05/09/2012

AII_78_Orientamenti_Applicativi

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L’art.3 del CCNL del 22.2.2010 prevede il recesso, per responsabilità dirigenziale, nel caso di inosservanza delle direttive generali per l’attività amministrativa e la gestione, formalmente comunicate al dirigente, i cui contenuti siano stati espressamente qualificati di rilevante interesse. In relazione a tale disciplina, qual è l’organo  preposto ad impartire ai dirigenti  le suddette direttive generali? In caso di pedissequa attuazione delle direttive medesime generali,  su chi ricadrebbe la eventuale responsabilità per il mancato raggiungimento degli obiettivi?

L’art.3 del CCNL della dirigenza del Comparto Regioni-Autonomie Locali del 22.2.2010 ripete le previsioni già contenute nel precedente testo dell’art.27, comma 4, del CCNL del 10.4.1996, come risultante dalle modifiche e dalle integrazioni introdotte dall’art.11 del CCNL del 22.2.2006.

Nel proprio atto di indirizzo, il Comitato aveva, infatti, espressamente richiesto una rivisitazione della precedente disciplina contrattuale in materia di recesso per responsabilità dirigenziale, in modo da tenere conto delle innovazioni contenute nel nuovo testo dell’art.21 del D.Lgs.n.165/2001, conseguenti alle modifiche della legge n.145/2002, ritenute coerenti con una gestione del rapporto di lavoro della dirigenza più funzionale alle esigenze organizzative ed operative degli enti del comparto.

Il citato art.21, comma 1, del D.Lgs.n.165/2001, infatti dispone che: “ Il mancato raggiungimento degli obiettivi accertato attraverso le risultanze del sistema di valutazione di cui al Titolo II del decreto legislativo di attuazione della legge 4 marzo 2009, n. 15, in materia di ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni ovvero l'inosservanza delle direttive imputabili al dirigente comportano, previa contestazione e ferma restando l'eventuale responsabilità disciplinare secondo la disciplina contenuta nel contratto collettivo, l'impossibilità di rinnovo dello stesso incarico dirigenziale. In relazione alla gravità dei casi, l'amministrazione può inoltre, previa contestazione e nel rispetto del principio del contraddittorio, revocare l'incarico collocando il dirigente a disposizione dei ruoli di cui all'articolo 23, ovvero recedere dal rapporto di lavoro secondo le disposizioni del contratto collettivo.”.

L’art.11 del CCNL del 22.2.2006 ha tradotto tale indicazione in una nuova e precisa regolamentazione dell’istituto del recesso per responsabilità dirigenziale.

Nel nuovo sistema, la gravità della responsabilità del dirigente è ricondotta:

  1. al mancato raggiungimento di obiettivi individuati, preventivamente ed espressamente, come particolarmente rilevanti per il conseguimento dei fini istituzionali dell’ente specifiche nei documenti di programmazione e formalmente assegnati al dirigente;
  2. all’inosservanza delle direttive generali per l’attività amministrativa e la gestione, formalmente comunicate al dirigente, che siano state espressamente qualificate di rilevante interesse per l’ente.

La tutela del dirigente in entrambe le situazioni viene garantita anche attraverso la previsione della necessità, per l’integrazione della fattispecie, che il dirigente, in anticipo, abbia piena e completa conoscenza dei comportamenti che saranno prioritariamente considerati dall’ente in sede di valutazione e che potrebbero dare luogo alla risoluzione del rapporto di lavoro.

Inoltre, sempre ai fini dell’integrazione delle fattispecie prese in considerazione dalla clausola contrattuale, è necessario che l’ente specifichi espressamente quali obiettivi dei documenti di programmazione o quali contenuti delle direttive generali devono considerarsi “rilevanti”.

Ove, in presenza dei requisiti richiesti, sia accertata la responsabilità grave del dirigente, l’ente può recedere dal rapporto di lavoro con il dirigente per giusta causa, ai sensi dell’art.2119 del codice civile.

Nell’ambito della complessiva rivisitazione e risistemazione organica della intera materia della responsabilità sia dirigenziale che disciplinare del dirigente, le precedenti previsioni degli art.27, comma 4, del CCNL del 10.4.1996 e dell’art.11 del CCNL del 22.2.2006 sono state ricondotte all’interno dell’art.3 del CCNL del 22.2.2010.

Sotto il profilo contenutistico, quindi, questo articolo non presenta elementi di novità rispetto al passato.

Le stesse ipotesi legittimanti il recesso, nelle ipotesi di particolare gravità della responsabilità dirigenziale, sono quelle direttamente previste dalla legge: il mancato raggiungimento degli obiettivi oppure (come stabilisce espressamente il legislatore) l’inosservanza delle direttive.

Pertanto, in coerenza con le previsioni sia dell’art. 4, comma 1, del D.Lgs.n.165/2001 e dell’art.107 del D.Lgs.n.267/2000, le direttive generali per l’attività amministrativa e la gestione, la cui inosservanza nei casi di particolare gravità individuati dalla contrattazione collettiva può determinare il recesso per giusta causa, devono identificarsi con quelle emanate dall’organo di governo dell’amministrazione, nell’esercizio dei poteri di indirizzo e di controllo politico amministrativo allo stesso spettanti.

 
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