrare di non averle potute godere o per volontà del datore di lavoro o per circostanze eccezionali o per esigenze di servizio. Ove, come nella specie, risulti inequivocabilmente provata la spontaneità della rinuncia alle ferie da parte di direttore di giornale, non gli compete l'indennità sostitutiva per ferie non godute”

Non mancano, a dire il vero, pronunce in senso contrario, ma si tratta di voci del tutto isolate: così, Pretura di Parma, 15 marzo 1979: “L'indennità per il mancato godimento delle ferie spetta anche nel caso in cui il dirigente (ed in genere qualsiasi dipendente), pur avendo il potere di mettersi in ferie senza alcuna ingerenza del datore di lavoro, non eserciti, tuttavia, tale potere: non pare, infatti, compatibile con il principio costituzionale dell'irrinunciabilità delle ferie la rinuncia implicita, sia alle ferie che all'indennità sostitutiva, che si concreterebbe nel mancato esercizio, da parte del lavoratore, del potere di mettersi in ferie”

Pertanto, alla luce dell’orientamento assolutamente prevalente della giurisprudenza della Corte di Cassazione, escludiamo che i dirigenti delle strutture di massima dimensione dell’ente abbiano diritto, alla cessazione del rapporto, al compenso per ferie non godute, a meno che non forniscano la prova rigorosa della ricorrenza di eccezionali ed obiettive necessità aziendali ostative alla fruizione delle stesse.

 
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