Direttiva europea per la protezione e la sicurezza del personale del Servizio Sanitario Nazionale

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Seminario Aran, Roma 7 marzo 2013.   

Il progetto europeo

Il giorno 7 marzo u.s. si è tenuto a Roma un seminario internazionale sulla Direttiva europea 2010/32/EU in materia di “Misure di sicurezza e prevenzione nel caso di ferite da taglio o da punta per il personale che opera nel settore della Sanità”. Il seminario è stato organizzato dall’ARAN che, in quanto aderente all’HOSPEEM (associazione datoriale europea nell’ambito del dialogo sociale nel settore ospedaliero), è stata scelta, quale organismo leader del workshop. Il seminario rappresenta una importante iniziativa promossa, a livello europeo, per conoscere lo stato di attuazione della citata Direttiva in ambito sanitario, che rappresenta un traguardo importante per la salute e la sicurezza dei luoghi di lavoro. Il tema è di grande attualità se si pensa che in Europa le lesioni accidentali da ferite da punta o da ago sono circa un milione l’anno. In Italia la stima è di circa 96.000 “esposizioni percutanee” (questa è la denominazione scientifica delle suddette lesioni), di cui il 63% è riconducibile a punture accidentali con ago cavo, il 33% a punture o ferite con dispositivi taglienti o pungenti diversi (come lancette e aghi di sutura), il restante 4% ad altri dispositivi. Esse rappresentano, con un’incidenza del 41%, l’infortunio occupazionale più frequentemente segnalato tra gli operatori sanitari, seguito dai “traumi” che costituiscono il 30% degli incidenti sui luoghi di lavoro. Oltre a ciò, vanno considerate anche le possibili conseguenze connesse al pericolo di contagio di infezioni e di altre patologie gravi. Tale situazione configura l’esistenza di un vero e proprio “rischio professionale”, non solo per i medici e gli infermieri, ma anche per il personale addetto ai servizi assistenziali e di supporto. In tale contesto, va anche valutato l’impatto economico, atteso che il costo medio ad evento è di circa 850 euro, per un totale di 72 milioni di euro.

 

 

Da studi effettuati, a livello europeo, è stato accertato che la formazione, le prassi di lavoro più sicure, nonché l'impiego di dispositivi medici dotati di meccanismi di sicurezza potrebbero prevenire l’80% degli incidenti. Sulla base di tali valutazioni è nata l’idea di avviare, nell’ambito delle iniziative in campo sociale della Unione Europea, un percorso per la definizione di una Direttiva che potesse garantire la massima sicurezza negli ambienti di lavoro nel settore ospedaliero e sanitario, sia mediante la prevenzione delle ferite provocate da tutti i tipi di dispositivi medici taglienti, sia mediante l’adozione di adeguate misure di protezione dei lavoratori a rischio. La particolarità di tale Direttiva sta nel fatto che la stessa è il risultato di un Accordo concluso a seguito di un negoziato tra le parti sociali europee (la citata HOSPEEM, per la parte datoriale ed EPSU, per il sindacato) e rappresenta una delle iniziative di maggior successo nell’ambito del dialogo sociale nel settore ospedaliero. L’Accordo è stato, infatti, recepito dal Consiglio dei ministri europeo, che ne ha condiviso i contenuti, dando agli Stati membri un arco temporale di tre anni (e, precisamente, fino all’11 maggio 2013) per attuare la trasposizione del testo nella legislazione nazionale. Proprio in tale ottica, la Commissione europea e, in particolare, la direzione Affari Sociali, ha finanziato un apposito progetto per la predisposizione di tre seminari internazionali, organizzati in relazione alle diverse aree geografiche e linguistiche. La finalità del progetto è stata, oltre a quella già sopra segnalata, di conoscere lo stato di attuazione negli Stati membri della suddetta Direttiva, anche di favorire lo scambio di idee sulle misure adottate al riguardo o sulle eventuali difficoltà emerse nella fase applicativa. Il primo seminario si è svolto a Dublino lo scorso 31 marzo, per gli Stati del Nord Europa, il secondo è quello di Roma per i Paesi dell’Europa centro-meridionale e il terzo si svolgerà a Vienna per i Paesi dell’area centro-orientale. Al termine di tale ciclo di incontri, è prevista una conferenza finale a Barcellona per valutare complessivamente le risultanze dei lavori al fine della predisposizione di un rapporto conclusivo che sarà poi trasmesso alla Commissione Europea.

 

Il seminario di Roma

Il seminario di Roma si è svolto presso il Centro Alti Studi della Difesa, a Palazzo Salviati che, oltre a rappresentare una sede prestigiosa e di grande rilievo storico-architettonico, dispone anche di sale multimediali dotate di avanzate tecnologie. Al seminario hanno partecipato, oltre alla delegazione italiana, circa 70 persone provenienti dai Paesi dell’Europa meridionale (Francia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro, ecc.) sia in rappresentanza degli organismi di parte datoriale che delle organizzazioni sindacali. Al fine di poter disporre dei dati di ciascun Paese membro, ciascun seminario era stato preceduto da una fase istruttoria per l’acquisizione dei dati relativi a ciascun Paese, tramite l’invio di un questionario predisposto, per tutti gli incontri, da parte degli organizzatori europei. Tale iniziativa ha consentito ai relatori di presentare un report sulla situazione nel proprio Paese, in modo da fornire tutti gli elementi conoscitivi sulle tematiche in esame, con particolare riguardo alle misure di prevenzione e protezione adottate. Gli interventi sono stati tutti molto interessanti e hanno favorito un dibattito vivace e un confronto costruttivo tra parte datoriale e organizzazioni sindacali. Sono stati forniti esempi concreti e best practices proprio nell’ottica di facilitare lo scambio di informazioni e di esperienze.

Per quanto riguarda il nostro Paese, le risposte ai suddetti questionari, inviate ad un elevato campione di Aziende sanitarie e ospedaliere, hanno evidenziato una grande attenzione per le problematiche connesse al rischio da “esposizioni percutanee”, nonché la presenza diffusa di iniziative di prevenzione e protezione per rendere più sicuri gli ambienti lavorativi, attuate anche mediante la definizione di appositi Protocolli interni o linee guida sulla materia. Del resto, la prevenzione contro il rischio di infezioni e contaminazioni per gli operatori sanitari nasce in tempi lontani (circa 25 anni fa) e si colloca nel quadro delle iniziative in materia di prevenzione e sicurezza nei luoghi di lavoro, di cui il nostro ordinamento si è dotato da tempo con una legislazione che può considerasi sicuramente all’avanguardia rispetto a quella di altri Stati europei. Una delle prime iniziative, infatti, è stata avviata già negli anni 1989 e 1990 da parte del ministero della Salute (DM 28 settembre 1990 e linee guida riguardanti misure di sicurezza e profilassi per gli operatori sanitari) in corrispondenza del diffondersi dell’epidemia di HIV nelle strutture sanitarie e assistenziali. Successivamente, un sistema più strutturato di protezione e sicurezza nei luoghi di lavoro (anche se non specificatamente dedicato agli aspetti in esame) è stato definito dal d.lgs. n. 626 del 1994 come modificato, successivamente, dal d.lgs. n. 81 del 2008, che oggi rappresenta il riferimento legislativo fondamentale sulla materia. In tale contesto, molto importante è stata anche l’attività posta in essere dal gruppo SIROH (gruppo di ricerca dello Studio italiano sul rischio occupazionale da HIV-SIROH), istituito nel 1986 e coordinato dall’Istituto nazionale per le malattie infettive (IMNI) dello Spallanzani IRCCS, centro di eccellenza in materia che, con la sua attività, consente, a tutt’oggi, di monitorare costantemente la situazione nelle strutture sanitarie. Su tali aspetti, è stato molto apprezzato, sotto il profilo scientifico e operativo, l’intervento della dott. ssa Gabriella De Carli, ricercatrice del suddetto IMNI, ed esperta, a livello internazionale, della problematica in esame, che ha illustrato una serie di iniziative poste in essere al riguardo.

Per quanto riguarda, invece, l’impatto della Direttiva sull’impianto normativo del nostro Paese, la situazione è stata illustrata, per gli aspetti tecnico-giuridici, dal dott. Giancarlo Marano, in rappresentanza del ministero della Salute. Il dott. Marano ha fatto presente che l’iter procedurale di trasposizione nel nostro ordinamento della Direttiva, già avviato da tempo, è stato completato, per la parte di competenza del ministero della Salute, con la definizione di uno “schema” di provvedimento legislativo. A tale fase di elaborazione hanno partecipato, oltre ai tecnici della direzione Prevenzione del ministero della Salute, anche i rappresentanti del ministero del Lavoro ed altri esperti appartenenti ad enti e associazioni scientifiche. Allo stato, lo schema di decreto è passato al dipartimento delle Politiche Comunitarie, che dovrà curarne l’inserimento nel disegno di legge comunitaria. Il decreto stesso, però, prima dell’approvazione definitiva da parte del Parlamento, dovrà essere sottoposto al parere delle competenti Commissioni di Camera e Senato, nonché a quello della Conferenza Stato-Regioni e, in caso di eventuali proposte di modifica, dovrà acquisire nuovamente il concerto delle Amministrazioni interessate. Il recepimento di tale Direttiva è stato agevolato dal fatto che in Italia, come precisato sopra, già esisteva da tempo un’ampia legislazione riguardante la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro e, proprio in virtù di tale stretto collegamento, la scelta operata è stata quella di riportare i contenuti della Direttiva nello stesso d.lgs. n. 81 del 2008. Infatti, in tale ultimo decreto, dopo il titolo X verrà inserito il Titolo X/bis, recante gli articoli da 286/bis a 286/septies, che introdurranno specifiche misure di tutela circa le situazioni in esame.

 

Gli elementi centrali del sistema sono quelli connessi alla valutazione del rischio per tutte le tutte le possibili situazioni suscettibili di comportare ferite e/o punture oppure determinare contatti con sostanze ematiche o altri potenziali fattori di infezione. Molto importante è l’aspetto diretto ad individuare tutte le necessarie misure di prevenzione che devono essere adottate nel caso in cui la valutazione dei rischi evidenzi il pericolo concreto di ferite da taglio o da punta con possibili infezioni. Sotto il profilo della protezione, sono previste apposite procedure da adottare in caso di incidenti, ivi compresa la corretta notifica degli infortuni (che oggi per il 50% degli eventi non avviene) ed il conseguente monitoraggio degli eventi, con la registrazione e l’analisi delle cause e circostanze che li hanno determinati. Per quanto riguarda in concreto le misure di prevenzione, esse sono dirette, in particolare, all’eliminazione dell’uso non necessario di oggetti taglienti o acuminati, all’utilizzazione di dispositivi medici dotati di meccanismi di protezione e di sicurezza, all’attuazione di procedure di utilizzo e di eliminazione protetta di dispositivi medici taglienti, al divieto della pratica di reincappucciamento degli aghi, all’utilizzo di dispositivi di protezione individuale, alla sensibilizzazione sul ricorso alla vaccinazione. In coerenza con la Direttiva, inoltre, molto spazio viene dato alla previsione di iniziative di informazione e formazione, nell’ottica di sensibilizzare tutti gli operatori sulle tematiche in esame.

In presenza di una realtà come quella italiana, già fortemente sensibilizzata sulla materia, il recepimento della Direttiva ha l’obiettivo di “codificare il rischio”, formalizzando la necessità di adottare comunque idonee misure di protezione e prevenzione, nonché di omogeneizzare le diverse realtà esistenti, riconducendole ad un quadro uniforme di misure appositamente individuate per garantire la massima sicurezza degli ambienti di lavoro.

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