Orientamenti applicativi delle Regioni-Autonomie locali e dei segretari comunali e provinciali

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Una particolare problematica concernente il trattamento economico dei segretari comunali e provinciali.

Qual è, attualmente, la fonte regolativa delle modalità di calcolo della tredicesima mensilità spettante ai segretari comunali e provinciali?

Relativamente a tale problematica, si ritiene utile precisare quanto segue:

a)      nella vigente disciplina contrattuale dei segretari provinciali e comunali, pure in presenza della previsione dell’art. 37 del CCNL del 16.5.2001 che riconosce il diritto di tale categoria di personale a percepire la tredicesima mensilità, nessuna disposizione disciplina espressamente le modalità di maturazione dei ratei della stessa;

b)      in mancanza di una previsione puntuale ed espressa in tal senso, non si ritiene possibile estendere ai segretari provinciali e comunali le nuove e specifiche regole in materia di tredicesima mensilità contenute nei CCNL del personale delle categorie e della dirigenza, incentrate sul calcolo di tale compenso in 365esimi;

c)      stante la disapplicazione, ai sensi dell’art. 69 del d.lgs. n. 165/2001, delle previsioni in materia di tredicesima mensilità contenute nell’art. 7 del d.lgs. C.P.S. 25/10/1946, n. 263 applicabile a tutte le categorie di pubblici dipendenti statali, ed in mancanza di una espressa disciplina contrattuale per i segretari, in via interpretativa, si può ritenere che, attualmente, debba farsi riferimento, quale fonte regolativa, alla prassi applicativa consolidatasi nel tempo sulla base del richiamato art. 7 del d.lgs. C.P.S. n. 263/1946.

Sulla base di tale prassi:

1)      in caso di servizio prestato in modo continuativo dal 1° gennaio dell’anno di riferimento, al segretario la tredicesima va corrisposta per intero;

2)      in caso di servizio prestato per un periodo inferiore all'anno la gratificazione stessa è dovuta in ragione di un dodicesimo per ogni mese di servizio prestato o frazione di mese superiore ai quindici giorni;

3)      la retribuzione sulla quale applicare i ratei si identifica con quella in godimento nell’ultimo mese di servizio.

In sostanza, si tratta della regola dei c.d. quindicesimi che trovava riscontro anche nei contratti collettivi nazionali di lavoro del comparto Ministeri, applicati ai segretari provinciali e comunali prima della riforma del 1997, con il loro “trasferimento” all’Agenzia autonoma per la gestione dell’albo dei segretari comunali e provinciali e il loro inserimento nel comparto regioni ed autonomie locali, sia pure con una propria distinta disciplina contrattuale.

Per completezza informativa si evidenzia che, la “prassi applicativa”, come fonte dei diritti dei lavoratori, è stata ammessa, in applicazione dell’art.2, comma 2, del d.lgs. n. 165/2001, espressamente dal Tribunale dell’Aquila, con sentenza del 23.1.2003, anche nella disciplina del rapporto di lavoro pubblico, in quanto riconducibile a quella nozione di “uso” di cui all’art. 2078 del codice civile.

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EDITORIALE
I problemi lasciati aperti dal blocco della contrattazione nazionale

 

Dai dati presentati negli ultimi rapporti semestrali sulle retribuzioni dei pubblici dipendenti viene la conferma che, in termini macroeconomici, le misure di contenimento varate sono risultate efficaci e che gli aggregati di finanza pubblica hanno potuto beneficiare di una dinamica negativa.

Per quanto concerne le retribuzioni medie pro-capite, l’ultimo rapporto semestrale Aran, riprendendo i dati Istat, aveva indicato nel 2011, per l’intero settore pubblico, una diminuzione della retribuzione media dello 0,8%, rispetto al precedente anno 2010. Gli ultimi dati Istat confermano sostanzialmente il dato 2011 (ora lievemente rivisto al rialzo: -0,7%) ed evidenziano una analoga flessione dei salari pubblici anche per l’anno 2012 (-0,6%).

Ancora più sostenuta è stata la riduzione sulla massa complessiva del costo del lavoro: il 2011 si è chiuso, infatti, con un -1,6% rispetto al 2010; il 2012 evidenzia una riduzione, ancora più marcata, del 2,3%. La massa si riduce in misura maggiore poiché somma l’effetto del calo delle retribuzioni pro-capite con l’ulteriore effetto del calo degli occupati.

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