Mobilità volontaria e "per ricollocazione"

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Con la delibera in esame (già pubblicata e commentata nel numero di settembre) si interviene in maniera articolata in merito al rapporto che si instaura tra l’istituto della mobilità volontaria, disciplinato dall’art. 30 del d.lgs. n. 165/2001, e l’istituto della mobilità “per ricollocazione”, previsto dall’art. 34-bis del medesimo decreto, norma che va posta in stretta correlazione con la recente disposizione contenuta nell’art. 2, c. 13 del d.l. n. 95/2012 convertito in legge n. 135/2012.

Le considerazioni dei giudici contabili partono da una ricognizione della normativa generale che disciplina l’istituto della mobilità, nell’ambito dell’ordinamento del pubblico impiego, a cominciare dall’art. 6 comma 1 d.lgs. 165/2001 che, enunciando il principio: “le amministrazioni pubbliche curano l’ottimale distribuzione delle risorse umane attraverso la coordinata attuazione dei processi di mobilità e di reclutamento del personale”, qualifica detto istituto quale strumento di distribuzione del personale in relazione alle esigenze delle amministrazioni pubbliche, ancor prima di attivare procedure di reclutamento di personale, nell’intento di comprimere la spesa corrente delle pubbliche amministrazioni, in particolare la spesa del personale.

L’obiettivo da traguardare con l’attivazione delle procedure di mobilità è senza dubbio, a parere dei giudici, oltre all’ottimale distribuzione del personale, in base alle coordinate interpretative fornite con le deliberazioni delle Sezioni riunite della Corte dei conti, anche una neutralità finanziaria della spesa di personale; “al fine di limitare il turn over del personale, nel contempo reiterando le disposizioni atte a regolare al meglio l’ottimale distribuzione del personale già in servizio i cui oneri non determinano incrementi della relativa spesa a livello di comparto”(sezione controllo Veneto delibera n. 63/2013).

Le tipologie di mobilità presenti, allo stato, nell’ordinamento del pubblico impiego sono disciplinate rispettivamente dagli art. 30, 33, 34, e 34, bis del d.lgs. 165/2001 e dalle recenti disposizioni introdotte dal d.l. 95/2012 (art. 2 commi 11,12 e 13) volte a specificare la procedimentalizzazione delle misure di riduzione delle dotazioni organiche, prevedendo (art. 2,comma 11) una articolata modalità di individuazione dei dipendenti che, in applicazione delle misure riduttive, si trovino in situazioni di eccedenza o sovrannumero ed estendono, altresì, l’applicazione di tali modalità applicative anche al personale degli enti locali (art. 16).

Nello specifico, l’art. 30, prevede la cosiddetta mobilità volontaria ovvero il passaggio su base volontaria, mediante cessione del contratto di lavoro, da un’amministrazione ad un’altra che può anche consistere in un interscambio di due dipendenti e che non determina l’immissione di nuove unità di personale nel pubblico impiego, come invece avviene qualora, a seguito dell’espletamento delle procedure concorsuali, venga assunta una nuova unità di personale; la mobilità, in questo caso, si traduce “in un passaggio volontario a domanda del dipendente, che può essere anche preceduto da un’apposita procedura selettiva (art. 30,comma 2 bis), tanto all’interno dello stesso comparto, quanto tra comparti diversi e non riguarda, dunque, dipendenti collocati in situazioni di disponibilità”.

Seguono gli artt. 34 e 34-bis che dispongono in maniera diversa rispetto al predetto articolo 30, in quanto disciplinano la cosiddetta mobilità obbligatoria e indicano la procedura da adottare, da parte delle amministrazioni, in caso di ricollocazione di dipendenti pubblici posti in disponibilità, quando, questi ultimi, non possono essere ricollocati presso la propria amministrazione od altre amministrazioni, a seguito di rilevate eccedenze dalla propria amministrazione, in relazione alle esigenze funzionali o alla situazione finanziaria, in applicazione dell’art. 33 del predetto decreto. Pertanto, la caratteristica che connota questa norma risiede nella totale assenza di volontarietà da parte del dipendente che si appresta a transitare nei ruoli di altra amministrazione e per la rilevata presenza di esigenze di rideterminazione organica dell’amministrazione interessata, che utilizza la mobilità quale uno degli strumenti che lo stesso art. 33 mette a sua disposizione per la risoluzione delle crisi occupazionali da eccedenze e sovrannumero. Tali disposizioni indicano una articolata procedimentalizzazione che l’amministrazione dovrà necessariamente osservare per evitare di porsi in ipotesi di violazione delle procedure di gestione delle crisi di eccedenze o sovrannumero, facilmente rilevabili dal giudice del lavoro (giudice del lavoro Padova ordinanza 2685/2012); detta procedimentalizzazione, come detto, ha trovato una ulteriore specificazione a seguito dell’entrata in vigore della disposizione di cui all’art. 2 del d.l. 95/2012 convertito nella L. 135/2012. Il Collegio, relativamente a tale fattispecie, evidenzia che detta procedura attivata per la ricollocazione del personale in disponibilità, trova una specifica previsione normativa qualora detto personale sia collocato in tale posizione a seguito di provvedimenti di riequilibrio dell’ente locale in dissesto.

Da ultimo, relativamente al rapporto “concorrenza – prevalenza” tra le citate disposizioni, i giudici ritengono che in mancanza di una norma di coordinamento, prevale il ricorso alla mobilità per ricollocazione di cui al predetto comma 13, del d.l. 95/2012, intesa quale norma di sistema che si integra alle procedure previste dal d.lgs. 165/2001, nella soluzione delle eccedenze o sovrannumero di personale e che va esperita prima della mobilità volontaria ex art. 30 del d.lgs. n. 165/2001; infatti, quest’ultima dovrà essere attivata solo successivamente alla mancata presentazione, da parte del personale collocato in disponibilità, della domanda di ricollocazione presso le amministrazioni che presentino vacanze di organico appositamente evidenziate presso il sito web attivato (o da attivarsi) della funzione pubblica.

Le innovazioni introdotte dalle disposizioni contenute nel d.l. 95/2012, in particolare dal comma 13 dell’art. 2, a parere dei giudici contabili, non presenta profili di incompatibilità con il sistema delineato dagli artt. 34 e 34-bis del d.lgs. 165/2001, prevedendo per il personale in disponibilità la possibilità di formulare direttamente alle amministrazioni che dichiarano vacanze in organico la domanda di ricollocazione, con la conseguenza che il mancato accoglimento della domanda determina, quale sanzione per l’ente, il divieto di assunzioni. La disposizione crea dunque una sorta di “stanza di compensazione” tra l’elenco dei posti vacanti presso tutte le amministrazioni pubbliche e quello del personale collocato in posizione di disponibilità azionabile a domanda da parte di questi ultimi soggetti.

Pertanto, il Collegio ritiene che in mancanza di una norma di coordinamento la mobilità per ricollocazione di cui al comma 13 dell’art. 2 del d.l. 95/2012 convertito nella l. 135/2012, intesa quale norma di sistema, che si integra alle procedure previste dal d.lgs. 165/2001, nella soluzione delle crisi da eccedenze o sovrannumero, vada esperita prima della mobilità volontaria ex art. 30 del d.lgs. 165/2001; mentre quest’ultima dovrà essere attivata solo successivamente alla mancata presentazione, da parte del personale collocato in disponibilità, della domanda di ricollocazione presso le amministrazioni che presentino vacanze di organico appositamente evidenziate presso il sito web attivato della funzione pubblica.

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