Trattative con le Confederazioni: lo stato dell’arte

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Accordo quadro sui nuovi comparti di contrattazione e il negoziato sulle relazioni sindacali.

Nonostante l’atto d’indirizzo per lo specifico Accordo quadro di definizione dei nuovi quattro comparti di contrattazione previsti direttamente dal D.Lgs. n. 150/2009 (artt. 40, comma 2, e 41, commi 2 e 3) risalga a quasi due anni fa, le trattative sono state tutt’altro che intense, poiché fortemente condizionate dalla scarsa volontà di tutte le Confederazioni a pervenire alla sottoscrizione dello stesso. Alla base di tale atteggiamento vi è innanzitutto una componente “ideologica” che vede le Confederazioni sindacali, in modo pressoché compatto, decisamente contrarie a parti significative del D.Lgs. n. 150/2009, tra le quali rientra anche quella in cui si prefigura, con decisione unilaterale a monte del legislatore, una drastica riduzione dei comparti e delle aree di contrattazione del lavoro pubblico, comportante, come evidente, una significativa restrizione degli spazi di intervento, in materia, del sindacato. Pur prescindendo dagli aspetti più “politici” di cui si è detto, è bene rammentare che si è radicalizzata una differente posizione tra la generalità delle sigle sindacali e la volontà espressa dalle Regioni che, sulla base delle previsioni legislative, chiedono l’accorpamento del personale regionale con quello del servizio sanitario in un unico comparto di contrattazione. A tale difficoltà di fondo si sono aggiunti anche ulteriori problemi di ordine tecnico (forse superabili qualora ci fosse stata la volontà a farlo) con particolare riferimento al profilo della sommabilità dei voti e delle deleghe comunque facenti capo alle Confederazioni principali che, in base al proprio assetto organizzativo, hanno dato vita a soggetti sindacali differenti ed autonomi nei singoli attuali comparti.

Un altro negoziato, per così dire “difficile”, è quello sulle relazioni sindacali. Il punto è estremamente delicato e vede centrale il ruolo svolto sino ad oggi dal Dipartimento della funzione pubblica, anche dal punto di vista delle circolari interpretative della riforma su tale delicato profilo. La nuova formulazione dell’art. 40 e dell’art. 5, comma 2, del D.Lgs. n. 165/2001 ha fortemente limitato gli spazi delle relazioni sindacali come precedentemente configurati dalla legge e dalla contrattazione collettiva. Con la Riforma sono stati introdotti limiti molto più stringenti alla contrattazione ed anche ai diversi modelli di partecipazione sindacale, a salvaguardia della potestà decisionale delle amministrazioni pubbliche sull’organizzazione degli uffici, limitando il rapporto con le OO.SS. in materia alla mera informazione (in passato, esclusa la contrattazione, non erano vietati modelli relazionali partecipativi più coinvolgenti e vincolanti quali l’incontro e in certi casi anche la concertazione). Nell’accordo del 4 febbraio 2011, stipulato dal solo Governo con le Confederazioni sindacali, pur in costanza di disposizioni legislative così drasticamente riduttive, le parti hanno ritenuto di dover coinvolgere l’Aran per la stipula di uno specifico Accordo quadro per regolare “il sistema di relazioni sindacali previsto dal D.Lgs. n. 165/2001, alla luce della riforma degli assetti contrattuali del 22 gennaio 2009, firmata il 30 aprile 2009 per i comparti del pubblico impiego e del D.Lgs. n. 150/2009”. Il Dipartimento della funzione pubblica ha predisposto il richiesto atto di indirizzo (sul quale è intervenuto il preventivo parere favorevole delle Regioni e delle Autonomie locali) che, comunque, si muove nell’ambito e nel rigoroso rispetto dei vincoli imperativi stabiliti in materia di relazioni sindacali direttamente dalla nuova formulazione del D.Lgs. n. 165/2001, che non si presta, conseguentemente, a consentire alla sede negoziale margini di possibile deroga agli stessi.
La trattativa, quindi, non si presenta semplice ed agevole proprio per la mancanza di un effettivo interesse delle Confederazioni sindacali ad un accordo meramente confermatorio del quadro legislativo vigente, come ipotizzato nel citato atto di indirizzo.
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EDITORIALE
Trattative con le Confederazioni: lo stato dell’arte

 

Accordo quadro sui nuovi comparti di contrattazione e il negoziato sulle relazioni sindacali.

Nonostante l’atto d’indirizzo per lo specifico Accordo quadro di definizione dei nuovi quattro comparti di contrattazione previsti direttamente dal D.Lgs. n. 150/2009 (artt. 40, comma 2, e 41, commi 2 e 3) risalga a quasi due anni fa, le trattative sono state tutt’altro che intense, poiché fortemente condizionate dalla scarsa volontà di tutte le Confederazioni a pervenire alla sottoscrizione dello stesso. Alla base di tale atteggiamento vi è innanzitutto una componente “ideologica” che vede le Confederazioni sindacali, in modo pressoché compatto, decisamente contrarie a parti significative del D.Lgs. n. 150/2009, tra le quali rientra anche quella in cui si prefigura, con decisione unilaterale a monte del legislatore, una drastica riduzione dei comparti e delle aree di contrattazione del lavoro pubblico, comportante, come evidente, una significativa restrizione degli spazi di intervento, in materia, del sindacato. Pur prescindendo dagli aspetti più “politici” di cui si è detto, è bene rammentare che si è radicalizzata una differente posizione tra la generalità delle sigle sindacali e la volontà espressa dalle Regioni che, sulla base delle previsioni legislative, chiedono l’accorpamento del personale regionale con quello del servizio sanitario in un unico comparto di contrattazione. A tale difficoltà di fondo si sono aggiunti anche ulteriori problemi di ordine tecnico (forse superabili qualora ci fosse stata la volontà a farlo) con particolare riferimento al profilo della sommabilità dei voti e delle deleghe comunque facenti capo alle Confederazioni principali che, in base al proprio assetto organizzativo, hanno dato vita a soggetti sindacali differenti ed autonomi nei singoli attuali comparti.

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