Gli intendimenti del nuovo Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione

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L’audizione del Ministro Filippo Patroni Griffi in Parlamento.

L’audizione del Ministro (qui riportata 1) riveste una particolare importanza perché, dopo la nomina del Governo Monti, da molti era stata rimarcata la mancanza di un Ministro della pubblica amministrazione come un segnale di una mancanza di interesse nei riguardi del settore pubblico.

Viceversa, la nomina di un Ministro specifico, è comunque significativa. L’audizione si è incentrata sull’elencazione di alcuni possibili interventi qualificanti su aree specifiche pur in considerazione di un orizzonte temporale limitato (come sottolineato nella stessa).

In particolare il Ministro ritiene che alcune misure potranno riguardare, tenendo conto dei vari interventi legislativi degli ultimi mesi e ponendosi con essi in un rapporto di continuità: il settore del lavoro pubblico, la riorganizzazione delle strutture e degli apparati, la trasparenza e la performance organizzativa, la riduzione degli oneri burocratici a carico di cittadini e imprese.

Senza dilungarsi sulle singole questioni, che possono essere analizzate leggendo il testo completo, è forse utile approfondire la parte più strettamente di competenza o, comunque, di più diretto interesse dell’Agenzia, ossia il lavoro pubblico e la contrattazione.

Nello specifico il Ministro ha voluto valorizzare le indicazioni da ultimo inserite nel d.l. n. 98/2011 all’art. 16 sulla destinazione di parte delle economie di spesa per la contrattazione integrativa e per la parte premiale prevista dal d.lgs. n. 150/2009, ritenendo che gli stessi lavoratori e le organizzazioni sindacali debbano controllare lo svolgersi delle misure di riduzione della spesa perché esse non sono solo necessarie ma anche utili per i lavoratori.

Il Ministro ha inoltre accennato all’obiettivo di un modello contrattuale che senza sconfinare in un “contratto unico” (questione invece sul tappeto nel settore privato) permetta, comunque, salvaguardando le diverse specificità, di inquadrare in modo unitario il lavoro nelle amministrazioni centrali con quello nelle amministrazioni locali. Una indicazione di sviluppo su cui il Ministro non ha speso ulteriori parole ma che sembra volgere in senso contrario ad una tendenziale differenziazione contrattuale, normativa ed economica tra i settori pubblici registrata, pur con diversi stop and go sino ad alcuni anni fa.

E’ invece comunque significativo il riferimento del Ministro alla contrattazione di secondo livello come “strumento utile per riattivare i meccanismi di incentivazione all’interno delle amministrazioni e rendere concreta la politica meritocratica”.

E’ significativo questo passaggio perché il Ministro, da un lato ricorda il blocco legislativo della contrattazione nazionale ma nello stesso tempo ritiene che la contrattazione di secondo livello debba comunque andare avanti in un modo che si potrebbe ritenere autonomo da quella nazionale.

In che modo si svilupperanno questi accenni che il Ministro Filippo Patroni Griffi ha inteso fare nella sua audizione non è possibile ovviamente sapere ma ne daremo, comunque, conto via via che essi si svilupperanno.

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[1] http://webtv.camera.it/portal/portal/default/Archivio?IdEvento=4718&IdIntervento=2714

http://www.ilpersonale.it/pf/textArt/12545_print

 
EDITORIALE
Trattative con le Confederazioni: lo stato dell’arte

 

Accordo quadro sui nuovi comparti di contrattazione e il negoziato sulle relazioni sindacali.

Nonostante l’atto d’indirizzo per lo specifico Accordo quadro di definizione dei nuovi quattro comparti di contrattazione previsti direttamente dal D.Lgs. n. 150/2009 (artt. 40, comma 2, e 41, commi 2 e 3) risalga a quasi due anni fa, le trattative sono state tutt’altro che intense, poiché fortemente condizionate dalla scarsa volontà di tutte le Confederazioni a pervenire alla sottoscrizione dello stesso. Alla base di tale atteggiamento vi è innanzitutto una componente “ideologica” che vede le Confederazioni sindacali, in modo pressoché compatto, decisamente contrarie a parti significative del D.Lgs. n. 150/2009, tra le quali rientra anche quella in cui si prefigura, con decisione unilaterale a monte del legislatore, una drastica riduzione dei comparti e delle aree di contrattazione del lavoro pubblico, comportante, come evidente, una significativa restrizione degli spazi di intervento, in materia, del sindacato. Pur prescindendo dagli aspetti più “politici” di cui si è detto, è bene rammentare che si è radicalizzata una differente posizione tra la generalità delle sigle sindacali e la volontà espressa dalle Regioni che, sulla base delle previsioni legislative, chiedono l’accorpamento del personale regionale con quello del servizio sanitario in un unico comparto di contrattazione. A tale difficoltà di fondo si sono aggiunti anche ulteriori problemi di ordine tecnico (forse superabili qualora ci fosse stata la volontà a farlo) con particolare riferimento al profilo della sommabilità dei voti e delle deleghe comunque facenti capo alle Confederazioni principali che, in base al proprio assetto organizzativo, hanno dato vita a soggetti sindacali differenti ed autonomi nei singoli attuali comparti.

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