Economia e statistica

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Banca mondiale, OCSE, OIL, Banca centrale europea, Banca d'Italia, Ragioneria generale dello Stato, Istat, Corte dei conti. 

"G20 labour markets: outlook, key challenges and policy responses" – OCSE, ILO, THE WORLD BANK

Secondo un rapporto preparato dall’OIL, OCSE e Banca mondiale, una ampia e persistente riduzione del numero e della qualità dei posti di lavoro, creati nei paesi del G20, sta compromettendo le prospettive per riaccendere la crescita economica. Nonostante alcuni recenti miglioramenti, a seguito della crisi finanziaria la ripresa è ancora lenta e comporta, in alcuni paesi appartenenti al G20, un tasso di disoccupazione elevato che persisterà almeno fino al 2018. Le condizioni del mercato del lavoro stanno inficiando sulla ripresa economica influenzando in negativo sia i consumi che gli investimenti. I governanti dovrebbero essere più indipendenti dalle forze provenienti dal mercato e dalla finanza. Il rapporto afferma che il raggiungimento di una crescita sostenibile, equa e inclusiva, necessita di politiche in tutti i settori interessati - che migliorino la produttività e salari, opportunità di lavoro e risultati, in particolare per i gruppi più colpiti dalla crisi o che sono vulnerabili. La relazione evidenzia come gli Stati devono supportare la protezione sociale, il dialogo sociale, i diritti del lavoro e la sicurezza sul lavoro - e non privare e precarizzare i lavoratori.

G20 labour markets- OCSE-ILO-TWB 

Education at a glance 2014 – OCSE

Secondo il rapporto in oggetto pubblicato dall’OCSE, l'accesso all'istruzione continua ad espandersi in tutto il mondo, ma le divisioni socio-economiche tra adulti istruiti e il resto della società sono in crescita. I governi devono fare di più per garantire che tutti abbiano la stessa possibilità di acquisire una buona istruzione sin dai primi anni di vita. L'istruzione può contribuire a far uscire le persone dalla povertà e dal rischio dell'esclusione sociale, ma per farlo bisogna spezzare il legame tra origine sociale e opportunità educative. Aumentare l'accesso all'istruzione per tutti continuando a migliorare le competenze delle persone sarà essenziale per la prosperità a lungo termine e per creare una società più coesa. Nuovi dati sulle retribuzioni indicano anche un divario crescente tra coloro che hanno ottenuto un titolo di studio universitario e chi ha una istruzione inferiore determinando un peggioramento delle condizioni economiche e sociali delle classi medie. Il rapporto analizza i sistemi educativi dei 34 paesi membri dell'OCSE ed Argentina, Brasile, Cina, Colombia, India, Indonesia, Lettonia, Russia, Arabia Saudita e Sud Africa.

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Education at a glance 2014. Country note Italy – OCSE

La percentuale dei ragazzi tra 15-29 anni senza attività lavorativa e che sono usciti dal sistema d’istruzione o non sono iscritti a corsi di formazione (NEET) è aumentata di oltre 5 punti percentuali tra il 2008 e il 2012, dal 19,2% al 24,6%. I tassi d’iscrizione all’università in Italia hanno segnato una fase di ristagno o sono diminuiti negli anni più recenti e il numero di studenti che abbandonano precocemente gli studi ha smesso di diminuire dopo il 2010. Tra il 2000 e il 2012, l’Italia ha registrato aumenti significativi del livello d’istruzione ma, nonostante i trend positivi registrati nell’aumento del livello d’istruzione, i giovani italiani hanno livelli d’istruzione inferiori ai loro coetanei della maggior parte degli altri Paesi. Nel 2012, la percentuale di 25-34enni in Italia senza diploma del secondario superiore (28%) era la terza più alta dei Paesi EU21, dopo Portogallo (42%) e Spagna (35%) ed era molto più alta rispetto alla media dell’OCSE del 17,4% e alla media del 15,7% degli EU21. Nel 2012, il tasso di laureati tra i 25-34enni è stato il quartultimo dei Paesi dell’OCSE e del G20 con dati disponibili (per i tassi di laureati l’Italia si colloca al 34° posto su 37 Paesi.). Il Rapporto evidenzia infine che l’Italia è il solo Paese che registra una diminuzione della spesa pubblica per le istituzioni scolastiche tra il 2000 e il 2011 ed è il Paese con la riduzione più marcata (5%) del volume degli investimenti pubblici tra il 2000 e il 2011.

Education At a Glance 2014-Country-Note-italian 

Bollettino economico mensile. Settembre 2014 – BCE

Nella riunione del 4 settembre, il Consiglio direttivo ha deciso di ridurre il tasso di interesse sulle principali operazioni di rifinanziamento dell’Eurosistema di 10 punti base, portandolo allo 0,05% e facendogli toccare i minimi storici. Il Consiglio direttivo ha inoltre deciso di dare inizio all’acquisto di attività del settore privato non finanziario tese a realizzare un ulteriore accomodamento della politica monetaria e a sostenere il credito all’economia reale. Nel secondo trimestre di quest’anno il PIL, in termini reali, dell’area dell’euro è rimasto invariato rispetto al periodo precedente, dopo quattro trimestri di moderata espansione. Secondo la stima rapida dell’Eurostat, nell’area dell’euro l’inflazione sui dodici mesi misurata sullo IAPC si è collocata in agosto allo 0,3%, dopo lo 0,4% di luglio. Tale andamento è soprattutto riconducibile al calo registrato per i beni energetici, mentre le altre principali componenti non hanno mostrato sostanziali variazioni a livello aggregato. Il tasso di disoccupazione nell’area euro continua ad evidenziare un continuo incremento. Per quanto riguarda le finanze pubbliche, il complessivo risanamento degli ultimi anni ha contribuito alla riduzione degli squilibri di bilancio. La piena e coerente applicazione dell’attuale quadro di sorveglianza macroeconomica e dei conti pubblici dell’area dell’euro è indispensabile per ridurre gli elevati rapporti debito/PIL, aumentare la crescita potenziale e rafforzare la capacità di tenuta dell’area agli shock.

Bollettino economico mensile. Settembre 2014 - BCE 

L’economia italiana in breve n. 89, settembre 2014 – Banca d’Italia

Il documento redatto da Bankitalia mostra il contesto economico italiano utilizzando alcuni indicatori grafici e numerici, funzionali a descrivere la situazione corrente del paese tramite l'analisi di alcune macro-grandezze economiche. La rilevazione è stata effettuata su alcune voci di seguito elencate: PIL, domanda nazionale e commercio con l'estero; produzione industriale e tendenza degli ordini; clima e fiducia dei consumatori; indici dei prezzi al consumo e alla produzione; posizione patrimoniale netta verso l'estero; bilancia dei pagamenti; indebitamento netto, avanzo primario e debito delle amministrazioni pubbliche; consistenze dei debiti di stato per titolo e categoria di investitori; titoli di Stato benchmark e rendimenti lordi a scadenza; curva dei rendimenti zero-coupon desunta dai titoli di Stato e dai tassi di mercato interbancario; turnover dei titoli di Stato; corsi azionari e turnover del mercato borsistico italiano.

L'economia italiana in breve n.89 - Banca d'Italia

Analisi e valutazione della spesa - Indicatori dei programmi di spesa (luglio 2014) - RGS

La Ragioneria Generale dello Stato, al fine di fornire un quadro aggiornato e sintetico dell’attività dell’amministrazione, della domanda di servizi, della quantità e qualità di offerta realizzata e dei fenomeni che si intendono influenzare attraverso gli interventi sottostanti le missioni e i programmi del bilancio dello Stato, pubblica una rassegna di indicatori di contesto e di risultato associati alle Missioni e ai Programmi del Bilancio dello Stato.

 http://www.rgs.mef.gov.it/VERSIONE-I/Pubblicazioni/Analisi_e_valutazione_della_Spesa/Indicatori-dei-programmi/2013/

Rendiconto generale del bilancio 2013 in breve – RGS

Il Rendiconto generale del bilancio dello Stato in breve presenta un’analisi del conto del bilancio e del conto del patrimonio. Per il conto del bilancio, oltre all’analisi dei saldi, viene illustrato, sul lato delle entrate, l’andamento degli accertamenti e degli incassi per i principali titoli, e sul lato della spesa, l’andamento degli impegni e dei pagamenti per categoria economica e per filoni di politiche settoriali. Per quanto riguarda il conto del patrimonio, viene dato conto della consistenza e della composizione delle attività e delle passività alla fine dell’esercizio 2013, che in particolare si è chiuso con un aumento delle attività di circa il 2% rispetto alla chiusura del 2012 (1.000 miliardi di euro contro i 979 del 2012) e un aumento delle passività dell’1,9% rispetto al valore registrato alla fine del 2012 (2.561 miliardi di euro contro i 2.513 miliardi del 2012).

Rendiconto generale del bilancio 2013 in breve - RGS 

Trattamenti pensionistici e beneficiari: un'analisi di genere - ISTAT

Nel 2012 sono stati erogati 23.577.983 trattamenti pensionistici: il 56,3% a donne e il 43,7% a uomini. Le donne rappresentano il 52,9% dei pensionati (8,8 milioni su 16,6 milioni), ma L'importo medio annuo delle prestazioni di titolarità femminile è pari a 8.965 euro, il 60,9% di quello delle pensioni di titolarità maschile, che si attesta a 14.728 euro. Dei 626.408 nuovi pensionati del 2012, le donne rappresentano il 52% e percepiscono redditi più bassi (10.953 a fronte dei 17.448 degli uomini). Il numero di trattamenti percepiti dalle donne è mediamente superiore a quello degli uomini, di conseguenza il divario economico di genere si riduce al 42,9% se calcolato sul reddito pensionistico (pari a 19.395 euro per gli uomini e a 13.569 per le donne). Tra il 2002 e il 2008, la forbice reddituale tra pensionati e pensionate è aumentata di 2,1 punti percentuali (4,4 punti con riferimento agli importi medi delle singole prestazioni); a partire dal 2008 si è osservata una progressiva riduzione che tuttavia ha mantenuto i livelli di disuguaglianza superiori a quelli del 2004. Oltre la metà delle donne (52%) percepisce meno di mille euro, contro un terzo (32,2%) degli uomini. Il numero di uomini (178 mila) con un reddito pensionistico mensile pari o superiore a 5.000 euro è cinque volte quello delle donne (33 mila). Le disuguaglianze di genere sono più marcate nelle regioni del Nord, sia con riferimento agli importi medi delle singole prestazioni sia in relazione al reddito pensionistico dei beneficiari. Il rapporto tra il numero di pensionati residenti e la popolazione occupata - rapporto di dipendenza - è a svantaggio delle donne: 90,2 pensionate ogni 100 lavoratrici, a fronte di 56,5 uomini ogni 100 lavoratori. Anche il tasso di pensionamento (rapporto tra numero di pensioni e popolazione residente) è superiore tra le donne (43,1%) rispetto agli uomini (35,6%).

Trattamenti pensionistici e beneficiari-ISTAT 

Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali. Agosto 2014 - ISTAT

Alla fine di agosto 2014 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 41,0% degli occupati dipendenti e corrispondono al 38,9% del monte retributivo osservato. Nel mese di agosto l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dell'1,1% nei confronti di agosto 2013. Complessivamente, nei primi otto mesi del 2014 la retribuzione oraria media è cresciuta dell'1,3% rispetto al corrispondente periodo del 2013. Con riferimento ai principali macrosettori, ad agosto le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell'1,4% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica  amministrazione. I settori che ad agosto presentano gli incrementi tendenziali maggiori sono: telecomunicazioni (3,1%), estrazione minerali (2,9%), gomma, plastica e lavorazione minerali non metalliferi e legno, carta e stampa (entrambi 2,8%). Si registrano variazioni nulle in tutti i comparti della pubblica amministrazione e una variazione negativa nel settore dei trasporti, servizi postali e attività connesse (-0,3%). Tra i contratti monitorati dall'indagine, nel mese di agosto non sono stati recepiti nuovi accordi e nessuno è scaduto. Alla fine di agosto la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 59,0% nel totale dell'economia e del 47,0% nel settore privato. L'attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 32,0 mesi per l'insieme dei dipendenti e di 17,1 mesi per quelli del settore privato.

Retribuzioni contrattuali-set_2014-ISTAT 

Conti economici nazionali secondo il SEC 2010. Anni 2009-20013 – ISTAT

Da settembre 2014 l'Istat, di concerto con Eurostat e con gli altri Istituti di statistica europei, adotta il nuovo Sistema europeo dei conti nazionali e regionali (Sec 2010). In questa sede vengono diffuse le nuove stime annuali dei conti nazionali per il periodo tra il 2009 e il 2013, che sostituiscono quelle pubblicate in precedenza per i medesimi anni. Nel 2013 il Pil ai prezzi di mercato è stato pari a 1.618.904 milioni di euro correnti, con una riduzione dello 0,6% rispetto all'anno precedente. In volume il Pil è diminuito dell'1,9%. Rispetto ai dati diffusi a marzo 2014, calcolati sulla base del Sec 95, il livello del Pil nominale per l'anno 2013 è stato rivisto al rialzo del 3,8%. I tassi di variazione del Pil per gli anni recenti hanno, invece, subìto revisioni molto contenute. Dal lato della domanda nel 2013 si registra una caduta in volume del 2,3% dei consumi finali nazionali e del 5,4% degli investimenti fissi lordi, mentre le esportazioni di beni e servizi hanno segnato un aumento dello 0,6%. Le importazioni sono diminuite del 2,7%. L'indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche (AP), misurato in rapporto al Pil, è risultato pari a -2,8%. La stima pubblicata ad aprile scorso, definita in base ai criteri del Sec 95, era pari a -3,0%. L'avanzo primario (indebitamento netto meno la spesa per interessi) espresso in rapporto al Pil risulta ora del 2,0%, con una revisione al ribasso di 0,2 punti percentuali rispetto alla stima in vecchio Sec.

Conti economici nazionali Sec 2010. Anni 2009-2013-ISTAT 

Le unità istituzionali appartenenti al settore delle amministrazioni pubbliche. Anno 2014 – ISTAT

Sulla base del nuovo Sec2010, il Sistema europeo dei conti, l'Istat ha pubblicato l'elenco delle unità istituzionali che fanno parte del settore delle amministrazioni pubbliche (Settore S13), i cui conti concorrono alla costruzione del Conto economico consolidato delle amministrazioni pubbliche. I criteri utilizzati per la classificazione sono di natura statistico-economica. Ai sensi dell'art. 1, comma 3 della legge 31 dicembre 2009, n.196 e ss.mm. (Legge di contabilità e di finanza pubblica), l'Istat ha pubblicato l'elenco sulla gazzetta ufficiale, serie generale n. 210 del 10 settembre 2014.

Elenco AP_SEC2010_2014 

Il ricalcolo del PIL per l’anno 2011 – ISTAT

Secondo le nuove stime dei conti nazionali per l'anno 2011, per effetto dei cambiamenti introdotti dal Sec 2010 al sistema di misurazione e delle innovazioni introdotte dall'Istat, il Prodotto interno lordo dell'Italia è ora stimato in 1.638,9 miliardi di euro, contro i 1.579,9 miliardi della stima in Sec 95, con una rivalutazione complessiva di 59,0 miliardi, corrispondente al 3,7% del precedente livello in valore. Per quanto riguarda gli aggregati che concorrono alla formazione del Pil, la spesa per consumi finali viene rivalutata del 3,1% (al suo interno quella delle famiglie aumenta del 4%), gli investimenti fissi lordi del 6,9%. Alla rivalutazione del Pil nominale del 2011 hanno contribuito per 1,6 punti percentuali (24,6 miliardi di euro) le modifiche dovute alle innovazioni metodologiche introdotte dal Sec 2010; la quota preponderante (1,3 punti percentuali, pari a 20,6 miliardi) è attribuibile alla capitalizzazione delle spese per ricerca e sviluppo.

Il ricalcolo del Pil per l’anno 2011-set_2014_ISTAT 

Conti economici trimestrali. II trimestre 2014 – ISTAT

Nel secondo trimestre del 2014 il prodotto interno lordo (PIL), espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2005, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,2% sia rispetto al trimestre precedente, sia nei confronti del secondo trimestre del 2013. La stima preliminare diffusa il 6 agosto 2014 scorso aveva rilevato la stessa diminuzione congiunturale e una diminuzione tendenziale dello 0,3%. La variazione acquisita per il 2014 è pari a -0,2%. Rispetto al trimestre precedente, i consumi finali nazionali hanno registrato una variazione nulla, sintesi di una crescita dello 0,1% della spesa delle famiglie e di un calo dello 0,1% della spesa della pubblica amministrazione (PA) e delle Istituzioni Sociali Private (ISP), mentre gli investimenti fissi lordi sono diminuiti dello 0,9%. Le importazioni sono aumentate dell'1,0%, le esportazioni dello 0,1%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,1 punti percentuali alla variazione del PIL. Il contributo è stato positivo per i consumi delle famiglie (0,1 punti percentuali), nullo per la spesa della PA e negativo per gli investimenti fissi lordi (-0,2 punti percentuali). Il calo congiunturale del PIL è la sintesi di andamenti negativi del valore aggiunto in tutti i principali comparti, con diminuzioni dello 0,8% nell'agricoltura, dello 0,5% nell'industria e dello 0,1% nei servizi. In termini tendenziali, il valore aggiunto è aumentato dello 0,4% nell'agricoltura e dello 0,1% nei servizi, mentre ha registrato un calo nell'industria in senso stretto (-0,7%) e nelle costruzioni (-2,1%).

Conti economici trimestrali. II Trimestre 2014 - ISTAT 

Relazione concernente “Gli andamenti della finanza territoriale – analisi dei flussi di cassa per gli anni 2011-2012-2013” - deliberazione n. 20/2014/SEZAUT - Corte dei conti

La Sezione delle autonomie della Corte dei conti, con deliberazione n. 20/SEZAUT/2014/FRG, ha approvato la relazione al Parlamento sui risultati delle analisi dei flussi di cassa degli enti territoriali per gli anni 2011-2012-2013. Nella relazione si sono utilizzati prevalentemente i dati reperibili dal SIOPE e dal SICO, riunendo in un unico referto le analisi sui dati di cassa sia delle Regioni che degli Enti locali. Il quadro che emerge dalle analisi effettuate sui dati di cassa risulta fortemente influenzato dall’immissione di liquidità avviata dal d.l. n. 35/2013 e proseguita dal d.l. n. 102/2013 e n. 66/2014. I risultati dell’indagine confermano come le misure di alleggerimento dei vincoli del patto di stabilità interno siano state interamente utilizzate da Regioni e Province ma non dai Comuni, i quali hanno usufruito degli spazi finanziari in misura inferiore del previsto. Nel complesso sono rimasti inutilizzati circa 3,6 miliardi, pari al 15% delle risorse disponibili. Relativamente alla spesa di personale del comparto Regioni ed autonomie locali emerge che il comparto occupa circa 550.000 dipendenti per una spesa totale di circa 15 miliardi di euro. Nel 2012 la spesa media per un dipendente regionale ammontava a 35.050 euro, a fronte di 27.780 relativi al dipendente comunale e di 28.358 per il dipendente provinciale. La spesa media per il personale dirigente è di 92.735 nelle Regioni, 87.054 nei Comuni e 96.554 nelle Province. L’impatto della spesa di personale sul complesso della spesa corrente evince, per il 2013, un valore del 16,27% per le Regioni e le Province autonome, del 28,86% per i Comuni e del 27,23% per le Province. 

Analisi dei flussi di cassa anni 2011-2013
Analisi della spesa di personale

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