Andamento del costo del lavoro pubblico nel rapporto della Corte dei Conti di maggio 2011

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Rallenta la dinamica del costo del lavoro pubblico nel 2009, + 0,76% rispetto al 2008. Sintonia sostanziale tra dati Aran e dati della Corte dei conti che, nel recente rapporto sul costo del lavoro 2011, evidenzia il significativo rallentamento della dinamica del costo del lavoro pubblico nel 2009 ed una significativa riduzione, nello stesso anno, del numero delle progressioni economiche e di carriera. In un’ottica comparata, i dati italiani sono inoltre posti a confronto con gli andamenti fatti registrare nei principali paesi europei. 

Il recente rapporto pubblicato dalla Corte dei conti pone l’accento sul significativo rallentamento della dinamica del costo del lavoro pubblico nel 2009: il rapporto evidenzia infatti un aumento dello 0,76%, rispetto al 2008. Tale dato va letto in relazione alla maggiore “sobrietà” dell’ultima stagione contrattuale, nella quale sono stati concessi aumenti del 3,2%, nonché agli effetti dei limiti imposti legislativamente alla crescita dei fondi per la contrattazione di secondo livello (integrativa). Effetti che si combinano, altresì, con l’evidente calo occupazionale registrato nel 2009 (-2%), conseguente ai più stringenti vincoli sulle assunzioni e sul turn-over introdotti a partire dal 2008[1]. Su tale ultimo aspetto, va segnalato anche il contributo derivante dal settore non statale (-0,84%), storicamente meno permeabile alle politiche di contenimento degli organici. 

Altro dato messo in luce dalla Corte riguarda il forte calo del personale a tempo determinato (-8,29%), sul quale hanno inciso in modo determinante, oltre alle misure di contenimento più sopra ricordate, le norme che limitano ad esigenze temporanee ed eccezionali le possibilità di assumere con rapporti di lavoro flessibile.

 Le tavole 1 e 2 riportano le suindicate elaborazioni della Corte su dati MEF-Rgs.

 

Di tali tendenze si era già occupata l’Aran nei due rapporti semestrali del 2010, dove l’analisi si era necessariamente concentrata sull’andamento delle retribuzioni pro-capite dal 2000 al 2009. In particolare, a fronte di un dato complessivo di crescita del periodo osservato prossimo al 40%, si era evidenziato un deciso rallentamento nell’ultimo anno con una variazione vicina al 3%..

 

La riduzione della crescita sarà ancora più evidente nel 2010, anno nel quale hanno cominciato a manifestarsi i primi effetti del blocco della contrattazione nazionale e della crescita delle retribuzioni introdotto dalla manovra finanziaria dello scorso anno[2]. 

Tavola 1
Occupati nella pubblica amministrazione

 

Tavola 2
Costo del lavoro dipendente nel settore statale e non statale
(dati in miliardi di Euro)


Fonte: Elaborazioni Corte dei conti su dati Conto annuale RGS

Il rallentamento della sostenuta dinamica che ha caratterizzato le retribuzioni del settore pubblico nell’ultimo decennio si affianca ad un altro importante fenomeno analizzato nel rapporto: la marcata riduzione del numero di “progressioni economiche e di carriera” attribuite annualmente al personale (figura 1). In particolare, viene evidenziato il tratto decrescente delle cosiddette progressioni verticali (di carriera vera e propria) a partire già dal 2006, ascrivibile ai mutati orientamenti giurisprudenziali sulla relativa disciplina ed alla conseguente piena riconduzione della carriera agli ordinari vincoli assunzionali. Tali orientamenti, da ultimo recepiti nelle norme di riforma previste dal d.lgs. n. 150/2009, rendono assai probabile una ulteriore contrazione del dato. Analoga tendenza, anche se con tratti meno evidenti, si riscontra per le “progressioni orizzontali” (avanzamenti solo economici). Esse hanno avuto, infatti, un forte impulso iniziale (2001), mantenendo un andamento tendenzialmente ciclico negli anni successivi. Dal 2009 è prevedibile una drastica riduzione delle progressioni (sia economiche che di carriera) per effetto dei più stringenti vincoli previsti nella manovra finanziaria 2010.

 Figura 1

 Progressioni orizzontali e verticali (numero per anno)


Fonte: Elaborazioni Corte dei conti su dati Conto annuale RGS

Di un certo interesse risultano anche i confronti sul costo del lavoro tra i principali paesi europei.

 

L’esame comparato si concentra sui dati relativi alla spesa complessiva per le retribuzioni nel settore pubblico. Da tali dati risulta evidente, in tutti i Paesi, un aumento della percentuale della spesa sul PIL, dovuto in larga parte al generale rallentamento delle economie, a partire dal 2008, in conseguenza della crisi finanziaria (figura 2).

 

Figura 2

 

Redditi da lavoro dipendente in percentuale del PIL nei principali Paesi europei

 

 

 

 

Fonte: Banca d’Italia – Supplementi al bollettino statistico n. 44/2010

 

Il repentino innalzamento registrato nel 2009 del rapporto spesa/PIL, che ha riguardato la generalità dei Paesi dell’area Euro, spiega in particolare l’adozione di politiche di contenimento sostanzialmente omogenee e convergenti sui medesimi obiettivi di politica economica.

 

Limitando l’attenzione ai principali Paesi, si evidenziano i seguenti principali interventi:

 

    • Grecia: a fronte di una dinamica retributiva dei pubblici dipendenti del 109,2%, tra il 2001 e il 2009 sono stati bloccati per tre anni i salari e ridotte alcune indennità del 10%;
    • Portogallo: congelamento degli aumenti reali, tagli del 5% degli stipendi di funzionari e manager, forte razionalizzazione dei servizi;
    • Regno Unito: blocco biennale delle retribuzioni ad eccezione di quelle più basse, forte ridimensionamento dei dipendenti (meno 600.000 unità in 5 anni);
    • Germania: riduzione del 2,5% delle retribuzioni, dimezzamento della tredicesima e forte riduzione degli occupati;
    • Francia: turnover al 50% e riduzione delle spese dei ministeri del 10%;
    • Spagna: riduzione media del 5% delle retribuzioni nel 2010 e congelamento per il 2011 e 2012;
    • Irlanda: tagli alle retribuzioni dei dipendenti tra il 5 e l’8% e dei dirigenti e politici tra il 10 ed il 12%, forte riduzione degli organici e mobilità per la ridistribuzione della forza lavoro.

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Rapporto Corte dei conti 2011 sul costo del lavoro pubblico

 


[1] La riduzione di personale risulta più evidente nei comparti più direttamente investiti dalle misure restrittive previste dal d.lgs. n. 112/2008 (Scuola, Ministeri, Agenzie fiscali ed Enti pubblici non economici).

[2] Il comunicato ISTAT del 1° marzo 2011 segnala a consuntivo un dato di crescita dei redditi da lavoro del settore pubblico dello 0,5% per il 2010, quale risultante di una crescita delle retribuzioni pro-capite dell’1,5% e della riduzione dell’occupazione pari all’1%. Le previsioni “a politiche invariate” contenute nel recente Documento di Economia e Finanza per il 2011-2014 evidenziano una diminuzione della spesa per redditi da lavoro dipendente nel 2011 ed una sostanziale stabilità per il 2012 ed il 2013. Tali previsioni registrano gli effetti delle misure previste dal D.L. n. 78/2010 (blocco della contrattazione e degli automatismi stipendiali, congelamento fino al 2013 dei trattamenti economici individuali e complessivi).

 
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