Rapporto semestrale Aran

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Il blocco della contrattazione e le misure di contenimento della dinamica retributiva del pubblico impiego contribuiscono a consolidare i risparmi necessari al superamento della crisi. Il Rapporto compie, inoltre, una sintesi delle 32 misure varate per neutralizzare ogni possibile fattore di incremento delle retribuzioni.

Il consueto appuntamento con il “Rapporto semestrale” coincide questa volta con le più generali e cogenti tematiche che impegnano il Governo ed il Paese sia in materia di lavoro che in materia di contenimento e razionalizzazione della spesa pubblica. Dal Rapporto, infatti, si evince chiaramente che il blocco della contrattazione e le misure di contenimento della dinamica retributiva, si riflettono nei più recenti andamenti delle retribuzioni del pubblico impiego e contribuiscono a consolidare i risparmi necessari al supermanto della crisi.

Gli interventi operati in questo settore sono stati consistenti e hanno interessato sia le dinamiche retributive, sia quelle occupazionali; misure importanti, che interessano principalmente il triennio 2010-2012, adottate nel corso del 2010 e rese più stringenti nel corso del 2011. In proposito, va ricordato che la manovra del luglio 2011 (art. 16, comma 1, D.L. n. 98/2011) ha concesso la facoltà di prorogare, di un ulteriore anno, le misure di contenimento (quindi fino a tutto il 2014), senza necessità di tornare a legiferare, con la sola adozione di un atto amministrativo (decreto del Presidente della Repubblica, previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta dei ministri dell’economia e delle finanze e della pubblica amministrazione). Si tratta di una serie di interventi complessivamente finalizzati a neutralizzare ogni possibile fattore di incremento delle retribuzioni. Il Rapporto ha censito, in particolare, attraverso un quadro di sintesi, l’insieme delle misure varate (complessivamente 32: 16 per le amministrazioni centrali ed altrettante per le autonomie). Tra queste si ricordano: la sospensione della contrattazione nazionale, il blocco dei fondi della contrattazione di secondo livello ai valori del 2010, il blocco delle carriere e delle progressioni stipendiali di ogni tipo (ivi comprese le progressioni economiche, come chiarito dalle circolari emanate), il congelamento degli automatismi stipendiali di cui beneficiano alcune categorie di personale, il divieto di incrementi retributivi superiori al 3,2% per il rinnovo contrattuale 2008-2009.

Oltre all’obiettivo di congelare la crescita delle retribuzioni, questi provvedimenti mirano anche alla riduzione della spesa di personale, soprattutto attraverso la riproposizione e l’estensione, a tutta la pubblica amministrazione, dei limiti alle assunzioni sia di personale a tempo indeterminato che a tempo determinato.

Le misure emanate contengono anche una particolare attenzione alla riduzione delle retribuzioni più elevate, il cui effetto di contenimento sulla spesa complessiva si combina con un non trascurabile effetto sul piano simbolico e comunicativo; infatti, l’applicazione dell’art. 9, comma 2 del D.L. n. 78/2010, ha previsto una decurtazione del 5% sulla quota eccedente le retribuzioni superiori a 90.000 euro lordi annui, e del 10% sulla quota eccedente le retribuzioni superiori a 150.000 euro lordi annui.

Vi sono, infine, misure che agiscono sulle dotazioni organiche e sugli assetti organizzativi, ponendo un vincolo alla crescita delle strutture.

L’ottica di queste misure è, al momento, quella dei tagli lineari e generalizzati, in attesa dell’avvio della cosiddetta spending review, che dovrebbe intervenire sulla spesa in modo più mirato. Si dispongono cioè riduzioni e blocchi in misura fissa e generalizzata, per lo più sulla base del criterio della spesa storica.

Il Rapporto contiene anche la consueta analisi degli andamenti retributivi in un quadro di lungo periodo, aggiornata alle ultime annualità. Le variazioni delle retribuzioni, annue e cumulate, riflettono ampiamente il contesto di blocchi e vincoli che caratterizza la fase attuale del pubblico impiego.

Le retribuzioni contrattuali (comprendenti solo la parte di retribuzione fissa decisa a livello nazionale) evidenziano, per il personale pubblico non dirigente rappresentato per la parte datoriale dall’Aran, un +0,2% nel 2011 rispetto al 2010 (incremento che coincide con la corresponsione della sola indennità di vacanza contrattuale) ed un +1,4% del 2010 rispetto al 2009. Nello stesso periodo l’industria fa segnare +2,5% nel 2011 e +2,7 nel 2010. Per ciò che concerne la dirigenza pubblica contrattualizzata Aran i valori indicano rispettivamente un +1,2% (con una variazione determinata in corso d’anno pari al -0.1%, a partire dal mese di gennaio 2011) e un +2,2% per il 2010 rispetto al 2009.

Un quadro analogo emerge anche attraverso l’analisi delle retribuzioni di fatto (tutta la retribuzione comprese le componenti accessorie definite nella contrattazione di secondo livello), che fanno segnare nel 2010 e nel 2009, per la pubblica amministrazione, sulla base dei dati Istat di contabilità nazionale, rispettivamente +1,7% e +1,6% a fronte di +3,6% e +2,8% dell’industria e di +1% e +2,1% dei servizi vendibili.

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EDITORIALE
Le prospettive della contrattazione colletiva nel settore pubblico

 

La sospensione della contrattazione collettiva, imposta dalla crisi finanziaria, introduce nel processo di riforma una pausa di riflessione forzata. Vi sono le condizioni per una ripartenza che guardi avanti, con la consapevolezza del percorso già fatto, dei limiti manifestatisi, delle incompiutezze ed inadeguatezze.

Tenendo conto, naturalmente, del nuovo contesto e del nuovo scenario della crisi, che impone nuove e più incisive riforme del sistema pubblico. Le nuove priorità sono: ristrutturazione del sistema pubblico, spending review, semplificazione dei processi, responsabilizzazione delle autonomie territoriali. Insomma, la difficile quadratura del cerchio di una pubblica amministrazione che costi meno e che dia migliori servizi.

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