La previdenza complementare per i pubblici dipendenti

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In occasione del FORUM della Pubblica Amministrazione, svoltosi a maggio alla Fiera di Roma, nello spazio della COVIP (Commissione di Vigilanza dei Fondi Pensione), si è parlato su questo tema, con riguardo ai Fondi istituiti o costituiti per i pubblici dipendenti contrattualizzati che rappresentano una platea di potenziali associati di circa 2.750.000 unità.

A distanza di dodici anni dalla negoziazione del’Accordo Quadro del 29 luglio 1999, e dalla realizzazione dei due DPCM 20.12.1999 e 2.03.2001, che hanno costituito le basi per la vita dei Fondi negoziali, a capitalizzazione ed a contribuzione definita, (distinta in reale e figurativa), è iniziato il lungo e impegnativo percorso che ha visto – per ragioni di economia – la realizzazione di tre grandi raggruppamenti di comparti, che hanno dato vita ad altrettanti Fondi chiusi, aventi come destinatari:

- i dipendenti della Scuola (Fondo ESPERO) da tempo operante;

- i dipendenti delle Regioni EE.LL. e Sanità (Fondo PERSEO) anche esso costituito;

- i dipendenti dei Ministeri, Parastato, PCM, ENAC, CNEL (Fondo SIRIO) in fase di costituzione;

- per Università e Ricerca si sta tuttora lavorando per trovare soluzioni compatibili con lo scarso numero di associabili.

A chi si domanda le ragioni dell’eccessivo tempo trascorso, occorre ricordare che la nascita di questi Fondi non ha visto solo momenti di negoziazione e di confronto tra A.Ra.N. e OO.SS. per disciplinare Statuti e Regolamenti elettorali (realizzato solo per ESPERO), ma hanno dovuto attendere normative idonee per il contesto “pubblico” quali: l’individuazione dei soggetti competenti a designare i membri di parte datoriale negli Organi di amministrazione e controllo ed in quelli successivi; l’identificazione del paniere di Fondi in base al quale calcolare i rendimenti da applicare agli accantonamenti figurativi; la nuova disciplina dei requisiti di onorabilità e professionalità necessari a chi dovrà ricoprire incarichi di consigliere, revisore e di direzione dei Fondi; la possibilità di finanziare le spese di avvio dei Fondi di previdenza complementare per i dipendenti di tutte le amministrazioni pubbliche.

Decollo e crescita dei Fondi, sia pubblici che privati, si sono dimostrati lenti e produttivi di non soddisfacenti adesioni. Proprio su questo punto vale la pena di soffermarsi per cercare la causa dell’evidente disinteresse.

I comportamenti evidenziano l’assoluta mancanza di una cultura del risparmio per la vecchiaia, che dovrebbe accompagnare la previdenza complementare, cercando di privilegiare l’incremento dei finanziamenti in particolare da parte dei lavoratori giovani che hanno facoltà di scegliere aliquote contributive superiori, una volta iscritti nei fondi, come definite dagli Amministratori.

Centrale, per colmare questa lacuna, è lo sviluppo della informazione per far sì che gli anziani di domani realizzino la continuazione di una dignitosa esistenza. Purtroppo l’informazione non è stata favorita, perpetuando la tendenza a conservare ciò che si ha senza sfruttare quelle che appaiono “dubbie opportunità” e portando i lavoratori a non decidere. Con tale atteggiamento nascono i presupposti per una pensione insufficiente alle proprie esigenze e, quindi, una mortificante dipendenza economica dalla società e, in particolare, dalla famiglia.

Si deve far conoscere il progressivo depauperamento del valore della pensione obbligatoria, se si vuole far scattare la molla della indispensabilità della previdenza complementare, ma occorre far presto.

A questo punto voglio solo ricordare che qualcosa sta per cambiare. Dopo “un giorno per il futuro, la giornata del risparmio” il Ministro Sacconi ha celebrato il 25 maggio “la giornata annuale per la diffusione della cultura previdenziale”, evidenziando che da una quindicina d’anni il sistema delle pensioni è mutato radicalmente e poco – pochissimo, quasi nulla – è stato fatto per farlo comprendere a chi lo dovrà utilizzare. Lo stesso Presidente dell’INPS, Mastrapasqua, ha in concomitanza dichiarato che occorrono formule che postulino una crescente responsabilità personale nella costruzione progressiva della propria pensione, dal riscatto della laurea alle forme di previdenza complementare, indicando così la strada per un modello previdenziale accettabile.

Sulla stessa lunghezza d’onda la COVIP, in occasione dell’Assemblea annuale (maggio 2011), con il suo Presidente Finocchiaro, ha rivolto alle Istituzioni ed alle parti sociali l’invito ad operare per promuovere ed agevolare la previdenza complementare.

E questi sono forti e significativi segnali che ci inducono a bene sperare su una informazione continua, presupposto indispensabile per far conoscere le cose positive che possono scaturire dall’appartenenza ai Fondi chiusi dei pubblici dipendenti.

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