Le prospettive della contrattazione colletiva nel settore pubblico

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La sospensione della contrattazione collettiva, imposta dalla crisi finanziaria, introduce nel processo di riforma una pausa di riflessione forzata. Vi sono le condizioni per una ripartenza che guardi avanti, con la consapevolezza del percorso già fatto, dei limiti manifestatisi, delle incompiutezze ed inadeguatezze.

Tenendo conto, naturalmente, del nuovo contesto e del nuovo scenario della crisi, che impone nuove e più incisive riforme del sistema pubblico. Le nuove priorità sono: ristrutturazione del sistema pubblico, spending review, semplificazione dei processi, responsabilizzazione delle autonomie territoriali. Insomma, la difficile quadratura del cerchio di una pubblica amministrazione che costi meno e che dia migliori servizi.

Ci si chiede se, in questo nuovo contesto imposto dalla forza degli eventi internazionali, la contrattazione collettiva nel settore pubblico possa continuare a giocare un ruolo. I termini della questione, probabilmente, non sono cambiati. Anche negli anni a venire, la contrattazione dovrà districarsi tra diverse e contrapposte esigenze: essere strumento di gestione del conflitto e acquisizione del consenso, ma sottoposto a precisi vincoli di scopo (produttività, efficienza) e di sistema (compatibilità economiche). Probabilmente, dovrà esserlo ancora più che nel passato, viste le sfide e i cambiamenti che ci attendono. Ma non c’è dubbio che essa abbia bisogno di un rinnovamento profondo, che si proponga di superare le criticità manifestatesi nel passato. Vi sono diversi nodi che occorre affrontare e possibilmente sciogliere.

 

-   Contratti nazionali che regolino meno, ma in modo più incisivo. Il contratto nazionale ha spesso regolato troppo e su aspetti non incisivi, tipicamente attraverso prescrizioni di processo. L’eccesso di “prescrizioni di processo” introduce una sorta di strabismo nella gestione e nei “controlli”. Questi ultimi, infatti, sono indotti dalla stessa costruzione delle regole a interessarsi dei singoli passaggi perdendo di vista l’insieme. Ma è un’impostazione che orienta gli stessi comportamenti dei gestori, i quali – risentendo di questo strabismo – dedicano tutto il loro tempo e le loro energie a garantire l’osservanza delle prescrizioni di dettaglio; il paradosso cui si assiste è quello di contratti “inutilmente prescrittivi”: si dedicano molte energie a definire contratti nazionali complessi, con notevole aggravio per la fase applicativa e gestionale, senza che, però, questo impegno a prescrivere sia ripagato da un recupero di capacità di regolazione.

-   Risorse del secondo livello negoziale correlate alle condizioni di bilancio, ai miglioramenti di efficienza ed ai guadagni di produttività. Il tema della produttività nel settore pubblico non è facile da affrontare: per i noti problemi di misurabilità degli input ed output, nonché di confrontabilità delle misure. Tuttavia è un nodo ineludibile al quale si dovrà ancora lavorare. Il sistema dei fondi per la contrattazione di secondo livello, sul quale è stato imperniato finora il rapporto tra contratto nazionale e contratto integrativo, ha mostrato tutti i suoi limiti. Che sono poi gli stessi della spesa storica e dei tagli lineari. In effetti, si tratta di un sistema che tende a non favorire un collegamento tra risorse del secondo livello negoziale e possibilità di spesa (queste ultime, nella duplice accezione di capacità di pagare grazie a buone condizioni di bilancio e di esigenza di pagare per sostenere migliori servizi ed una più elevata produttività). Interessante, al riguardo, è la prospettiva di legare le risorse del secondo livello all’attuazione di programmi di revisione della spesa, magari in correlazione con la definizione di costi standard. E’ una prospettiva parziale, poiché considera solo il lato dell’efficienza dei processi di spesa, ma di sicuro interesse nel contesto attuale.

-   Controlli più efficaci e meno burocratici. E’ necessario che l’asse dei controlli si sposti sempre di più sulla fase attuativa e successiva. I controlli preventivi rischiano infatti di essere “armi spuntate”, perché finiscono inevitabilmente con il soffermarsi soprattutto sulla conformità alle norme (“compliance normativa”), inducendo un atteggiamento di mera osservanza formale delle regole, tanto più in un contesto in cui abbondano i casi di adesione meramente rituale alle regole. Oltre al fatto, che essi rallentano notevolmente l’iter formale di definizione dei contratti, accentuando il problema dei cronici ritardi della contrattazione.

 

Sostenere l’applicazione “virtuosa” dei contratti. Oltre al tema dei controlli vi è anche quello del sostegno. Vi deve essere il giusto mix tra questi due elementi. Il centro deve controllare, ma anche orientare, guidare, sostenere. Il sostegno non può esplicarsi solo rispetto a questioni (pur importanti) di corretta applicazione delle norme, alle quali sono spesso sottese domande di aiuto orientate al rispetto solo formale delle regole, magari in presenza di pressioni rivendicative che si è già deciso di assecondare. Probabilmente vi è anche una domanda di sostegno più evoluta, alla quale occorre rispondere con strumenti e modalità diverse dalla più classica relazione uno a uno quesito/risposta. In questo ambito, gli interventi devono puntare a “fare rete” tra gli attori locali: reti che condividano conoscenze, ma anche strategie negoziali, percorsi di innovazione. Il web rappresenta, a questo proposito, un formidabile alleato.

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EDITORIALE
Le prospettive della contrattazione colletiva nel settore pubblico

 

La sospensione della contrattazione collettiva, imposta dalla crisi finanziaria, introduce nel processo di riforma una pausa di riflessione forzata. Vi sono le condizioni per una ripartenza che guardi avanti, con la consapevolezza del percorso già fatto, dei limiti manifestatisi, delle incompiutezze ed inadeguatezze.

Tenendo conto, naturalmente, del nuovo contesto e del nuovo scenario della crisi, che impone nuove e più incisive riforme del sistema pubblico. Le nuove priorità sono: ristrutturazione del sistema pubblico, spending review, semplificazione dei processi, responsabilizzazione delle autonomie territoriali. Insomma, la difficile quadratura del cerchio di una pubblica amministrazione che costi meno e che dia migliori servizi.

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