Le caratteristiche della mobilità nei comparti del pubblico impiego

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Nell’ultimo numero del Rapporto semestrale Aran (n. 1 del 2012) è stato analizzato il fenomeno della mobilità, per comprendere andamento e caratteristiche del mercato del lavoro del pubblico impiego.

Prima di iniziare l’esame dei numeri è opportuno chiarire le diverse tipologie di mobilità presenti nel nostro ordinamento:

•        mobilità temporanea, cioè i casi in cui il dipendente è assegnato provvisoriamente presso altra amministrazione, continuando il suo rapporto di lavoro con l’isitituzione di provenienza. È una mobilità di breve periodo e gli istituti utilizzati sono il comando, il distacco, il fuori ruolo e le convenzioni;

•        mobilità permanente, in cui il trasferimento del lavoratore comporta il passaggio nei ruoli della nuova amministrazione e la cessione del contratto di lavoro. In tale ambito le norme e le procedure distinguono:

- il passaggio diretto di personale tra amministrazioni diverse, richiesto dal dipendente e disciplinato dall’art. 30 D.Lgs. 165/2001, la cd. mobilità volontaria;

-  la mobilità imposta dall’amministrazione a seguito di rilevazione di soprannumero o eccedenza di personale, ai sensi dell’art. 33 D.Lgs. 165/2001;

-  la mobilità intracomparto quando avviene tra due amministrazioni dello stesso comparto;

-  la mobilità extracomparto quando le amministrazioni appartengono a due comparti differenti.

Nella Tavola 1 si riportano i dati delle varie suddivisioni, eccezione fatta per la mobilità imposta dall’amministrazione, in quanto tale dato non è ad oggi estrapolabile dalle informazioni di Conto annuale. In realtà i numeri di questo tipo di mobilità non dovrebbero essere rilevanti, per cui si può supporre che la mobilità permanente sia in larga misura coincidente con la mobilità volontaria.

Le informazioni elaborate riguardano i flussi di mobilità realizzati nel 2010 in tutti i comparti di contrattazione.

Per quanto riguarda la prima colonna, la mobilità permanente all’interno dello stesso comparto, il complesso della P.A. fa registrare 33.944 trasferimenti pari all’1% del personale pubblico. Nello specifico, i risultati davvero indicativi sono nei comparti del Servizio sanitario nazionale e delle Regioni e Autonomie locali in quanto sono composti da molte amministrazioni; al contrario, in comparti meno popolati la mobilità è ridottissima (un dato per tutti: il comparto delle Agenzie fiscali è composto da 4 enti: va da sé, dunque, che la mobilità intracomparto è minima). In questi comparti sarebbe probabilmente più interessante analizzare la mobilità interna alle amministrazioni tra le diverse sedi territoriali, ma questa è un’altra analisi, che al momento non è stato possibile effettuare.

Nel Servizio sanitario nazionale il numero dei passaggi ad altra amministrazione dello stesso comparto supera i 26 mila, cifra che rappresenta il 3,8% del personale del comparto sanitario. Questo è il fenomeno più esteso di tutta la pubblica amministrazione, dovuto con tutta probabilità alla intensa attività di riorganizzazione del comparto sanitario negli ultimi anni nonché a disposizioni contrattuali che facilitano la procedura di trasferimento da un ente all’altro. Il dato del comparto delle Regioni e Autonomie locali è inferiore al precedente: 5.801 trasferimenti che esprimono l’1,1% del personale di comparto.

La seconda colonna rileva, sempre nell’ambito della mobilità permanente, gli entrati da altro comparto per un complessivo 0,1% del personale pubblico (1.840 trasferimenti). I numeri e le percentuali sono sicuramente molto bassi e contribuiscono a delineare un quadro generale di scarsa propensione alla mobilità.

La colonna successiva presenta, ancora nel caso della mobilità permanente, la specifica degli usciti confluiti in altro comparto. Anche in questo caso, rispetto al complessivo numero di trasferimenti (pari a 2.273), i valori maggiori si registrano nel comparto delle Regioni e Autonomie (670) ed in quello sanitario (581) e universitario (230). Tuttavia, si tratta di numeri con bassissima incidenza: nei primi due comparti questi numeri rappresentano lo 0,1% dei presenti mentre il comparto Università raggiunge lo 0,2%.

Nelle ultime due colonne della Tabella sono invece riportati i dati relativi alla mobilità temporanea. Nella penultima colonna sono evidenziati i comandi e distacchi in entrata che nel complesso sono 12.153, pari allo 0,4% del personale pubblico. Nell’utilizzo di questo istituto si nota che i comparti più attivi sono i Ministeri, con 4.631 comandi in entrata (pari al 2,6% del personale di comparto), le Regioni e Autonomie con 2.853 e la Presidenza del consiglio dei Ministri con 1.645 mobilità temporanee. Numeri assoluti a parte, gli Enti pubblici non economici raffigurano un comparto che impiega molto la mobilità temporanea, con un 1,2% del personale in entrata attraverso tale strumento.

La mobilità temporanea in uscita nel complesso della PA è stata attivata 17.662 volte per uno 0,5% del personale pubblico. I comparti dai quali si esce in mobilità sono le Regioni (con 5.473 comandi) i Ministeri (3.623 comandi che rappresentano il 2% del personale) e il Servizio sanitario nazionale (2.859).

Tavola 1 - Flussi di mobilità complessiva

Tutti i comparti – Anno 2010

Nella successiva Tavola 2 per il comparto delle Regioni e Autonomie locali la mobilità permanente all’interno dello stesso comparto, in entrata e uscita, è stata ripartita fra le tipologie istituzionali e per area geografica. Quanto alle istituzioni si nota che i numeri sono molto importanti per i Comuni e le Province, sia nel caso di entrati sia per gli usciti; invece per le incidenze i dati più significativi si trovano nelle Comunità montane (11,6% in uscita) e nelle Unione di Comuni (10,4% in entrata), informazioni che trovano conferma delle disposizioni normative riguardanti da un lato i tagli e le riorganizzazioni delle comunità montane e dall’altro le imposizioni per i piccoli comuni di aggregarsi nelle Unioni.

Le specifiche geografiche della mobilità permanente mostrano, invece, che non vi sono grandi differenziazioni dei numeri o dei saldi fra le cinque ripartizioni territoriali. In realtà il Sud e le Isole, come pure il Nord-est, mostrano saldi in entrata positivi, ma con numeri tutt’altro che clamorosi.

Tavola 2 - Mobilità intracomparto – Regioni e Autonomie locali, anno 2010

Flussi per sottocomparto e per territorio

Nella Tavola 3 la mobilità permanente all’interno del comparto Regioni e Autonomie locali è scomposta in base alla categoria contrattuale di appartenenza; il dato più importante, anche se abbastanza prevedibile, è espresso dalla categoria dei segretari comunali e provinciali con una incidenza che raggiunge quasi il 7% dell’area; mentre l’altro dato più rilevante è dato dall’1,8% dei dirigenti che si è avvalso della mobilità intracomparto. Superiore all’1% è l’incidenza per le categorie C e D, mentre le restanti aree riportano dati molto inferiori all’1%.

L’analisi, infine, riporta il differenziale di genere che mostra sostanzialmente un pari valore fra uomini (1,1%) e donne (1,2%), senza diversità alcuna.

Tavola 3 - Mobilità intracomparto – Regioni e Autonomie locali, anno 2010

Flussi per categoria contrattuale e per genere

Nel comparto del Servizio sanitario nazionale le scomposizioni proposte in Tavola 4 sono quelle legate alle aree professionali ed al genere. All’interno del comparto sanitario la mobilità permanente è attivata con incidenze alquanto elevate, se si considera che si passa da un minimo del 1,9% per i direttori generali fino al 6,5% per il personale del ruolo professionale. Dati rilevanti si evidenziano per le categorie dei medici e odontoiatri (con un’incidenza del 4,5%) e i dirigenti sanitari del ruolo amministrativo (incidenza del 4,3%), segno di un buon livello di utilizzo dell’istituto del passaggio di personale tra amministrazioni diverse.

La mobilità al di fuori del comparto sanitario, sia in entrata che in uscita, restituisce invece numeri e percentuali davvero irrisorie, certamente a causa della peculiarità professionale non altrimenti utilizzabile.

Infine, i dati rilevati per i flussi di genere mostrano una mobilità intracomparto maggiore per gli uomini (con un’incidenza pari al 4,3% sul personale) rispetto alle donne (3,6%).

Tavola 4 - Mobilità permanente – Servizio sanitario nazionale, anno 2010

Flussi per categoria contrattuale e per genere

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EDITORIALE
Al via la pubblicazione delle raccolte sistematiche delle norme contrattuali

Dal prossimo 8 ottobre l’Aran darà avvio alla pubblicazione, su questo sito, di una serie di raccolte sistematiche dei contratti collettivi nazionali dei principali comparti di contrattazione ed aree dirigenziali.

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